lunedì 23 marzo 2026

LA BIBLIOTECA PARLANTE: andare altrove, restando qui


Come vanno altrove i bambini che attraversano la lettura? E perché leggono? Domande solo in apparenza semplici, che aprono invece a una riflessione profonda sul senso educativo del leggere.
Leggere è un atto di attraversamento: si passa da un’interiorità a un’altra. Dall’interiorità di chi scrive a quella di chi legge. In questo passaggio avviene un incontro silenzioso ma potentissimo, uno scambio di sguardi che non si vedono eppure si riconoscono. Il lettore si lascia condurre altrove, dentro mondi possibili, emozioni sconosciute, pensieri che non aveva ancora formulato.
La lettura apre all’incognito, nel senso che ogni volta che si legge un libro non c’è nulla di predeterminato. Lo scrittore prende per mano il lettore e lo guida; quando il lettore individua la strada segnata dallo scrittore, insieme compiono un atto creativo. È dunque possibile viaggiare attraverso le pagine di un libro: non con il corpo, ma con l’immaginazione e con l’esperienza interiore. È un atto di libertà che consente al lettore di “andare altrove”. 


In questo senso, il momento del book talk (cioè del presentare e parlare dei libri letti) assume un valore pedagogico rilevante. Che cosa rappresenta per chi parla di un libro e per chi ascolta? È, ancora una volta, un incontro di interiorità. Il bambino che racconta non si limita a riassumere una trama: restituisce ciò che quel libro ha smosso in lui, ciò che ha riconosciuto, scoperto, trasformato. E chi ascolta, a sua volta, si apre a quella narrazione come a un invito.
È così che si può “andare altrove restando qui”: seduti sulla propria sedia, in una classe, mentre si ascolta un compagno parlare di un romanzo, di un albo illustrato, di un silent book o di un fumetto. In quel momento, la lettura diventa esperienza condivisa, ponte tra vissuti, occasione di risonanza. “Restare qui” implica la responsabilità di dare voce a un’altra voce, quella dello scrittore, farsi attraversare dalle parole e scegliere quelle che si vuole condividere.
Quando questa esperienza esce dall’aula e approda nello spazio pubblico della biblioteca, accade qualcosa di ulteriore. I bambini non sono più soltanto lettori tra pari: diventano veri e propri mediatori culturali. “La biblioteca parlante” si apre alla comunità e si trasforma in un luogo di incontro tra scuola e territorio. La parola dei bambini acquisisce un valore nuovo, più esposto e al tempo stesso più consapevole. 
Non si tratta di un passaggio improvvisato: i bambini hanno costruito questo evento in tutte le sue fasi. Hanno ideato e realizzato il volantino per invitare il pubblico, preparato segnalibri da donare ai partecipanti, scelto con cura le modalità di presentazione. Durante l’incontro hanno gestito autonomamente la parola, passandosela l’uno con l’altro, sostenendosi, ascoltandosi, costruendo insieme il ritmo e il senso della narrazione. In questo processo si sono rivelati non solo lettori competenti, ma anche comunicatori efficaci e membri attivi di una comunità culturale.
C’è qualcosa di profondamente significativo nell’osservare i bambini avvicinarsi ai compagni per chiedere in prestito proprio il libro che hanno presentato: attratti dalla trama, dalle righe lette ad alta voce, dalle motivazioni personali che hanno reso quel testo speciale. Si soffermano sulle illustrazioni, sui colori, sulle rime, sugli argomenti vicini al loro vissuto o sul genere narrativo. In questo gesto semplice si manifesta una dinamica autentica di educazione alla lettura: un desiderio che nasce dall’incontro.
L’esperienza de “La biblioteca parlante”, di cui ho già raccontato nel volume Bambini autobiografi. Approcci didattici innovativi per la scuola dell’infanzia e primaria, si conferma così una pratica didattica capace di avvicinare e appassionare gli alunni ai libri, rendendoli protagonisti attivi del processo. Non solo lettori, ma narratori, mediatori, testimoni di un’esperienza. Una comunità che legge e si racconta, costruendo insieme significati, dentro e fuori la scuola.
In questo spazio condiviso, la lettura si trasforma in possibilità: quella di scoprire l’altro, e forse, un poco di più, anche se stessi.
Astrid Valeck

mercoledì 11 marzo 2026

Atlete e sportive si raccontano in "Storie di Donne dello sport forlivese"

