martedì 4 maggio 2021

A scuola si può.....

 


A scuola si può

 

ricordare con il piacere di scrivere per rileggersi, ascoltare e condividere.

 

  

“E’ la scuola il luogo della "lungimiranza pedagogica" dove si dovrebbero attuare quelle pratiche della memoria che sollecitano autoriflessione, introspezione e una cultura della memoria che si traduce anche in cultura della relazionalità e della storia”. 

Raccogliere le memorie porta in luce il potere dell’ascolto e ascoltare una storia cambia chi ascolta, narrarla cambia chi dice.   Favorire la cultura della memoria, per i docenti,  significa costruire la cultura della relazione  , sostenuti dalla volontà di creare, in ogni relazione scolastica, un vincolo d’amore.




venerdì 30 aprile 2021

1 ^ MAGGIO

 

Manifestare la primavera.

 

Per il secondo anno consecutivo le restrizioni imposte dalla pandemia   non consentono di celebrare il 1° Maggio con le tradizionali manifestazioni di piazza.    Celebrazioni che si sono sempre configurate come incontri festosi; infatti nelle espressioni popolari si parla  della “Festa del 1^ Maggio”.  Ancora una volta l’emergenza coronavirus offusca il senso di questa ricorrenza e ci nega il piacere di festeggiare e ricordare, tutti insieme, che la nostra Repubblica si fonda sul lavoro. La poesia ci viene in soccorso e ci aiuta ad arredare questo spazio con una parola che ci permette di “manifestare la Primavera” e   di "fondare di nuovo la speranza " .


mercoledì 21 aprile 2021

...finalmente il popolo italiano è libero!


 



Desidero festeggiare questo 25 Aprile anche in modo personale mostrando alcuni ricordi della mia famiglia.

Mio zio Bruno è stato prigioniero degli Inglesi a Ceylon dal 1941 fino al rientro in patria solo in aprile del 1946. I miei nonni per anni gli hanno scritto lettere, che sono una bellissima testimonianza di vita familiare, che si intreccia ad avvenimenti del paese e della nazione. Desidero condividere con gli amici quelle che sono state scritte 76 anni fa nei giorni in cui il paese si è liberato dal nazifascismo, riportando le emozioni dei miei nonni espresse con semplicità e calore per rendere il figlio lontano partecipe della vita del paese.

Paola Borghesi 





28 Aprile 1945

Ieri ci sono giunte le seguenti tue  del  22 Aprile  44,  27 Giugno 44, 11 Gennaio 45, 15 Gennaio, 18 Gennaio , 25 Gennaio, 29 Gennaio, 1 Febbraio , 5 Febbraio , comprese le quarantadue  ricevute da poco tempo fanno un buon numero, le ultime tue più recenti ci hanno alquanto sollevato, perché tutta la nostra pena era per te e immaginavamo quanto tu dovevi soffrire per l’incertezza. Ora che grazie a Dio hai potuto ricevere abbastanza presto nostre notizie, sarai tranquillizzato come noi pure.

Le tue lettere ci sono giunte in un giorno che rimarrà storico. la liberazione fulminea di quasi tutta l’Italia settentrionale, la cattura dei responsabili di questo grande flagello, e fra pochi giorni speriamo cessi la guerra e torniate tutti alle vostre case, ai vostri cari che vi attendono ansiosi, per ripagarci di tutto il sofferto.

Abbiamo vissuto in tutto questo tempo solo per aspettare questo gran giorno, ma voglia Iddio che ritorniate per ritrovarvi in un mondo di pace, ma veramente di pace fra tutti gli uomini. noi stiamo bene e ci auguriamo che tu sia sano e presto ci sia dato di stringerti fortemente al nostro cuore tua mamma

Bruno, la grande opera di giustizia è compiuta, finalmente il popolo italiano è libero, ed ora spero proprio di riabbracciarti presto. ti salutano Divo e Giuliano. Ti bacio tuo babbo

Ti abbraccio forte tua zia

Caro Bruno sono molto contento che tu sia finalmente tranquillo sulla nostra sorte

La fine della guerra è ora solo questione di giorni e sarà presto anche il giorno che avranno fine la nostra e la tua sofferenza.

Ti abbraccio forte sul cuore tuo Aldo (mio padre).

 


 

6 Maggio  1945

Finalmente la guerra è finita, non ci sembra vero tanta è la tristezza che ci invade l’animo: la guerra è finita, ma finché non ti sentiremo chiuso entro il nostro abbraccio non ci crederemo; solo la tua presenza e la tua prosperità ci farà in parte dimenticare tutte le sofferenze di questi lunghissimi anni.

La guerra è finita, ma quanti dolori ha lasciato, quante famiglie distrutte. Quanti figli partiti dalle loro case non ritorneranno, altri invece non troveranno più i loro cari!

