mercoledì 19 agosto 2026

L'AUTOBIOGRAFIA COME ESERCIZIO DI COMUNITÀ. Dare voce ai vissuti, custodire la memoria e trasformare un'esperienza condivisa in una storia che continua a educare.

C'è una domanda che attraversa ogni esperienza autobiografica, anche quando non ce ne accorgiamo: Che cosa resterà di quello che abbiamo vissuto?
Non è una domanda che riguarda solo gli adulti. Anche i bambini, se messi nelle condizioni di farlo, cercano continuamente modi per lasciare una traccia di sé. In un recente laboratorio realizzato al termine delle lezioni scolastiche all'interno del progetto europeo HE ALPHABETICA, un'esperienza nata come risposta educativa a un atto di vandalismo ha trasformato un muro imbrattato in un murales collettivo. Osservando il percorso da vicino, ci si accorge però che il vero cambiamento non è avvenuto sul muro. È avvenuto nei bambini.

Dare voce ai vissuti

L'autobiografia non comincia quando si scrive la propria storia. Comincia molto prima. Comincia quando qualcuno ci chiede: "Come vorresti che fosse la tua scuola?". Da questa domanda sono nate parole semplici e profondissime: empatia, gioia, amicizia, pace, altruismo... Parole che non sono state imposte dagli adulti, ma riconosciute dai bambini come parte della loro esperienza. Ogni percorso autobiografico nasce così: dall'ascolto di ciò che già abita la persona.

Le parole costruiscono identità

Successivamente altre due parole hanno accompagnato il gruppo: condivisione e collaborazioneNell'autobiografia siamo abituati a pensare alla memoria come a qualcosa di individuale. Eppure ogni storia personale nasce sempre dentro una relazione. Ci raccontiamo perché qualcuno ascolta. Ci riconosciamo perché qualcuno ci restituisce un'immagine di noi. Per questo l'autobiografia è anche un esercizio di comunità. Le parole che scegliamo per descrivere il nostro mondo finiscono lentamente per descrivere anche noi stessi.

La memoria ha bisogno di una forma 

Il murales resterà sulla parete della scuola. Ma accanto a quella memoria pubblica ne è stata costruita una più silenziosa. Ogni bambino ha ricevuto un fascicolo personale che raccoglie fotografie, elaborati, fumetti, appunti e frammenti del percorso. Nell'autobiografia sappiamo bene che conservare non significa accumulare. Significa attribuire valore. Quando raccogliamo le tracce di un'esperienza diciamo, implicitamente: questo è successo davvero, e merita di essere ricordato

Dalla traccia esterna alla traccia interiore 

Il muro racconta una storia collettiva. Il fascicolo custodisce una storia personale. Le due dimensioni non sono in contraddizione. Si completano. Ogni esperienza educativa lascia sempre due tracce: una visibile, che il territorio può osservare, e una invisibile, che continua a vivere dentro chi l'ha attraversata. Forse è proprio questo il contributo più prezioso che l'autobiografia può offrire alla scuola. Ricordarci che ogni laboratorio, ogni disegno, ogni passeggiata nel bosco, ogni parola condivisa acquista significato quando diventa parte della storia di chi l'ha vissuta. Perché educare non significa soltanto insegnare qualcosa. Significa aiutare ciascuno a riconoscere la propria storia, a custodirla e, un giorno, a poterla raccontare.

Il contesto del progetto 

La riflessione nasce da un percorso realizzato nell'ambito del Programma PN/FSE+ – Modulo ESO4.6.A4.A-FSEPNEM-2025-656, svoltosi a partire dall'8 giugno 2026, a conclusione dell'anno scolastico, nella scuola Primaria "R. Follereau" di Forlì. L'attività è stata scientificamente integrata nel progetto europeo HE ALPHABETICA (Funded by the European Union, Grant Agreement n. 101177819), iniziativa internazionale che coinvolge dodici azioni pilota in otto Paesi europei con l'obiettivo di garantire l'accesso all'arte e all'educazione artistica a bambini a rischio di povertà o esclusione sociale attraverso percorsi partecipativi e inclusivi.
Il laboratorio è stato condotto dall'artista Laura Trallalaura Fuzzi e dall'insegnante della scuola Astrid Valeck, formatrice in metodologie autobiografiche, in collaborazione con la prof. Greta Zanoni del Dipartimento di Interpretazione e Traduzione dell'Università di Bologna.

