È giunto l’autunno, l’aria è finalmente più fresca, le giornate si accorciano ed invitano alla riflessione. L’ estate appena trascorsa ci ha dato modo di condividere un'esperienza molto significativa: la partecipazione al seminario “Con le mani nella testa” a cura di Elena Merendelli e Sara Moretti, presso la “Libera Università dell’autobiografia” di Anghiari.
Tre giorni dedicati a noi, al “prendersi cura” di noi stesse attraverso la scrittura autobiografica guidata da sollecitazioni letterarie, ma soprattutto dalla manipolazione dell’argilla.
…”La mano della mente, la manus cogitans, non solo raccoglie, ma neppure lascia a riposo ciò che ha raccolto, anzi lo agita, lo rimuove costantemente.
…Grazie all’azione delle mani del corpo e delle mani dell mente,
.....un materiale inerte( farina, acqua, filo di lana o di lino, ferro rovente, pensieri accesi, idee bollenti, intuizioni luminose) viene modellato ed usato in forme attive.
Di solito, scrive Rosi Braidotti - Si pensa con le proprie mani - .
( Francesca Rigotti, Nuova filosofia delle piccole cose)
Dare voce attraverso la scrittura a ciò che ci abita, saper accogliere il bisogno del momento, e dare forma a questi sentimenti attraverso l’uso delle mani, è stato molto affascinante
Siamo partite con un’idea di base proposta dalla docente: la creazione di una “testa” con l’argilla utilizzando la tecnica del “colombino” .
Il contatto con la materia è stato sorprendente, l’argilla è fresca, umida, plastica e malleabile. Impastare, premere e modellare con le mani rallenta il respiro. Toccare, sfiorare, manipolare, scavare cercando in profondità, lascia fluire il pensiero.
Qualche consiglio tecnico della docente ha facilitato la costruzione delle nostre idee, anche se abbiamo sperimentato che il rapporto con la materia è esclusivo e individuale.
Occorre “ascoltare” l’argilla: se troppo secca si spacca, se troppo molle crolla, attaccare con cura i gli elementi della scultura, lisciare o utilizzare texture decorative, al fine di “dare vita” al sentire emerso dalla scrittura caratterizzando la propria scultura.
Pensavamo di non riuscire a creare nulla, siamo rimaste sorprese dalle nostre capacità di realizzare ciò che ci eravamo prefissate di costruire.
Così come la penna dona forma alle parole e alle nostre storie, l’argilla viene plasmata anche grazie alle parole interiori che emergono all’improvviso, a volte anche inaspettatamente, dette o non dette, che guidano mani pensanti nel modellare figure che narrano.
Ci siamo accorte che la nostra creatura ci parlava e ci raccontava proprio quelle cose che avevamo scritto. Dando forma ad una scultura, abbiamo dato forma alle nostre riflessioni, lasciandoci trasportare dalle emozioni. La scultura era diventata il nostro “bambino da accudire”, con la preoccupazione che qualcosa andasse storto.
Abbiamo condiviso le nostre parole, abbiamo visto “crescere” le nostre “teste” che hanno via via preso forme diverse, più consapevoli, caratterizzanti, metaforicamente specchio delle nostre storie.
Anche nelle nostre mani c’è qualcosa che si tramanda.
Alcune riflessioni scritte durante il percorso:
- “Non sei perfetta, ma esprimi un mio sentimento: l’amore per mia madre che è emerso in questi giorni, un amore ancora vivo che continua a forgiare la mia esistenza attraverso il ricordo dei tuoi aneddoti, della tua gentilezza, della tua spontaneità”
“Ho intravisto possibilità di dare vita ai ricordi, alle emozioni non solo con la parola o la penna, ma con altri materiali che ti sfidano a renderli vivi e simili a te”.
“Il disordine grezzo mi colpisce. La molteplicità dei simboli che ho inserito in un ordine caotico, mi rispecchia profondamente. Amo ogni piccolo segno, ogni imperfezione tecnica. È un spinta alla ricerca di un equilibrio che ancora non c’è, ma che forse non voglio neppure trovare.”
Considerazioni finali
“Non so bene cosa lascio di me, ma sono consapevole di ciò che ho ricevuto.
Umanità, ascolto: un modo di ascoltare nel profondo e ritrovare la complessità umana negli altri e dentro di me.
Ricerca , attenzione:il mio mondo interiore bussa e cerca attenzioni per ritrovare canali che mi diano la possibilità di dare un senso.
Cura: prendersi cura e dedicare tempo a me stessa in un contesto condiviso dove mi sono sentita protetta.
“Senza dubbio lo scambio, la condivisione, l’ascolto ricevuto e dato in questi giorni mi hanno emozionato ed arricchito”.
“Un momento che promuove MATURITÀ:
Mani che esplorano il pensiero
Autobiografia per toccare le corde profonde
Trovare forme inaspettate
Unicità delle forme emerse
Realtà per raccontare storie di vita
Intimità per toccare le corde più delicate
Tenere dentro questa esperienza
Ascolto dell’anima per dare valore alle piccole cose.”
Biancarosa Guarisco, Paola Scarpellini, Stefania Severi










