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sabato 18 luglio 2026

Scrivere gomito a gomito anziani e bambini della scuola primaria

Un incontro inaspettato
La possibilità di fare Autobiografia può nascere da occasioni inaspettate: ad esempio da un incontro tra gli anziani di un Centro Ricreativo e gli alunni di una scuola Primaria. La proposta ha preso le mosse in una prospettiva di apertura della scuola al territorio che, negli anni, ha visto il dispiegarsi di molteplici esperienze in comune - anziani e bambini - in cui questi ultimi sono stati presso il Centro Ricreativo per attività sollecitate dai “nonni” e gli anziani sono entrati nella scuola, per imparare dai bambini e svolgere insieme attività che per gli alunni erano consuete e per gli anziani erano una novità. Uno scambio di insegnamenti ed esperienze alla pari, seppure nella differenza di età e di abilità.

La magia del prestito narrativo
Così è stato per la scrittura autobiografica, una pratica consueta per i bambini ma non per gli ospiti del Centro Ricreativo anziani, che si sono buttati a capofitto nella nuova esperienza, seduti, gomito a gomito, con gli alunni che erano andati a trovarli. Come appreso a scuola, infatti, l’invito alla scrittura è stato preceduto da un prestito narrativo - in questo caso un albo illustrato - capace di coinvolgere con l’uso sapiente di immagini e brevi frasi evocative.

Ponti di carta
Preparato il terreno per aiutare la rievocazione dei ricordi, si è manifestata spontanea la collaborazione tra “nonni” e alunni in cui i bambini aiutavano il gesto grafico degli anziani che faticavano a scrivere e gli anziani guidavano i bambini che ancora erano in fase di alfabetizzazione. Un sodalizio che si è ampliato con narrazioni di conoscenza reciproca durante l’attività artistica proposta a completamento della scrittura. Gli elaborati realizzati, biglietti pop up al cui interno sono state riportate le scritture, hanno poi viaggiato tra il Centro Ricreativo e la scuola, creando occasione di lettura e condivisione per gli alunni e i familiari che si avvicinavano incuriositi e aprivano i biglietti, trovandovi narrazioni di tempi lontani o a loro vicini, per comunanza di vissuti.
Astrid Valeck

martedì 11 novembre 2025

Bambini autobiografi: la scrittura di sé come viaggio educativo. Presentazione del libro di Astrid Valeck

 

Cosa accade quando i bambini diventano narratori della propria storia?

Giovedì 20 novembre 2025, alle ore 17.30, l’Istituto Comprensivo n. 8 “Camelia Matatia” di Forlì, presso l’aula magna di viale dell’Appennino 496\C, ospiterà la presentazione del libro “Bambini autobiografi” di Astrid Valeck, un invito a scoprire come la scrittura di sé possa diventare un linguaggio di crescita, ascolto e meraviglia.
A introdurre e dialogare con l’autrice saranno Paola Casara, assessore alle politiche educative, e Maria Teresa Luongo, dirigente scolastica dell’Istituto. Insieme accompagneranno il pubblico in una riflessione viva sull’importanza di dare voce ai bambini e di accogliere, nella scuola, la potenza trasformativa delle loro narrazioni.
Nel suo libro, Astrid Valeck racconta un’esperienza pedagogica che nasce in classe e si apre alla vita. Bambini autobiografi mostra come anche i più piccoli possano scoprire, attraverso la parola scritta e condivisa, la propria unicità e la bellezza del raccontarsi.
Pagina dopo pagina, l’autrice intreccia l’autobiografia con pratiche educative come il debate, l’outdoor education, la philosophy for children e l’arte, tracciando un percorso che restituisce alla scuola il suo volto più umano: quello dell’incontro, della relazione, dell’ascolto reciproco. L’appuntamento sarà un momento di dialogo, emozione e scambio di esperienze, rivolto a insegnanti, genitori e a chiunque desideri riscoprire la forza educativa delle storie personali.
Un’occasione per ritrovare, attraverso la voce dei bambini e degli adulti che li accompagnano, il valore profondo della narrazione come forma di cura e di crescita condivisa.


lunedì 28 luglio 2025

Abitare la narrazione: l’autobiografia come stile educativo

Dedichiamo il nostro post di oggi alla recente pubblicazione della rivista AUTOBIOGRAFIE (ed. Mimesis) che dedica il numero di luglio 2025 alle pratiche autobiografiche nella scuola. 
Tra i tanti contributi c’è “Abitare la narrazione: la trasversalità dell’autobiografia tra teoria e pratiche” di Astrid Valeck che, con le sue parole, ci accompagna in un viaggio intenso dentro l’autobiografia come pratica quotidiana nella scuola dell’infanzia e nella primaria.