giovedì 6 agosto 2026

La scrittura autobiografica come strumento di crescita personale e didattica nella scuola secondaria di primo grado

L'esperienza* di scrittura autobiografica è stata realizzata in una classe prima della scuola secondaria di primo grado con la finalità di favorire la conoscenza di sé, la costruzione dell'identità personale e il consolidamento delle competenze linguistiche. L'ingresso nella scuola secondaria rappresenta un momento significativo nel percorso evolutivo degli studenti, caratterizzato da cambiamenti cognitivi, emotivi e relazionali. In tale contesto, la narrazione autobiografica assume un importante valore educativo poiché permette agli alunni di riflettere sulla propria storia, attribuire significato alle esperienze vissute e sviluppare una maggiore consapevolezza di sé.

Il percorso è stato introdotto attraverso attività di brainstorming e conversazioni guidate, volte a stimolare il recupero dei ricordi, delle emozioni e delle esperienze più significative. Successivamente, gli studenti hanno elaborato un testo autobiografico nel quale raccontare aspetti della propria vita, della famiglia, degli interessi personali, delle aspettative nei confronti della nuova scuola e dei propri progetti futuri. La fase di scrittura è stata accompagnata da una progettazione del testo mediante mappe concettuali e schemi, per favorire l'organizzazione logica delle idee e la pianificazione della produzione scritta.
Dal punto di vista didattico, l'attività ha consentito di sviluppare competenze relative alla produzione di testi narrativi, all'uso consapevole del lessico, alla coesione e alla coerenza testuale, nonché alla revisione e all'autocorrezione del proprio elaborato. La rilettura individuale e il confronto tra pari hanno favorito processi metacognitivi, stimolando gli alunni a riflettere sulle proprie strategie di scrittura e sul miglioramento dei propri apprendimenti.
Sul piano pedagogico, la scrittura autobiografica si configura come una pratica educativa capace di promuovere l'identità narrativa, concetto sviluppato da Jerome Bruner, secondo il quale l'individuo costruisce la propria identità attraverso il racconto delle esperienze vissute. Allo stesso tempo, come evidenziato da Duccio Demetrio, la scrittura autobiografica rappresenta uno strumento privilegiato di autoformazione, poiché consente di rileggere la propria storia personale, attribuire nuovi significati agli eventi e sviluppare una maggiore consapevolezza del proprio percorso di crescita.
L'attività ha inoltre favorito la creazione di un clima di classe inclusivo e collaborativo. La condivisione volontaria degli elaborati ha promosso l'ascolto attivo, il rispetto reciproco e l'empatia, contribuendo alla costruzione di relazioni positive tra compagni. Ogni studente ha avuto la possibilità di esprimere la propria unicità, sentendosi accolto e valorizzato all'interno del gruppo.
Il percorso risulta coerente con le Indicazioni Nazionali per il curricolo, che attribuiscono alla lingua italiana un ruolo centrale nella costruzione dell'identità personale, nello sviluppo del pensiero riflessivo e nella partecipazione alla vita sociale. Attraverso la scrittura autobiografica gli alunni non solo acquisiscono competenze linguistiche e comunicative, ma sviluppano anche competenze personali, sociali e di cittadinanza, imparando a conoscere sé stessi, a comprendere gli altri e a comunicare in modo autentico e consapevole. 
L'esperienza ha confermato come la scrittura autobiografica rappresenti una metodologia didattica altamente formativa, capace di integrare gli apprendimenti disciplinari con la dimensione educativa della persona. Essa favorisce lo sviluppo delle competenze espressive, della riflessione critica, della metacognizione e dell'educazione emotiva, contribuendo alla formazione integrale dello studente e alla costruzione di una comunità scolastica fondata sul dialogo, sul rispetto e sulla valorizzazione delle differenze.