Voglio inserire sul blog dell'APS "parolefatteamano" che presiedo qualche riflessione sul progetto "Storie di Donne" della città di Forlì che coordino da tre anni. Questa volta la ricerca ha avuto come focus lo sport al femminile. La serata di giovedì 5 marzo presso il teatro della Fabbrica delle candele a Forlì ha visto una folta partecipazione di pubblico. Il reading teatrale ha suscitato molteplici emozioni grazie alla regia di Giampiero Pizzol e alle attrici di "Compagnia bella" che hanno saputo valorizzare le parole delle atlete narratrici. Sono arrivati i racconti di donne sportive che hanno incontrato nello sport un linguaggio, uno spazio per imparare a trovare la propria voce, per ascoltare il proprio corpo, un luogo di crescita personale e relazionale, una scuola di valori. L'Assessorato e la Commissione per le Pari Opportunità nelle figure  dell'Assessore Andrea Cintorino e della Presidente Cristina Tassinari sono state le referenti istituzionali che mi hanno sollecitato e aiutato nella realizzazione del progetto. Un grazie anche all'Assessore allo Sport Kevin Bravi per avermi permesso di presentare il progetto alla Consulta dello Sport. Ma quel che più di ogni altro aspetto mi preme sottolineare è la disponibilità a raccontarsi da parte di donne che non conoscevo e che hanno scritto pagine di grande intensità che meritano di trovare una collocazione non soltanto teatrale. L'Associazione parolefatteamano intende impegnarsi per la scrittura e la pubblicazione di un testo che rilanci a un pubblico più vasto le preziose narrazioni raccolte e lette pubblicamente nella serata del 5 marzo. La forza trasformatrice delle donne in tanti ambiti della vita sociale trova forma anche grazie all'attività sportiva. Il progetto ha inteso dare spazio ad atlete professioniste e non rendendo espliciti i valori fondanti di ogni disciplina. La metafora dello sport come riferimento etico a cui ispirarsi anche nella quotidianità emerge con grande evidenza e funge da stimolo anche per le nuove generazioni.

Ermes Fuzzi


Assessore Andrea Cintorino

Presidente della Commissione per le Pari Opportunità Cristina Tassinari

Assessore allo Sport Kevin Bravi

Foto del gruppo atlete 

Foto gruppo atlete

Marco Versari e Lara Mengozzi

Lettrici di Compagnia Bella: da sinistra Maria Mengozzi, Laura Berardi, Laura Aguzzoni

Ermes Fuzzi Presidente "parolefatteamano APS"


giovedì 19 febbraio 2026

Storie di Donne dello sport forlivese

La ricerca biografica sul territorio forlivese giunge alla sua 3^ edizione questa volta ponendo l'attenzione sullo sport femminile. Atlete delle più svariate discipline sportive hanno scritto pagine intense sulle proprie esperienze. L'iniziativa, promossa dalla Commissione per le Pari Opportunità del Comune di Forlì, risulta importante non solo per la capacità di esprimere le singole personalità femminili in mondi che sono stati a lungo di esclusivo appannaggio maschile, ma anche per la trasformazione che le donne atlete sono riuscite ad imprimere nello sport in tutte le sue manifestazioni. La ricerca è rivolta non solo alle atlete forlivesi che hanno dato lustro alla città con i titoli conquistati ma anche a quelle donne che possono testimoniare la propria passione per lo sport senza necessariamente competere a livello agonistico. La ricerca biografica prosegue di anno in anno focalizzando l'attenzione su tematiche sempre diverse che permettono una visione a tutto tondo delle capacità trasformative che le donne riescono ad esprimere nei diversi campi della cultura. La trasposizione in un reading teatrale rivolto alla cittadinanza a cura della compagnia teatrale "Compagnia Bella" è parte del progetto curato e coordinato da Ermes Fuzzi Presidente dell'APS parolefatteamano che promuove nei territori fin dal 2012 lo sviluppo e la divulgazione della Cultura Autobiografica  e Biografica.





 

martedì 11 novembre 2025

Bambini autobiografi: la scrittura di sé come viaggio educativo. Presentazione del libro di Astrid Valeck

 

Cosa accade quando i bambini diventano narratori della propria storia?