Astrid non parla “dall’alto”, ma “da dentro”: da chi vive ogni giorno con i bambini, sperimentando la narrazione come strumento di cura, ascolto e costruzione di identità. Dalle storie che prendono forma tra gli spazi condivisi della scuola dell’infanzia fino ai testi scritti nella primaria, il filo rosso è uno solo: raccontarsi per crescere, riconoscersi, stare bene.
Un articolo che intreccia riferimenti pedagogici, suggestioni letterarie e pratica concreta, mostrando come l’autobiografia possa diventare un vero e proprio sfondo integratore capace di tenere insieme emozioni, conoscenze e relazioni.
Da leggere se si ama la scuola che ascolta, accoglie e crea senso a partire dalle storie.

martedì 10 giugno 2025

"Andare altrove restando qui": quando la lettura si fa autobiografia

Sabato 24 maggio la Biblioteca Comunale “Francesco Torricelli” di Meldola ha ospitato un
laboratorio davvero speciale che ha unito due mondi apparentemente distinti, ma in realtà profondamente legati: la lettura e la scrittura autobiografica.
L'incontro, intitolato "Andare altrove restando qui", ha registrato un'appassionata partecipazione di pubblico, a testimonianza del crescente interesse verso le pratiche di scrittura di sé.
Promosso dalla nostra APS "parolefatteamano", realtà attiva da ben tredici anni nella diffusione della cultura autobiografica in Romagna, e patrocinato dal Comune di Meldola, l'iniziativa si è rivelata un'opportunità preziosa per esplorare il valore intrinseco della scrittura autobiografica e la sua inaspettata relazione con l'esperienza della lettura.

Un viaggio tra pagine e vita vissuta
Il laboratorio, condotto da Ermes Fuzzi, autore del volume "Andare altrove restando qui" (Persiani Editore, 2024), e formatore della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, ha guidato i partecipanti in un percorso affascinante. L'idea centrale è semplice ma potente: quando leggiamo un romanzo, non siamo semplici spettatori. In qualche modo misterioso, le storie che incontriamo si connettono con la nostra vita, risvegliando ricordi, emozioni, riflessioni. Ed è proprio nel momento in cui proviamo a mettere nero su bianco la nostra esperienza di lettori che, quasi inevitabilmente, ci ritroviamo a fare autobiografia.

Il laboratorio ha esplorato a fondo questi "nessi" tra ciò che si legge e ciò che la lettura riflette sulle singole esperienze di vita, utilizzando le metodologie autobiografiche per creare un dialogo generativo tra le diverse "culture individuali" dei partecipanti. Un'esperienza che si è rivelata non solo formativa ma anche profondamente arricchente sul piano personale.


Un libro in omaggio e un invito alla riflessione
Un gesto apprezzato dai partecipanti è stato l'omaggio del libro di Ermes Fuzzi, "Andare altrove restando qui", offerto dal Comune di Meldola, un valore aggiunto che ha permesso a tutti di portare a casa un pezzo di questa significativa esperienza.
I partecipanti erano stati invitati a portare il proprio romanzo preferito, un quaderno e una penna: pochi semplici strumenti per intraprendere un viaggio dentro sé stessi, guidati dalle parole degli altri e dalle proprie. L'iniziativa, già sperimentata con successo in diverse occasioni, dimostra come la cultura autobiografica possa fiorire e trovare terreno fertile in luoghi come le biblioteche, diventando un ponte tra la narrazione altrui e la riscoperta della propria.


domenica 6 agosto 2023

Il lavoro raccontato dalle donne

al link è disponibile una breve documentazione video della serata del 3 agosto 2023
le foto sono di Giuliano Guerra e Silverio Medri

https://youtu.be/g_Jf5LJekEw

Quest'anno le testimonianze raccolte dall'Associazione parolefatteamano di Meldola sono state tutte al femminile. Protagoniste della serata del 3 agosto, in una Arena al solito molto partecipata, sono state Cinzia Graziani, titolare di “Alimentari Greppi”; Ermen Bertaccini, proprietaria di “Ermen moda mare” con sede a Gatteo; e Maria Grazia Conti che ha fatto nascere l’az. “La Casaccia”. Tre meldolesi, tre imprenditrici che con la loro forza e capacità hanno dato vita a imprese commerciali e artigianali, non solo a Meldola. Grazie a queste ulteriori testimonianze si è ampliata la ricerca avviata dall’associazione parolefatteamano undici anni fa. Raccontare di lavoro è stata l’occasione per raccontare anche la vita e di come essa si intrecci con gli eventi storici, sociali, familiari. La parola “lavoro” si è legata così, indissolubilmente, alle singole identità, al senso di appartenenza, all'espressione di sé, alla passione. Storie comuni, ordinarie potremmo definirle, eppure uniche e straordinarie per i valori che esprimono e la forza interiore che le tre narratrici hanno dimostrato.

