sabato 18 luglio 2026
Scrivere gomito a gomito anziani e bambini della scuola primaria
giovedì 31 ottobre 2024
Paesaggi interiori: un viaggio di scrittura e memoria tra genitori e figli
Il tema centrale è stato il “paesaggio”, inteso non solo come ciò che vediamo fuori ma come un elemento che ci avvolge, sia esternamente che internamente. Ogni paesaggio, con le sue sfumature, può diventare una metafora dell’interiorità: il luogo che abitiamo non solo modella il nostro sguardo, ma lascia un’impronta sul nostro mondo interiore. Così, durante la serata, i partecipanti hanno aperto questi “paesaggi interiori” agli altri, creando una connessione autentica, fatta di ascolto, empatia e assenza di giudizio.
Per i bambini, la presenza dei genitori è stata fonte di gioia: il privilegio di vivere un’esperienza scolastica in modo condiviso e intimo. Gli alunni, infatti, praticano con costanza la scrittura autobiografica dall’inizio della scuola primaria, mentre per i loro genitori è stata la prima esperienza.
Il laboratorio ha trasformato il tempo in un fluire senza cronologia, uno spazio dilatato che, in poco più di un’ora, ha dato l’impressione di essere un lungo viaggio fatto insieme.
Un’esperienza che ci ricorda il potere della scrittura autobiografica: portare alla luce ciò che custodiamo dentro e creare legami profondi grazie alla parola condivisa.
Astrid Valeck
venerdì 21 gennaio 2022
Educare alla memoria non solo il 27 gennaio. Testimoni secondari e scrittura
Ogni
anno il 27 gennaio ci riconduce
alla grande ferita che tormenta la nostra memoria collettiva;
una
memoria che pesa e ci accompagna. Tante
sono le iniziative e i percorsi didattici proposti agli alunni e ai
cittadini, ma quest'oggi vorrei soffermarmi sulla scelta del Comune
di Forlì di intitolare -diversi anni fa- uno dei suoi Istituti
Comprensivi1
ad
una giovanissima donna uccisa ad Auschwitz: Camelia Matatia. Se ci
pensiamo bene è una scelta importante, significa dare profondo
valore alla capacità di orientare gli alunni a fare memoria. Negli
anni, all'interno
dell'Istituto Comprensivo,
si è creata una stretta sinergia con Roberto Matatia, nipote di
Camelia; è lui ad aver raccolto il testimone e, oltre ad aver
scritto due volumi2
dedicati alla storia della sua famiglia, è presenza infaticabile
all'interno delle scuole e non solo. Quella
della testimonianza è una tessitura che chiede tanta resistenza e
resilienza. Nel
caso di
Roberto Matatia lo è ancor di più perché lui non è un testimone
diretto, non ha vissuto in prima persona la deportazione ma, forse,
proprio per questo, ha sentito in modo molto forte l'imperativo
morale di dare voce a chi non c'è più e nulla avrebbe potuto
narrare di sé.
È
interessante comprendere
come Roberto Matatia sia
divenuto testimone a
sua volta, lui che degli aventi occorsi a parte della sua famiglia
nulla aveva saputo per larga parte della sua vita. Ricorda
la Lowenthal3
che anche il silenzio ha una sua memoria, fatta di gesti e di azioni
trasmesse attraverso l'educazione. Il
silenzio è una ferita che resta aperta, che non trova il modo di
essere sanata. Nella trama della vita e della memoria individuale e
collettiva è come se vi fosse una lacerazione e i lembi del tessuto
non possono essere riuniti e ricuciti, manca proprio un pezzetto di
tessuto. L'ordito va intrecciato nuovamente e questo è possibile
attraverso le storie. La
memoria vissuta diviene così memoria condivisibile.
A
volte, la memoria intesa come “appartenenza” arriva come uno
schiaffone, improvvisa, inaspettata. È come se ti scegliesse e
dicesse che tocca a te. Sollecita corde profonde che non attendevano
altro che di poter vibrare. Così si raccoglie il testimone e si
prosegue in questa infaticabile azione di rievocazione per aiutare a
costruire, in chi è nato dopo, quanto è da conoscere, per poter
riflettere e interrogarsi, e individuare pericolose trame nel proprio
presente prestando attenzione, affinché non si commettano gli stessi
errori.
Per
Roberto Matatia tutto è divenuto definitivamente chiaro attraverso
delle lettere scritte da Camelia ed arrivate a lui per una via
altrettanto singolare. Emerge prepotente il valore della scrittura,
capace di travalicare il tempo e rendere presente ciò che non c'è
più e chi non c'è più. Scrivere non è solo lasciare traccia,
affermare che si è esistiti e si è stati, ma è anche custodire
quelle tracce e dare loro nuova linfa. Raccogliere il testimone,
allora, è sì testimoniare con le parole in eventi o incontri
pubblici, ma è anche scrivere. Dare forma alla Storia attraverso la
narrazione di storie comuni, facendo in modo che queste storie
possano incontrare altre sensibilità (i lettori) e creare occasioni
di riflessioni.
Alcuni
anni
fa l'associazione
Paesaggi
Educativi
fece una ricerca4
tutt'ora attuale. Un
invito a tutti, adulti e bambini, a prestare attenzione a quanto
accade intorno a noi nel presente, ma anche
a
proiettarsi nel futuro, a
formarsi per divenire custodi e testimoni a propria volta. Vorrei
aggiungere un invito in più. L'attenzione e la cura per la memoria
non si esauriscono
in
una giornata di commemorazione.
Educare ed educarsi alla pace, al vivere insieme richiede tempo e
impegno quotidiano, passa attraverso le azioni e i gesti di ogni
giorno, anche i più piccoli.
1 Istituto Comprensivo n°8 Camelia Matatia di Forlì
2 I vicini scomodi. Storia di un ebreo di provincia, 2014 e Passerà, 2021
3 Lo strappo nell'anima, 2002
4 A cura di R. Taiola, Scuola: ripartire da Auschwitz, 2010