Enrica Malerba

* Classe 1A Scuola secondaria di primo grado C. Sforza - Ic1 Forlì


lunedì 27 luglio 2026

Progetto A.G.E.S. - Anziani e Giovani per l’Educazione e lo Scambio Programma Formativo Laboratorio Narrazione biografica e autobiografica “Dall’individuale al sociale, dalla memoria del passato al qui ed ora”


Tra ottobre 2025 e aprile 2026, in accordo con l’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Tonino Guerra” di Novafeltria rappresentato dal Vice Preside Prof. Michele Bruno, ha preso vita un percorso formativo rivolto agli studenti di una classe IV^ grazie alla collaborazione tra l’APS parolefatteamano di Meldola (FC) nella persona del Presidente e formatore Ermes Fuzzi, e l’ ODV Il Borgo della Pace di Novafeltria (RN) rappresentata dalla Presidente Maria Letizia Valli e da Lidia Gualtiero ex insegnante e formatrice socia fondatrice dell’ODV.

Finalità del progetto è stata quella di fornire agli studenti le conoscenze e le competenze basilari della ricerca sociale seguendo l’approccio della metodologia autobiografica per la raccolta di racconti delle donne anziane dell’Alta Val Marecchia nel tentativo di valorizzare il contributo della presenza femminile nel processo di costruzione del tessuto sociale ed economico locale nel dopoguerra. Un lavoro di formazione per far emergere l’aspetto di genere e la consapevolezza dei vissuti non solo in riferimento al passato, ma anche nella prospettiva di una riflessione sul ruolo della donna nel contesto attuale. La raccolta di racconti autobiografici, oltre a contribuire alla costruzione di un giacimento di memoria locale, serve a sviluppare processi di consapevolezza ed identità sollecitando una trasformazione sociale grazie alla riscoperta delle memorie individuali che vanno ad intrecciarsi con la memoria collettiva. Dopo una prima fase di scritture di sé condotte in classe gli studenti hanno avuto la possibilità di sperimentare in prima persona le particolarità che scaturiscono dalla scrittura autobiografica. Successivamente hanno studiato e sperimentato le fasi del colloquio narrativo in ambito laboratoriale per poi condurre il colloquio con una narratrice precedentemente individuata. Maria Letizia Valli insieme al Vice Preside Michele Bruno e ai formatori Lidia Gualtiero ed Ermes Fuzzi hanno dapprima introdotto alle tematiche della ricerca presso l’aula magna dell’Istituto scolastico raccogliendo osservazioni e domande da parte degli studenti. In seguito i formatori hanno hanno accompagnato la classe per 4 incontri della durata di tre ore ciascuno a cadenza settimanale sia nella prima fase di sperimentazione della scrittura autobiografica sia nell’uso degli strumenti operativi per la conduzione in autonomia di un’intervista narrativa. L’ultima parte del progetto sarà dedicata alla rielaborazione dei materiali raccolti nel tentativo di trasformarli in racconti fruibili da chiunque mantenendo l’autenticità e il linguaggio scelto dalle narratrici. Seguirà un momento di restituzione pubblica che si potrebbe concretizzare nei primi mesi del nuovo anno scolastico e che sarà preceduto da un nuovo post sul nostro blog.

Ermes Fuzzi

sabato 18 luglio 2026

Scrivere gomito a gomito anziani e bambini della scuola primaria

Un incontro inaspettato
La possibilità di fare Autobiografia può nascere da occasioni inaspettate: ad esempio da un incontro tra gli anziani di un Centro Ricreativo e gli alunni di una scuola Primaria. La proposta ha preso le mosse in una prospettiva di apertura della scuola al territorio che, negli anni, ha visto il dispiegarsi di molteplici esperienze in comune - anziani e bambini - in cui questi ultimi sono stati presso il Centro Ricreativo per attività sollecitate dai “nonni” e gli anziani sono entrati nella scuola, per imparare dai bambini e svolgere insieme attività che per gli alunni erano consuete e per gli anziani erano una novità. Uno scambio di insegnamenti ed esperienze alla pari, seppure nella differenza di età e di abilità.