Il lavoro svolto dal gruppo di Biografi Volontari di parolefatteamano sta nel prendersi cura di queste storie nella consapevolezza che esse diventano patrimonio comune da custodire e restituire pubblicamente trovando in tal modo riconoscimento e valorizzazione. Con l’azione dei Biografi Volontari ogni narrazione orale diventa racconto scritto corredato da foto e documenti che difficilmente potrebbero essere conosciuti da un pubblico più vasto di quello strettamente familiare. 
L’associazione, che da tanti anni è conosciuta per le sue attività, opera per la promozione della cultura autobiografica e biografica e, tra le tante iniziative, organizza laboratori di scrittura, corsi di formazione e ricerche biografiche territoriali. Le memorie raccolte dai Biografi Volontari sono custodite presso la Mnemoteca “Loris Venturi-Corrado Ghetti” nella biblioteca comunale “F. Torricelli” di Meldola. La Mnemoteca è uno spazio aperto a chi desideri lasciare in dono la propria storia di vita alla collettività. 
L'iniziativa del 3 agosto, all'interno della rassegna comunale Arena sotto le stelle, si è svolta col patrocinio del Comune di Meldola e la collaborazione della Biblioteca comunale “Francesco Torricelli”. 
Hanno dato voce alle storie le Biografe Laura Borghesi, Paola Borghesi e Stefania Severi; hanno aperto la serata il Sindaco Roberto Cavallucci e l'assessore alla Cultura Michele Drudi e Ermes Fuzzi, presidente dell’associazione parolefatteamano.

lunedì 19 giugno 2023

UN PRANZO D'AUTRICE PER PAROLEFATTEAMANO

Pranzo d’autrice

Loretta Buda

    Vorrei chiedere ai commensali e alle commensali che ieri hanno condiviso il pranzo sociale organizzato da Parolefatteamano, quanti di loro abbiano ricordato il fastoso convivio de “Il pranzo di Babette”, dove la squisitezza del cibo e la dovizia delle portate scosse, a fine 800, gli animi di contratti puritani. Personalmente, mentre le portate si susseguivano sorprendenti, abbondanti e gustosissime, rivedevo le scene del film. Tornata a casa ancora con il gusto della panna cotta che si assemblava al sapore della frutta ho cercato il libro Pranzi d’autore”, di Oretta Bongarzoni.
    La pubblicazione, una recente riedizione di MINIMUMFAX, non è un prontuario di ricette; i piatti descritti sono stati recuperati dentro i grandi classici della letteratura, una ricerca precisa e appassionata nella cultura letteraria alla scoperta di piatti “che fanno da “contorno” a grandi libri e grandi personaggi.” Dall’introduzione trascrivo una citazione di J. Conrad:
<<La buona cucina è un agente morale. Per buona cucina intendo la coscienziosa preparazione del semplice cibo della vita quotidiana». Esiste, nelle ricette, soprattutto in quelle di una volta, un modo impreciso di fornire le dosi, riassunto nella formula quanto basta. Sale, quanto basta. Olio, quanto basta. Farina, quanto basta; e via discorrendo. (...) Quanto basta è insomma il punto d'incontro e di equilibrio fra l'azzardo e il limite; la capacità di trovarlo è la qualità richiesta a chi cucina, e in esso c'è probabilmente anche il segreto della cucina come linguaggio e come forma di cultura.>>
Tornando al titolo del libro posso affermare che ieri , da Graziella, abbiamo partecipato ad un pranzo “d’autrice”, purtroppo non siamo riusciti a fermarci al “q.b.” (quanto basta); abbiamo trasceso ogni limite apprezzando e gustando ciascuna pietanza a conferma che la buona cucina è un agente morale e che il nostro essere insieme aveva uno scopo unico e inequivocabile: quello di accrescere la felicità di trovarci vicini in una gioiosa e generosa convivialità.
Un assaggio del libro....
“A un capo del tavolo troneggiava un’oca grassa e dorata e dall’altro, sopra un letto di prezzemolo un enorme prosciutto libero di cotenna e debitamente cosparso di pane grattugiato con accanto un bel tocco di manzo arrosto alle spezie.”1

1 Oretta Bangorzoni ,Pranzi d’autore, Minimum Fax

giovedì 4 agosto 2022

IL LAVORO RACCONTATO DALLE PERSONE, il 5° volume dell'associazione parolefatteamano APS


Emanuela Gasperini, Ettore Alessandrini, Roberto Zoli, Ivan Stagnani, Renato Cappelli. Questi i cinque meldolesi le cui storie sono raccontate nel 5° volume “Memorie di lavoro” a cura dell'associazione parolefatteamano APS. Il volume sarà presentato lunedì 8 agosto 2022 alle ore 21.00 presso l'Arena Hesperia a Meldola e sarà donato alla mnemoteca, recentemente intitolata a “Loris Venturi e Corrado Ghetti”, che ha sede presso la locale biblioteca comunale.

