domenica 30 agosto 2026

PAROLEFATTEAMANO NELLE SCUOLE SECONDARIE DI 2° GRADO. La nostra formatrice Astrid Valeck ha condotto i laboratori dal titolo "Insieme alla scoperta del genere"

Si riporta di seguito il contributo di Primula Lucarelli coordinatrice del progetto.

"Insieme alla scoperta del genere" è il progetto che la Provincia di Rimini offre alle scuole secondarie di 2° grado per avvicinare i ragazzi alla conoscenza dei pregiudizi e degli stereotipi utilizzati in ogni contesto per "legittimare" la diversità  di opportunità che maschi e femmine incontrano nel loro percorso di vita. Le differenze esistono e sono le benvenute fino a quando non si trasformano in diversità nell'accesso alla formazione, alle professioni, alle opportunità di carriera, alle retribuzioni, alle libertà individuali. Per aiutare ragazzi e ragazze di 15 anni, frequentanti 2 classi del Liceo linguistico e Economico sociale G. Masina, a riconoscere in modo delicato i condizionamenti culturali che orientato il loro cammino, abbiamo fatto ricorso alla scrittura autobiografica, attraverso un laboratorio condotto da Astrid Valeck. Gli incontri, 6 in ciascuna classe, sono stati straordinariamente partecipati: i ragazzi hanno accolto le sollecitazioni, hanno scritto, hanno condiviso i loro pensieri; nel confronto libero dal giudizio, hanno compreso le diverse esperienze. E questo scrivere di sé e condividere, ha regalato loro una più profonda reciproca conoscenza. Sono stati raccolti i frutti desiderati: maggiore consapevolezza del carattere culturale di ciò che definiamo "genere"; una più autentica conoscenza dei compagni, presupposto di un positivo clima di classe; una sollecitazione a continuare a scrivere di sé come strumento di riflessione personale. Il percorso, collocato all'interno del curriculum di educazione civica, è stato progettato insieme all'insegnante di lettere, così da perseguire contestualmente anche i risultati di apprendimento di quella disciplina.      


mercoledì 19 agosto 2026

L'AUTOBIOGRAFIA COME ESERCIZIO DI COMUNITÀ. Dare voce ai vissuti, custodire la memoria e trasformare un'esperienza condivisa in una storia che continua a educare.

C'è una domanda che attraversa ogni esperienza autobiografica, anche quando non ce ne accorgiamo: Che cosa resterà di quello che abbiamo vissuto?
Non è una domanda che riguarda solo gli adulti. Anche i bambini, se messi nelle condizioni di farlo, cercano continuamente modi per lasciare una traccia di sé. In un recente laboratorio realizzato al termine delle lezioni scolastiche all'interno del progetto europeo HE ALPHABETICA, un'esperienza nata come risposta educativa a un atto di vandalismo ha trasformato un muro imbrattato in un murales collettivo. Osservando il percorso da vicino, ci si accorge però che il vero cambiamento non è avvenuto sul muro. È avvenuto nei bambini.

Dare voce ai vissuti

L'autobiografia non comincia quando si scrive la propria storia. Comincia molto prima. Comincia quando qualcuno ci chiede: "Come vorresti che fosse la tua scuola?". Da questa domanda sono nate parole semplici e profondissime: empatia, gioia, amicizia, pace, altruismo... Parole che non sono state imposte dagli adulti, ma riconosciute dai bambini come parte della loro esperienza. Ogni percorso autobiografico nasce così: dall'ascolto di ciò che già abita la persona.

Le parole costruiscono identità

Successivamente altre due parole hanno accompagnato il gruppo: condivisione e collaborazioneNell'autobiografia siamo abituati a pensare alla memoria come a qualcosa di individuale. Eppure ogni storia personale nasce sempre dentro una relazione. Ci raccontiamo perché qualcuno ascolta. Ci riconosciamo perché qualcuno ci restituisce un'immagine di noi. Per questo l'autobiografia è anche un esercizio di comunità. Le parole che scegliamo per descrivere il nostro mondo finiscono lentamente per descrivere anche noi stessi.

La memoria ha bisogno di una forma 

Il murales resterà sulla parete della scuola. Ma accanto a quella memoria pubblica ne è stata costruita una più silenziosa. Ogni bambino ha ricevuto un fascicolo personale che raccoglie fotografie, elaborati, fumetti, appunti e frammenti del percorso. Nell'autobiografia sappiamo bene che conservare non significa accumulare. Significa attribuire valore. Quando raccogliamo le tracce di un'esperienza diciamo, implicitamente: questo è successo davvero, e merita di essere ricordato

Dalla traccia esterna alla traccia interiore 

Il muro racconta una storia collettiva. Il fascicolo custodisce una storia personale. Le due dimensioni non sono in contraddizione. Si completano. Ogni esperienza educativa lascia sempre due tracce: una visibile, che il territorio può osservare, e una invisibile, che continua a vivere dentro chi l'ha attraversata. Forse è proprio questo il contributo più prezioso che l'autobiografia può offrire alla scuola. Ricordarci che ogni laboratorio, ogni disegno, ogni passeggiata nel bosco, ogni parola condivisa acquista significato quando diventa parte della storia di chi l'ha vissuta. Perché educare non significa soltanto insegnare qualcosa. Significa aiutare ciascuno a riconoscere la propria storia, a custodirla e, un giorno, a poterla raccontare.