Giovedì 20 novembre 2025, alle ore 17.30, l’Istituto Comprensivo n. 8 “Camelia Matatia” di Forlì, presso l’aula magna di viale dell’Appennino 496\C, ospiterà la presentazione del libro “Bambini autobiografi” di Astrid Valeck, un invito a scoprire come la scrittura di sé possa diventare un linguaggio di crescita, ascolto e meraviglia.
A introdurre e dialogare con l’autrice saranno Paola Casara, assessore alle politiche educative, e Maria Teresa Luongo, dirigente scolastica dell’Istituto. Insieme accompagneranno il pubblico in una riflessione viva sull’importanza di dare voce ai bambini e di accogliere, nella scuola, la potenza trasformativa delle loro narrazioni.
Nel suo libro, Astrid Valeck racconta un’esperienza pedagogica che nasce in classe e si apre alla vita. Bambini autobiografi mostra come anche i più piccoli possano scoprire, attraverso la parola scritta e condivisa, la propria unicità e la bellezza del raccontarsi.
Pagina dopo pagina, l’autrice intreccia l’autobiografia con pratiche educative come il debate, l’outdoor education, la philosophy for children e l’arte, tracciando un percorso che restituisce alla scuola il suo volto più umano: quello dell’incontro, della relazione, dell’ascolto reciproco. L’appuntamento sarà un momento di dialogo, emozione e scambio di esperienze, rivolto a insegnanti, genitori e a chiunque desideri riscoprire la forza educativa delle storie personali.
Un’occasione per ritrovare, attraverso la voce dei bambini e degli adulti che li accompagnano, il valore profondo della narrazione come forma di cura e di crescita condivisa.


lunedì 28 luglio 2025

Abitare la narrazione: l’autobiografia come stile educativo

Dedichiamo il nostro post di oggi alla recente pubblicazione della rivista AUTOBIOGRAFIE (ed. Mimesis) che dedica il numero di luglio 2025 alle pratiche autobiografiche nella scuola. 
Tra i tanti contributi c’è Abitare la narrazione: la trasversalità dell’autobiografia tra teoria e pratiche” di Astrid Valeck che, con le sue parole, ci accompagna in un viaggio intenso dentro l’autobiografia come pratica quotidiana nella scuola dell’infanzia e nella primaria.


Astrid non parla “dall’alto”, ma “da dentro”: da chi vive ogni giorno con i bambini, sperimentando la narrazione come strumento di cura, ascolto e costruzione di identità. Dalle storie che prendono forma tra gli spazi condivisi della scuola dell’infanzia fino ai testi scritti nella primaria, il filo rosso è uno solo: raccontarsi per crescere, riconoscersi, stare bene.
Un articolo che intreccia riferimenti pedagogici, suggestioni letterarie e pratica concreta, mostrando come l’autobiografia possa diventare un vero e proprio sfondo integratore capace di tenere insieme emozioni, conoscenze e relazioni.
Da leggere se si ama la scuola che ascolta, accoglie e crea senso a partire dalle storie.

sabato 28 giugno 2025

RISONANZA E AUTOBIOGRAFIA: una possibile “pratica” per la teoria di Hartmut Rosa


(Astrid Valeck)

Il tempo è l’unica cosa che nessuno,

nemmeno una persona riconoscente,
ci può restituire.
Seneca


Sono convinta che riflettere su di sé, recuperare il proprio passato, scrivere la propria storia esistenziale siano un modo per decelerare e entrare in risonanza con quanto ci circonda, recuperando le relazioni che intercorrono tra noi e il mondo, tra noi e gli altri.

La mano che scrive – per quanto il gesto grafico possa essere rapido – chiede un movimento che costringe il pensiero a sostare, in attesa che l’inchiostro prenda forma sulla carta.