“Ogni racconto” spiega Ermes Fuzzi presidente dell'associazione “rievoca passaggi epocali che ognuno ha saputo definire in relazione alla professione svolta e al proprio percorso professionale. Grazie a questa quarta raccolta si amplia una ricerca avviata otto anni fa. Nelle storie narrate dai cinque protagonisti del libro la parola 'lavoro' si lega indissolubilmente alle singole identità, al senso di appartenenza, all'espressione di sé, alla passione, alla ricerca di condizioni di vita migliori. Ogni narrazione orale diventa racconto scritto corredato da foto e documenti che difficilmente potrebbero essere conosciuti da un pubblico più vasto di quello strettamente familiare”. Prosegue Astrid Valeck cofondatrice dell'APS “Il lavoro svolto dal gruppo di Biografi dell'Associazione “parolefattemano” sta proprio nel prendersi cura di queste storie nella consapevolezza che esse diventano patrimonio comune da custodire, restituire pubblicamente trovando in tal modo riconoscimento e valorizzazione”.

L'iniziativa, all'interno della rassegna comunale Arena sotto le stelle, si svolge col patrocinio del Comune di Meldola e la collaborazione della Biblioteca comunale “Francesco Torricelli” e vede la partecipazione delle Biografe Laura Arduini, Francesca Abbiati, Paola Scarpellini, Daniela Gaudenzi e della musicista Anna Di Iorio; sarà presente l'assessore alla Cultura Michele Drudi. Coordina la serata Astrid Valeck.

venerdì 21 gennaio 2022

Educare alla memoria non solo il 27 gennaio. Testimoni secondari e scrittura

Ogni anno il 27 gennaio ci riconduce alla grande ferita che tormenta la nostra memoria collettiva; una memoria che pesa e ci accompagna. Tante sono le iniziative e i percorsi didattici proposti agli alunni e ai cittadini, ma quest'oggi vorrei soffermarmi sulla scelta del Comune di Forlì di intitolare -diversi anni fa- uno dei suoi Istituti Comprensivi1 ad una giovanissima donna uccisa ad Auschwitz: Camelia Matatia. Se ci pensiamo bene è una scelta importante, significa dare profondo valore alla capacità di orientare gli alunni a fare memoria. Negli anni, all'interno dell'Istituto Comprensivo, si è creata una stretta sinergia con Roberto Matatia, nipote di Camelia; è lui ad aver raccolto il testimone e, oltre ad aver scritto due volumi2 dedicati alla storia della sua famiglia, è presenza infaticabile all'interno delle scuole e non solo. Quella della testimonianza è una tessitura che chiede tanta resistenza e resilienza. Nel caso di Roberto Matatia lo è ancor di più perché lui non è un testimone diretto, non ha vissuto in prima persona la deportazione ma, forse, proprio per questo, ha sentito in modo molto forte l'imperativo morale di dare voce a chi non c'è più e nulla avrebbe potuto narrare di sé.
È interessante comprendere come Roberto Matatia sia divenuto testimone a sua volta, lui che degli aventi occorsi a parte della sua famiglia nulla aveva saputo per larga parte della sua vita. Ricorda la Lowenthal3 che anche il silenzio ha una sua memoria, fatta di gesti e di azioni trasmesse attraverso l'educazione. Il silenzio è una ferita che resta aperta, che non trova il modo di essere sanata. Nella trama della vita e della memoria individuale e collettiva è come se vi fosse una lacerazione e i lembi del tessuto non possono essere riuniti e ricuciti, manca proprio un pezzetto di tessuto. L'ordito va intrecciato nuovamente e questo è possibile attraverso le storie. La memoria vissuta diviene così memoria condivisibile.
A volte, la memoria intesa come “appartenenza” arriva come uno schiaffone, improvvisa, inaspettata. È come se ti scegliesse e dicesse che tocca a te. Sollecita corde profonde che non attendevano altro che di poter vibrare. Così si raccoglie il testimone e si prosegue in questa infaticabile azione di rievocazione per aiutare a costruire, in chi è nato dopo, quanto è da conoscere, per poter riflettere e interrogarsi, e individuare pericolose trame nel proprio presente prestando attenzione, affinché non si commettano gli stessi errori.
Per Roberto Matatia tutto è divenuto definitivamente chiaro attraverso delle lettere scritte da Camelia ed arrivate a lui per una via altrettanto singolare. Emerge prepotente il valore della scrittura, capace di travalicare il tempo e rendere presente ciò che non c'è più e chi non c'è più. Scrivere non è solo lasciare traccia, affermare che si è esistiti e si è stati, ma è anche custodire quelle tracce e dare loro nuova linfa. Raccogliere il testimone, allora, è sì testimoniare con le parole in eventi o incontri pubblici, ma è anche scrivere. Dare forma alla Storia attraverso la narrazione di storie comuni, facendo in modo che queste storie possano incontrare altre sensibilità (i lettori) e creare occasioni di riflessioni.
Alcuni anni fa l'associazione Paesaggi Educativi fece una ricerca4 tutt'ora attuale. Un invito a tutti, adulti e bambini, a prestare attenzione a quanto accade intorno a noi nel presente, ma anche a proiettarsi nel futuro, a formarsi per divenire custodi e testimoni a propria volta. Vorrei aggiungere un invito in più. L'attenzione e la cura per la memoria non si esauriscono in una giornata di commemorazione. Educare ed educarsi alla pace, al vivere insieme richiede tempo e impegno quotidiano, passa attraverso le azioni e i gesti di ogni giorno, anche i più piccoli.