Ringraziamo Iddio che ci ha preservati e preghiamolo che ci conservi fino al tuo ritorno e oltre. (...)

 

 

 

8 Maggio  1945

Omissis

Ettore ( nota Moscatelli) , come credo di averti detto, poverino era stato portato in Germania. L’ultima volta che ha scritto, cercava l’indirizzo di Alfredo, diceva di pesare quarantanove chili, questo ti basti.

Ora speriamo che lui pure possa ritornare

Qui abbiamo sentito suonare tutte le campane a festa, così ora è proprio vero che la guerra è finita. Alla sera a un’ora di notte tutto l’orizzonte era rosso come nel periodo del fronte, ma queste non erano segnalazioni di guerra, ma segnalazioni di gioia (eseguite dai soldati alleati) e durate per tre sere di seguito (…) 




 

8

 

sabato 10 aprile 2021

LA GRANDE FABBRICA DELLE PAROLE

 

La grande fabbrica delle Parole

  

 

                                                    

In un ascolto distratto seguo mia nipote che ripassa il modo indicativo, del verbo “dire”. La Primavera mi invita ad uscire almeno in giardino, ma devo presidiare la cucina perché tutti i tempi, del modo indicativo, del verbo dire, vengano memorizzati in un tempo tollerabile.   

Assillata dalla raffica di….  “dissi, dicesti , hai detto, diremo …”  mi distraggo sfogliando il libro che la bambina ha abbandonato sul tavolo classificandolo “da piccoli”. E’ un libro che conosco molto bene perché l’ho letto molte volte in biblioteca nei pomeriggi di lettura.

Si intitola ’ “La grande fabbrica delle Parole”; è una favola moderna, che ci chiarisce, in maniera semplice e piacevole, il valore che hanno le parole che “si dicono”. Il messaggio sotteso precisa che una parte del   significato delle parole dipende dal modo in cui vengono pronunciate, dalla corrispondenza fra sentimento, ragione e   gesti che le accompagnano.   

Riporto quanto si legge sulla quarta di copertina.

“C'è un paese dove le persone parlano poco. In questo strano paese, per poter pronunciare le parole bisogna comprarle e inghiottirle. Le parole più importanti, però, costano molto e non tutti possono permettersele.  Il piccolo Philéas è innamorato della dolce Cybelle e vorrebbe dirle "Ti amo", ma non ha abbastanza soldi nel salvadanaio.

 Al contrario Oscar, che è ricchissimo e spavaldo, ha deciso di far sapere alla bambina che un giorno la sposerà.”

 In questo paese    le persone non parlano quasi mai, ogni parola ha un prezzo che varia in base al valore attribuito alle parole stesse, quelle ritenute più importanti o difficili da dire costano di più.

  Chi non ha soldi fruga nell’immondizia; a volte le parole volteggiano nell’aria e allora “i bambini si precipitano fuori con i retini acchiappafarfalle. La sera a cena, sono fieri di poter dire qualcosa ai propri genitori”.

 Il protagonista della storia, Phileas, è innamorato della timida Cybelle ma non è abbastanza ricco per acquistare le parole necessarie per dichiararle il suo amore. I due abitano in vie attigue e quando si incontrano sorridono senza però scambiare parole. Un giorno arriva Oscar, l’antagonista di Philèas, un ragazzo ricco che riesce a comperare tutte le parole      d’amore e a offrirle  a Cybelle.

“Deve aver speso un patrimonio!” pensa Philéas.

Il ragazzino è scoraggiato.   sente di essere in difficoltà, le tre parole che aveva catturato con il suo retino sono troppo semplici e modeste; ma pensando all’amore che prova per Cybelle le pronuncia e loro    svolazzano leggere verso la ragazzina. 

Saranno queste parole, semplici e sentite a regalarci un bel finale, perché, come ogni fiaba che si si rispetti, anche questa storia ha il suo “lieto fine”.


Le autrici si propongono con parole e immagini tenere e delicate. Parole e immagini (queste ultime caratterizzate dai toni del marrone e del rosso) viaggiano sospese tra il sogno e la poesia; non dobbiamo dimenticare che la poesia spesso se ne sta nascosta in semplici parole come quelle pronunciate da Philéas: ciliegia, polvere, seggiola. Come scrive Renè Char “ la poesia è nella strada, nel rigagnolo (…) È il canto della nostra ignoranza.



Concludo, augurando a tutte e tutti, di poter scambiare, nella semplicità di ogni giorno, parole preziose e di poterle, ben presto integrare,   con sorrisi, baci e abbracci. 