In questa sospensione, che apre inevitabilmente alla riflessione, si realizza quello che Mezirow definisce apprendimento trasformativo (2016): un processo che ci permette di rileggere in modo metariflessivo le nostre esperienze e ripensare i presupposti con cui interpretiamo la realtà. Di fatto ci apre a nuove prospettive di senso.
L’autobiografia, secondo questa chiave interpretativa, rappresenta uno strumento privilegiato per attivare cambiamenti profondi nel modo di vedere sé stessi e il mondo.

per proseguire la lettura 

https://drive.google.com/file/d/1gDkZSBeUnmisi6Em_frP2ViiOYYmZWDe/view?usp=sharing


mercoledì 11 giugno 2025

NEL SEGNO DI UNA STORIA. Laboratori artistici-autobiografici

Si è concluso ieri sera il ciclo di incontri curato dall’artista Trallalaura e dalla scrittrice Astrid Valeck dal titolo “Nel segno di una storia” con la collaborazione del Comune di Meldola. Il percorso si è snodato attraverso quattro laboratori, ognuno un viaggio a sé, ma tutti legati dal comune desiderio di dare voce al proprio mondo interiore. Ogni laboratorio è stato un invito a riscoprire la propria voce segreta, quella che abita le case della memoria, quella che emerge dai silenzi e dalle tracce invisibili lasciate dal tempo.
C'è un filo invisibile che lega il respiro del passato al battito del presente, un sentiero sottile dove la memoria fiorisce e l'immaginazione danza. In questo spazio magico hanno trovato espressione i laboratori autobiografici e artistici proposti dalla nostra associazione parolefatteamano APS, veri e propri nidi di accoglienza per chiunque desiderasse esplorare le profondità del racconto di sé. Sono stati percorsi intensi, un'esperienza che ha nutrito l'anima e risvegliato la creatività, lasciando un'eco emozionante in ogni partecipante.
In un mondo che corre, questi laboratori sono stati un'oasi, un tempo prezioso per sé, per riscoprire il ritmo lento dei gesti artigianali. Un invito a nutrire il piacere di scrivere e di creare con le proprie mani, a tessere fili di parole e colori per dare forma a ciò che dimora dentro. L'obiettivo non è stato solo quello dell'espressione personale, ma anche quello della riscoperta della creatività come strumento di conoscenza, un ponte verso sé stessi e il mondo. E così, tra la semplicità di carta, colori e parole, si sono create occasioni di incontro, dialogo e condivisione.

 Ecco i quattro laboratori:

Un quadro blu: la natura che racconta

A volte, per narrare, basta una foglia, un piccolo fiore, una carezza di luce. Nel laboratorio "Un quadro blu", la natura stessa è diventata traccia e memoria. Attraverso l'antica arte della cianotipia, sono state impresse su carta forme delicate. Poi, seguendo il filo sottile delle immagini create, la scrittura autobiografica ha dato voce a ricordi e sussurri interiori, creando un quadro naturale, un gesto di luce e parole da custodire o regalare.

Lettera Mia: ponti di parole e sentimenti

Quante lettere abbiamo scritto a mano? Quante ne abbiamo custodite nel cuore? Durante il laboratorio "Lettera mia", si è tornati al tempo lento della scrittura a mano, creando missive uniche e speciali. Intrecciando parole, disegni, simboli e piccoli segreti, è stato costruito un messaggio personale e autentico. Un rito antico, quello dell'imbustare, lasciando sospesa la possibilità di conservarla come un tesoro personale. Un dono autobiografico fatto di carta, penna e verità delicate.

Diario di viaggio: impronte dell'anima

C'è chi conserva biglietti e fotografie, chi tiene tutto nella memoria. Durante il laboratorio "Diario di viaggio", si è data forma concreta ai propri ricordi, creando un piccolo taccuino tascabile, compagno di viaggi interiori ed esteriori. Piega dopo piega, pagina dopo pagina, è nato uno spazio personale dove raccogliere parole, immagini, tracce e sogni. Un diario pronto a custodire sguardi, frammenti di mondo, e a trasformare ogni esperienza vissuta in una pagina unica, viva di emozioni e segni.


Parole silenziose: il respiro dell'inespresso

Ci sono parole che abitano il silenzio, troppo delicate per la voce, che attendono solo di essere ascoltate. In "Parole Silenziose", si è dato spazio all'attesa, lasciando che immagine e colore guidassero la penna, nel silenzio fertile che permette a ciò che ci abita di germogliare. Tra trame di segni, sfumature e parole appena sussurrate, sono state costruite piccole opere poetiche, lavori visivi e intimi che custodiscono, tra colori e forme, qualcosa di profondamente personale. Perché a volte, le assenze stesse raccontano la storia di presenze, e in una stanza vuota, le impronte di una sedia o la polvere sui vetri possono rievocare rumori e profumi, riportandoci a un tempo passato che credevamo dimenticato.