Astrid Valeck


1 Istituto Comprensivo n°8 Camelia Matatia di Forlì

2 I vicini scomodi. Storia di un ebreo di provincia, 2014 e Passerà, 2021

3 Lo strappo nell'anima, 2002

4 A cura di R. Taiola, Scuola: ripartire da Auschwitz, 2010

domenica 12 dicembre 2021

Scritture autobiografe di Sergio Giammarchi

Per diversi anni Sergio ha seguito i nostri laboratori di scrittura autobiografica presso La Rete magica di Forlì. Due volte l'anno per la precisione, in primavera e in autunno, continuando a partecipare ben oltre la soglia dei 90 anni. Chi ha partecipato con lui ai laboratori sa quanto i suoi racconti ci abbiano arricchiti tutti. Per lui sono stati l'occasione per raccontarsi anche oltre la sua forte e formativa esperienza di Resistenza, per viaggiare sul sottile filo della memoria e della nostalgia e ritrovare volti, voci, emozioni, profumi che la sua lunghissima vita aveva serbato per lui e per noi. La pagina che abbiamo scelto è dedicata ai sapori della sua infanzia grazie ai quali ricorda suo padre e sua madre. Vuole essere solo un invito; prossimamente ci sarà occasione di conoscerlo ancora più da vicino con un evento a lui dedicato.

Astrid Valeck   Ermes Fuzzi   e tutti gli amici di parolefatteamano e dei laboratori di scrittura autobiografica

                                       SAPORI D'INFANZIA 







martedì 9 novembre 2021

Ed ecco un altro laboratorio di scrittura autobiografica, questa volta a Forlì

Un corso base, per chi non ha mai pensato che la scrittura possa divenire compagna di vita.
Per informazioni e iscrizioni contattare il Centro Donna di Forlì.



giovedì 16 settembre 2021

Le foto dell'incontro "Memorie di vita e di migrazione al femminile" con l'autrice Astrid Valeck e la giornalista Lisa Tormena



Vicende comuni composte di coraggio, viaggi, incontri, scoperte che offrono sorprendenti visuali sulla grande Storia. Un’operazione di reciprocità pedagogica che dona un valore aggiunto all’idea di femminilità.

A questo link

le foto dell'incontro "Memorie di vita e di migrazione al femminile" con l'autrice Astrid Valeck e la giornalista Lisa Tormena

domenica 13 dicembre 2020

GEMELLAGGI TRA MNEMOTECHE IN ITALIA

"La memoria è nostra madre, ma anche nostra figlia"
[L. Romano, Nei mari estremi]

Lo scorso anno, proprio in occasione del 50° dallo sbarco sulla luna, siamo approdati ad Arco di Trento. Per la precisione a Bolognano dove ha sede la Mnemoteca del Basso Sarca.
Per noi un'occasione importante per ritrovare Beatrice Carmellini e Tiziana Calzà e per confrontarci su azioni comuni. Condividiamo, infatti, la creazione di una mnemoteca sui nostri rispettivi territori.
Di quel lungo e produttivo scambio abbiamo realizzato un video che vi lasciamo in visione, nella speranza di stuzzicarvi a venire a trovarci sia qui da noi a Meldola (FC) presso la mnemoteca di parolefatteamano sia a Massone di Arco (TN) dove ha sede la mnemoteca del Basso Sarca, e a dar vita nei vostri luoghi di residenza alla medesima iniziativa.
Astrid Valeck & Ermes Fuzzi