Il contesto del progetto 

La riflessione nasce da un percorso realizzato nell'ambito del Programma PN/FSE+ – Modulo ESO4.6.A4.A-FSEPNEM-2025-656, svoltosi a partire dall'8 giugno 2026, a conclusione dell'anno scolastico, nella scuola Primaria "R. Follereau" di Forlì. L'attività è stata scientificamente integrata nel progetto europeo HE ALPHABETICA (Funded by the European Union, Grant Agreement n. 101177819), iniziativa internazionale che coinvolge dodici azioni pilota in otto Paesi europei con l'obiettivo di garantire l'accesso all'arte e all'educazione artistica a bambini a rischio di povertà o esclusione sociale attraverso percorsi partecipativi e inclusivi.
Il laboratorio è stato condotto dall'artista Laura Trallalaura Fuzzi e dall'insegnante della scuola Astrid Valeck, formatrice in metodologie autobiografiche, in collaborazione con la prof. Greta Zanoni del Dipartimento di Interpretazione e Traduzione dell'Università di Bologna.

giovedì 6 agosto 2026

La scrittura autobiografica come strumento di crescita personale e didattica nella scuola secondaria di primo grado

L'esperienza* di scrittura autobiografica è stata realizzata in una classe prima della scuola secondaria di primo grado con la finalità di favorire la conoscenza di sé, la costruzione dell'identità personale e il consolidamento delle competenze linguistiche. L'ingresso nella scuola secondaria rappresenta un momento significativo nel percorso evolutivo degli studenti, caratterizzato da cambiamenti cognitivi, emotivi e relazionali. In tale contesto, la narrazione autobiografica assume un importante valore educativo poiché permette agli alunni di riflettere sulla propria storia, attribuire significato alle esperienze vissute e sviluppare una maggiore consapevolezza di sé.

Il percorso è stato introdotto attraverso attività di brainstorming e conversazioni guidate, volte a stimolare il recupero dei ricordi, delle emozioni e delle esperienze più significative. Successivamente, gli studenti hanno elaborato un testo autobiografico nel quale raccontare aspetti della propria vita, della famiglia, degli interessi personali, delle aspettative nei confronti della nuova scuola e dei propri progetti futuri. La fase di scrittura è stata accompagnata da una progettazione del testo mediante mappe concettuali e schemi, per favorire l'organizzazione logica delle idee e la pianificazione della produzione scritta.
Dal punto di vista didattico, l'attività ha consentito di sviluppare competenze relative alla produzione di testi narrativi, all'uso consapevole del lessico, alla coesione e alla coerenza testuale, nonché alla revisione e all'autocorrezione del proprio elaborato. La rilettura individuale e il confronto tra pari hanno favorito processi metacognitivi, stimolando gli alunni a riflettere sulle proprie strategie di scrittura e sul miglioramento dei propri apprendimenti.
Sul piano pedagogico, la scrittura autobiografica si configura come una pratica educativa capace di promuovere l'identità narrativa, concetto sviluppato da Jerome Bruner, secondo il quale l'individuo costruisce la propria identità attraverso il racconto delle esperienze vissute. Allo stesso tempo, come evidenziato da Duccio Demetrio, la scrittura autobiografica rappresenta uno strumento privilegiato di autoformazione, poiché consente di rileggere la propria storia personale, attribuire nuovi significati agli eventi e sviluppare una maggiore consapevolezza del proprio percorso di crescita.
L'attività ha inoltre favorito la creazione di un clima di classe inclusivo e collaborativo. La condivisione volontaria degli elaborati ha promosso l'ascolto attivo, il rispetto reciproco e l'empatia, contribuendo alla costruzione di relazioni positive tra compagni. Ogni studente ha avuto la possibilità di esprimere la propria unicità, sentendosi accolto e valorizzato all'interno del gruppo.
Il percorso risulta coerente con le Indicazioni Nazionali per il curricolo, che attribuiscono alla lingua italiana un ruolo centrale nella costruzione dell'identità personale, nello sviluppo del pensiero riflessivo e nella partecipazione alla vita sociale. Attraverso la scrittura autobiografica gli alunni non solo acquisiscono competenze linguistiche e comunicative, ma sviluppano anche competenze personali, sociali e di cittadinanza, imparando a conoscere sé stessi, a comprendere gli altri e a comunicare in modo autentico e consapevole. 
L'esperienza ha confermato come la scrittura autobiografica rappresenti una metodologia didattica altamente formativa, capace di integrare gli apprendimenti disciplinari con la dimensione educativa della persona. Essa favorisce lo sviluppo delle competenze espressive, della riflessione critica, della metacognizione e dell'educazione emotiva, contribuendo alla formazione integrale dello studente e alla costruzione di una comunità scolastica fondata sul dialogo, sul rispetto e sulla valorizzazione delle differenze.

Enrica Malerba

* Classe 1A Scuola secondaria di primo grado C. Sforza - Ic1 Forlì