La magia del prestito narrativo
Così è stato per la scrittura autobiografica, una pratica consueta per i bambini ma non per gli ospiti del Centro Ricreativo anziani, che si sono buttati a capofitto nella nuova esperienza, seduti, gomito a gomito, con gli alunni che erano andati a trovarli. Come appreso a scuola, infatti, l’invito alla scrittura è stato preceduto da un prestito narrativo - in questo caso un albo illustrato - capace di coinvolgere con l’uso sapiente di immagini e brevi frasi evocative.

Ponti di carta
Preparato il terreno per aiutare la rievocazione dei ricordi, si è manifestata spontanea la collaborazione tra “nonni” e alunni in cui i bambini aiutavano il gesto grafico degli anziani che faticavano a scrivere e gli anziani guidavano i bambini che ancora erano in fase di alfabetizzazione. Un sodalizio che si è ampliato con narrazioni di conoscenza reciproca durante l’attività artistica proposta a completamento della scrittura. Gli elaborati realizzati, biglietti pop up al cui interno sono state riportate le scritture, hanno poi viaggiato tra il Centro Ricreativo e la scuola, creando occasione di lettura e condivisione per gli alunni e i familiari che si avvicinavano incuriositi e aprivano i biglietti, trovandovi narrazioni di tempi lontani o a loro vicini, per comunanza di vissuti.
Astrid Valeck

giovedì 4 giugno 2026

DARE VOCE ALLA TERRA

Si è sperimentata, tra i sentieri che si snodano lungo il fiume Rabbi a Premilcuore, un'innovativa forma di trekking capace di unire la riflessione poetica, il cammino e la scrittura di sé. Ermes Fuzzi e Astrid Valeck, fondatori di parolelefatteamano APS, hanno guidato il gruppo dei partecipanti lungo un percorso di scrittura outdoor.
Alcune tappe hanno segnato un itinerario non solo naturalistico ma anche interiore. Un mondo di percezioni tradotto in parole, in scrittura.  Durante le soste della camminata il silenzio e la contemplazione dei luoghi hanno creato particolari atmosfere. Chi passava lungo i sentieri osservando il gruppo di scrittori assorti sui propri taccuini, si soffermava perplesso ad osservare e dal chiacchiericcio passava ad un silenzio rispettoso, rallentando i propri ritmi, osservando incuriosito.  Al termine la passeggiata geopoetica si è conclusa presso la sala "Ricci" gentilmente concessa dal Sindaco del Comune di Premilcuore. 




















sabato 2 maggio 2026

NEL SEGNO DI UNA STORIA: un viaggio tra arte e scoperta di sé


I laboratori, dedicati ad adolescenti dai 12 ai 17 anni, coniugano tecniche artistiche manuali e scrittura autobiografica, offrendo ad ogni incontro, un linguaggio espressivo differente. Tra i percorsi previsti: la cianotipia, tecnica fotografica antica che sfrutta la luce del sole per imprimere sagome su carta, integrata dalla narrazione autobiografica per conservare frammenti di memoria e natura; la scrittura epistolare illustrata, per riscoprire la lettera scritta a mano; il diario di viaggio, per costruire uno spazio tascabile di memoria fatto di pieghe, parole e immagini; i giochi con trasparenze, per dare forma a parole silenziose attraverso segni e layers visivi; le mostruose anomalie, per dare voce alle proprie emozioni.

Non serve essere artisti, basta la curiosità. Ogni partecipante è libero di seguire il proprio ritmo in un ambiente accogliente e non giudicante.
Le iscrizioni si chiuderanno il 30 maggio 2026.