https://youtu.be/HK-Ixpm102Q

martedì 8 dicembre 2020

DEDICATO A LIDIA MENAPACE


“Le guerre cominciano nella mente degli uomini ed è nella mente degli uomini che bisogna costruire la difesa della pace”

preambolo della costituzione dell'UNESCO

https://youtu.be/Py3ZV3JEovg

Questo breve ma significativo filmato, che abbiamo avuto la fortuna di realizzare qualche anno fa, è dedicato a una donna le cui parole in questa, come in innumerevoli altre occasioni, diventano anche la rappresentazione di sé. L'antico motto plautino “nomen est omen” sembra qui più che mai tangibile. La parola pace non solo fa parte del suo nome ma, anche e soprattutto, del suo agire. Perché Lidia ci teneva a dire che oltre ad essere ricordata come partigiana voleva essere ricordata come pacifista. Non serve molto altro ad introdurre la figura di una narratrice che evoca in modo così naturale i momenti salienti di una esistenza fuori dal comune. Bastano, oltre alle sue parole, le espressioni degli ascoltatori incantati a decretarne l'irresistibile fascino.

Buona visione e buon ascolto
Ermes Fuzzi e Astrid Valeck

sabato 22 settembre 2018

NOTIZIE DA ..."IN PUNTA DI PENNA"

L'iniziativa "IN PUNTA DI PENNA" promossa dalla nostra associazione è nata con l'intento di far conoscere sul nostro territorio studiosi che si occupano di tematiche autobiografiche-biografiche e autori autobiografi e\o ricercatori biografi.
La prima volta abbiamo avuto con noi il professor Duccio Demetrio, ieri sera è stata l'occasione per conoscere un giovane autore: Andrea Pari.
Appassionato ascoltatore delle storie di famiglia, negli anni, ha deciso di raccoglierle. Con pazienza certosina si è infilato tra le pieghe della lingua romagnola, ha trascritto quelle storie e le ha tradotte, fino a custodirle dentro un libro: "La tribù dei falash".
Nella splendida cornice dell'Arena Hesperia, storie di mare hanno incontrato storie di terra, mentre Andrea dava nuovamente vita a quelle parole pazientemente deposte sulla carta, rendendo presenti le persone che lui stesso aveva ascoltato. Un viaggio nella memoria abilmente introdotto da Loretta Buda che ha offerto numerosi spunti di riflessione. Raccontare una storia a qualcun altro, infatti, significa fare un'operazione di riconoscimento del proprio essere nel mondo e, nel contempo, arricchire la memoria collettiva.

Le foto sono di Giuliano Guerra

fasi iniziali di preparazione

i saluti dell'Assessora alla Cultura

Loretta Buda
Andrea Pari

















sabato 11 agosto 2018

ANDAR PER STORIE A MELDOLA - presentazione 8 agosto 2018

ANDAR PER STORIE ....a MELDOLA. 

Solo la pioggia, incerta nella discesa, ma determinata a disturbare l’evento ha parzialmente scompaginato l’assetto organizzativo della serata di presentazione del secondo volume “ Andar per storie a Meldola”.
La bizzarria meteorologica  ha costretto i presenti ad abbandonare l’Arena per riunirsi nella sala attigua, un luogo contenuto che ci ha permesso di  cogliere , nei presenti, la piacevolezza di” esser-ci”.  Persone  attente ad ascoltare le storie magistralmente lette da Paola Scarpellini, Sandro Briganti e Loris Venturi, persone sedotte dall’ improvvisazione musicale di  Michele Ingoli, persone curiose  che sembravano pronte a chiedere, come fanno i bambini alla fine di una storia:  "e  poi?". 
A questo proposito desideriamo  rassicurare gli amici  e le amiche che  ci seguono  e ci sostengono che continueremo  le nostre ricerche e proseguiremo  a proporci  con eventi culturali. Nel nostro “andar per storie” abbiamo avuto conferma  che la cultura la fanno tutti, chi lavora sul trattore e chi costruisce chitarre, chi cura  l’orto e chi confeziona abiti. Quindi, con questa promessa, rinnoviamo il nostro grazie per la presenza vivace  e  partecipazione attiva riservando un pensiero dedicato a Carmen Maccherozzi per la disponibilità e professionalità , da sempre, accordate.