                                                                         Loretta Buda


                                                                                                

https://youtu.be/JIBSsHovef8       Ascoltiamo  “La grande fabbrica delle parole” 





                                                                         “La grande fabbrica delle Parole”

Età: dai 4 anni

Pagine: 40

Formato: 21x21cm

 Anno: 2011

Editore: Terre di mezzo

Autore: Agnes de Lestrade

Illustratore: Valeria Docampo

 






















giovedì 1 aprile 2021

Pasqua 2021

 


Con l’augurio che tutti possiamo   ritrovare la luce 

della   bellezza il piacere dell’abbraccio . 



domenica 7 marzo 2021

8 MARZ0 2021

 

Ritratto di donna

 

 

Deve essere a scelta.
Cambiare, purché niente cambi.
È facile, impossibile, difficile, ne vale la pena.
Ha gli occhi, se occorre, ora azzurri, ora grigi,
neri, allegri, senza motivo pieni di lacrime.
Dorme con lui come la prima venuta, l'unica al mondo.
Gli darà quattro figli, nessuno, uno.
Ingenua, ma è un'ottima consigliera.
Debole, ma sosterrà.
Non ha la testa sulle spalle, però l'avrà.
Legge Jaspers e le riviste femminili.
Non sa a che serve questa vite, e costruirà un ponte.
Giovane, come al solito giovane, sempre ancora giovane.
Tiene nelle mani un passero con l'ala spezzata,
soldi suoi per un viaggio lungo e lontano,
una mezzaluna, un impacco e un bicchierino di vodka.
Dove è che corre, non sarà stanca?
Ma no, solo un poco, molto, non importa.
O lo ama, o si è intestardita.
Nel bene, nel male, e per l'amor di Dio.

: WISLAWA SZYMBORSKA, Ritratto di donna 

 

UN anno FA

  

               Un anno fa, lunedì 9 Marzo 2020, è cominciato un tempo connotato da angoscia e timore. 

Un tempo che ci ha zittiti, scossi e messi duramente alla prova.

Un tempo nel quale siamo stati costretti a “solcare il mare all'insaputa del cielo”[1] e a fare    i conti con i condizionamenti, gli eccessi, le illusioni del tempo di prima.



“Ci dovevamo fermare

e non ci riuscivamo.

Andava fatto insieme.

Rallentare la corsa.

Ma non ci riuscivamo.

Non c’era sforzo umano

che ci potesse bloccare.”[
2]

Oggi domenica 7 Marzo 2021 ci stiamo preparando ad un nuovo confinamento; noi, avvizziti e demoralizzati, ci troveremo nuovamente affacciati alle finestre ad ammirare la natura che, al contrario, esubera ed eccede in bellezza.

In questo tempo   lungo che affatica, sfianca abbiamo scelto di   accompagnarci a voi con un libro.  Accompagnare è la parola che dopo un anno sentiamo la necessità di   praticare con   amici e simpatizzanti: una parola che prevede vicinanza e include l’idea di cammino / viaggio. Presentare, in questa sede, il libro:”
M
EMORIE DI VITA E DI MIGRAZIONE AL  FEMMINILE  [3] vuole essere anche un modo di riscrivere l'otto marzo: donne che raccontano, donne che si raccontano. Voci di “donne globali” che nel loro incontrarsi hanno composto, insieme ad Astrid Valeck, una tessitura narrativa condivisa nella quale ognuna ha saputo caratterizzarsi e valorizzarsi. Soffermandoci sulla “Giornata Internazionale della donna”, evidenziamo con piacere che il termine “festa” è stato sostituito da giornata; non si può più parlare di festa da quando il giallo della mimosa, simbolo di questa ricorrenza, viene   offuscato dal rosso delle   SCARPE FEMMINILI ,  troppo spesso indossate e/o allineate a memoria delle donne uccise. Riscriviamo quindi l’otto marzo   con storie di migranti e nuove pratiche di convivenza; di ogni cosa si può fare racconto, come diceva Pierre Janet

“ciò che ha creato l’umanità è la narrazione “ che accogliendo le differenze come motivo di arricchimento reciproco diventa un esercizio concreto di democrazia, un'esortazione all'accoglienza reciproca che esprime l'indice di civiltà di un paese .    


                                                                    l.b.


Nel post precedente  troverete l’articolo scritto da Francesca Abbiati , alla quale esprimiamo riconoscenza e stima.    Ricordiamo che  il  libro è disponibile presso la BOTTEGHINA DEL LIBRO di Forlì.



[1] Solcare il mare all'insaputa del cielo: Lezioni sul cambiamento terapeutico e le logiche non ordinarie

 

[2] Mariangela Gualtieri

 

[3] Astrid Valeck, MEMORIE DI VITA E DI MIGRAZIONE AL FEMMINILE, Casa editrice Persiani, Bologna , 2020