 














  


  




sabato 21 luglio 2018

Il DIARIO di GIUSEPPE PIVA


“Se la scrittura sta nella vita dell’Autore, non è meno vero che la vita dell’Autore sta nella scrittura”

Qualche tempo fa siamo tornati ad Arco di Trento, a far visita a Beatrice Carmellini. È a lei e al suo infaticabile impegno che dobbiamo l'idea e la guida nella nascita, a Meldola, della nostra Mnemoteca. Di fronte alle nostre domande non si è mai risparmiata, e negli anni c'è sempre stato un proficuo scambio.
L'ultima volta che ci siamo visti abbiamo portato con noi le nostre ricerche biografiche e i nostri progetti, e lei ha condiviso con noi i recenti percorsi, gli incontri e le pubblicazioni della Mnemoteca del Basso Sarca.
Tra queste il Diario del signor Giuseppe Piva, piccola opera d'arte di parole e immagini.
Dal libro che la Mnemoteca del Basso Sarca ha stampato divulgando così il diario del signor Piva abbiamo estrapolato alcune pagine scritte da Beatrice Carmellini che potete vedere nella foto.

Beatrice Carmellini
Più di vent’anni fa una giovane donna, rovistando nella soffitta di casa, trova un baule e, fra le molte cianfrusaglie, vede un quaderno foderato con quella che una volta si chiamava ‘carta da zucchero’. Lo sfoglia curiosa e ne rimane affascinata: è tutto disegnato! Ogni pagina ha strisce con immagini che racchiudono una scrittura giornaliera, numerata e ordinata.
Lo tiene per sé come un libro dei sogni, sogni di un altrove mitico di colori e immagini stravaganti. Solo molto più tardi riesce a staccarsene per donarlo alla Mnemoteca del Basso Sarca pensando che andrebbe condiviso come prezioso documento di testimonianza storica. Per questo ringraziamo Gabriella Boccagni perché davvero prezioso e unico sotto molti aspetti è il diario del signor Giuseppe Piva nel quale annota giorno per giorno i suoi primi quattro anni di emigrato in Uruguay, dal 12 ottobre 1930 al 31 dicembre 1934.
In questo diario, che rimbalza a noi da oltre oceano dopo oltre ottant’anni, c’è la tessitura di una fitta trama d’inchiostro che annulla distanze temporali e spaziali offrendoci la possibilità di osservare l’evento migrazione in presa diretta, dal caleidoscopico punto di vista del suo protagonista. Si tratta indubbiamente di una visione parziale e soggettiva, sottoposta ai condizionamenti del quotidiano e dello spaesamento, nel vissuto di stagioni al rovescio rispetto a quanto si è lasciato al paese d’origine.
Ma vediamo per prima cosa chi è Giuseppe Piva, l’autore di questa memoria7. Giuseppe nasce nel 1905 a Molina di Ledro, la sua famiglia, con soprannome Pivèc, originaria di Legòs, era numerosa: ben nove figli dei quali due morti in tenera età e uno, Massimo, che troveremo sovente nelle pagine del diario perché già emigrato tre anni prima di Giuseppe. Sappiamo inoltre che la famiglia (esperienza comune dei ledrensi) fu profuga in Boemia nel 1915 come mostra una fotografia nella quale Giuseppe aveva dieci anni. Stranamente nel diario l’autore non cita mai codesta esperienza, mentre invece declina i suoi dati anagrafici fin dalla prima pagina del quaderno: Giuseppe Piva, fu Angelo, e Scavia Margherita, nato il 13 febbraio 1905 in Molina di Ledro - Trentino, di professione sarto. Quando parte ha dunque venticinque anni e fa il sarto. Dalla foto nella quale è ritratto accanto al fratello Massimo possiamo vedere che Giuseppe non ha il fisico del fratello, pur nella fierezza del portamento. Che lui senta di compiere qualcosa di importante ce lo rivela già l’impostazione del diario e le mosse di apertura. Intanto lo immaginiamo mentre acquista il quaderno e non uno qualsiasi. È un quaderno che già dalla stampa della sua copertina racconta qualcosa: “Cuaderno de Escritura”con la grande scritta “Liberadores” e la data dello sbarco dei Trentatré Orientali nella Spiaggia dell’Agraciada, effettuato il 19 aprile del 18258. E questo è un racconto che riguarda il luogo dell’emigrazione, l’Uruguay. L’altro racconto riguarda il “pertinente”, ossia chi scriverà sul quaderno, nel nostro caso Giuseppe Piva (sarto) che vi scriverà “Riccordi del’Esilio” in quel di “Riachuelo P.p. Colonia R.O.U.”.
La pagina seguente si presenta già come un vero e proprio frontespizio con il disegno del piroscafo Campana e l’intento dello scrivente: “L’autore sottopone al giudizio di voi lettori quanto scritto nel presente libro...”. Desidera dunque che “il segno umile” del suo ‘esiglio’9 sia conosciuto. Sembra inoltre che l’intenzione fosse quella di una continuità nell’opera e che potrebbero esserci stati altri quaderni dal momento che dichiara essere questo il primo volume del quale è “iniziata l’edizione la prima domenica che mi trovavo in terra Uruguaia, 12 ottobre 193010”. Da questa prima pagina inizia la straordinaria avventura, non solo sua, ma anche di chi legge e si trova a vivere fra immagini e parole, fra ricordi e quotidianità, fra nostalgia e desiderio di futuro nell’affresco di un cambiamento e nel faticoso percorso di quella che sta diventando una identità bilocalizzata attraverso gli sforzi per trovare la capacità di vivere con dignità nella difficile condizione di emigrato in terra straniera.
Nel diario di quest’uomo, ora disperato, ora beffardo, nella sua scrittura precisa con penna e inchiostro - leggermente inclinata a destra- sia in prosa che in rima, come pure attraverso i magnifici disegni, ci troviamo di fronte a molti piani di lettura. Pur leggendo il diario nella sua scansione giornaliera sul piano puramente narrativo autobiografico, vediamo che poi, come una scatola cinese, ne possiamo trarre informazioni di tipo storico, antropologico, sociale, naturalistico, ambientale. Il tutto dentro una scrittura che, dal punto di vista formale, ha caratteristiche sue peculiari se pensiamo a quella che era l’alfabetizzazione negli anni venti e trenta del secolo scorso. Ci sono infatti citazioni in latino, riferimenti letterari, rime... Naturalmente la parte forse più attraente nell’immediato sono i disegni, la loro pertinenza con la narrazione e la realtà, oltre al fascino dei colori e dell’insieme.
Se la scrittura sta nella vita dell’Autore, non è meno vero che la vita dell’Autore sta nella scrittura. È sintomatico il caso di questo diario spesso assunto come luogo in cui la realtà della vita può essere colta e dove la scrittura trova la propria motivazione, giustificazione e fondamento. Il diario dice proprio della persona reale così come è quando scrive, quando vive la vita quotidiana, quando è ‘vivo e vero’ perché, come dice lui stesso: “Giuseppe Piva scrive la vita11”.

7 Vedi: Testimonianze, notizie, ed immagini del XX secolo delle comunità di Barcesino, Legòs e Molina di Ledro (pagina 305, Tav.82) a cura di Michele Toccoli pubblicato dal Comune di Molina di Ledro nel febbraio 2008.
8 I Trentatré Orientali (Treinta y tres Orientales) è riferito ad un gruppo di uomini comandati da Juan Antonio Lavalleja, che aveva condotto una spedizione dall’Argentina, per liberare il territorio dell’Uruguay nel 1825, precedentemente conquistato dal Brasile sotto il nome di “Provincia Cispalatina”.
9 Giuseppe Piva scriverà quasi sempre esiglio e non esilio, si avverte pertanto che le citazioni saranno trascritte correttamente errori ortografici compresi.
10 Nella prima pagina.
11 (p.55a: 18 giugno 1933. Ci sono due numerazioni di 55, anche la seguente reca lo stesso numero)



ESSERE BAMBINI A TAVOLICCI DOPO LA STRAGE - 22 luglio 2018

Domenica 22 luglio 2018 alle ore 15.00 saremo a Tavolicci. 
Questo ultimo anno lo abbiamo dedicato ad ascoltare le storie di chi qui ci è rimasto, ci è nato, ci è vissuto dopo gli eventi del 22 luglio del 1944.
Una memoria che resta, che pesa e accompagna. Una memoria capace, però, di divenire possibilità. 
A Tavolicci vi sono attualmente poche case che potrei definire semi, perché le persone che vi abitano e che l'hanno scelto come proprio luogo di vita, stanno piantando il futuro. Non è facile vivere a Tavolicci: è un posto di montagna, è lontano dalle comodità e dai servizi. È lontano, però, anche dalla confusione, dalla fretta e dallo smog della pianura. La forte volontà di chi è rimasto e l'amore per questo luogo in cui lo sguardo si può muovere libero verso un orizzonte che trascende le cime sta facendo germinare i "semi" di cui dicevo prima: attività produttive che promuovono il territorio e nuove nascite: da quest'anno a Tavolicci ci sono due bimbi. Non si dimentica la strage e ciò che ha significato per chi è rimasto e per chi è nato dopo quell'evento. Ciò che è stato lascia sempre un segno in chi viene dopo. Una sorta di cicatrice consegnata in eredità attraverso l'educazione, il ricordo di un dolore: per non dimenticare quello che c'era prima di quel dolore e per fare divenire quella cicatrice forza propulsiva per il futuro e le generazioni che verranno. Domenica racconteremo qualcosa della nostra ricerca, parlando di infanzia, di affetti, di sogni, di aspettative, di attese...