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sabato 18 luglio 2026

Scrivere gomito a gomito anziani e bambini della scuola primaria

Un incontro inaspettato
La possibilità di fare Autobiografia può nascere da occasioni inaspettate: ad esempio da un incontro tra gli anziani di un Centro Ricreativo e gli alunni di una scuola Primaria. La proposta ha preso le mosse in una prospettiva di apertura della scuola al territorio che, negli anni, ha visto il dispiegarsi di molteplici esperienze in comune - anziani e bambini - in cui questi ultimi sono stati presso il Centro Ricreativo per attività sollecitate dai “nonni” e gli anziani sono entrati nella scuola, per imparare dai bambini e svolgere insieme attività che per gli alunni erano consuete e per gli anziani erano una novità. Uno scambio di insegnamenti ed esperienze alla pari, seppure nella differenza di età e di abilità.

La magia del prestito narrativo
Così è stato per la scrittura autobiografica, una pratica consueta per i bambini ma non per gli ospiti del Centro Ricreativo anziani, che si sono buttati a capofitto nella nuova esperienza, seduti, gomito a gomito, con gli alunni che erano andati a trovarli. Come appreso a scuola, infatti, l’invito alla scrittura è stato preceduto da un prestito narrativo - in questo caso un albo illustrato - capace di coinvolgere con l’uso sapiente di immagini e brevi frasi evocative.

Ponti di carta
Preparato il terreno per aiutare la rievocazione dei ricordi, si è manifestata spontanea la collaborazione tra “nonni” e alunni in cui i bambini aiutavano il gesto grafico degli anziani che faticavano a scrivere e gli anziani guidavano i bambini che ancora erano in fase di alfabetizzazione. Un sodalizio che si è ampliato con narrazioni di conoscenza reciproca durante l’attività artistica proposta a completamento della scrittura. Gli elaborati realizzati, biglietti pop up al cui interno sono state riportate le scritture, hanno poi viaggiato tra il Centro Ricreativo e la scuola, creando occasione di lettura e condivisione per gli alunni e i familiari che si avvicinavano incuriositi e aprivano i biglietti, trovandovi narrazioni di tempi lontani o a loro vicini, per comunanza di vissuti.
Astrid Valeck

giovedì 31 ottobre 2024

Paesaggi interiori: un viaggio di scrittura e memoria tra genitori e figli

Ieri sera, la scuola primaria "R. Follereau"- IC n°8 di Forlì ha aperto le porte a un’esperienza speciale di scrittura autobiografica, dove genitori e figli della classe 4^A hanno esplorato insieme la memoria e il racconto di sé. Un laboratorio unico, che ha visto padri e madri partecipare con i propri bambini, sfidando quella tendenza che vede solitamente una maggioranza femminile in questo tipo di incontri.

Il tema centrale è stato il “paesaggio”, inteso non solo come ciò che vediamo fuori ma come un elemento che ci avvolge, sia esternamente che internamente. Ogni paesaggio, con le sue sfumature, può diventare una metafora dell’interiorità: il luogo che abitiamo non solo modella il nostro sguardo, ma lascia un’impronta sul nostro mondo interiore. Così, durante la serata, i partecipanti hanno aperto questi “paesaggi interiori” agli altri, creando una connessione autentica, fatta di ascolto, empatia e assenza di giudizio.

Per i bambini, la presenza dei genitori è stata fonte di gioia: il privilegio di vivere un’esperienza scolastica in modo condiviso e intimo. Gli alunni, infatti, praticano con costanza la scrittura autobiografica dall’inizio della scuola primaria, mentre per i loro genitori è stata la prima esperienza.

Il laboratorio ha trasformato il tempo in un fluire senza cronologia, uno spazio dilatato che, in poco più di un’ora, ha dato l’impressione di essere un lungo viaggio fatto insieme. 

Un’esperienza che ci ricorda il potere della scrittura autobiografica: portare alla luce ciò che custodiamo dentro e creare legami profondi grazie alla parola condivisa.

Astrid Valeck


venerdì 21 gennaio 2022

Educare alla memoria non solo il 27 gennaio. Testimoni secondari e scrittura

Ogni anno il 27 gennaio ci riconduce alla grande ferita che tormenta la nostra memoria collettiva; una memoria che pesa e ci accompagna. Tante sono le iniziative e i percorsi didattici proposti agli alunni e ai cittadini, ma quest'oggi vorrei soffermarmi sulla scelta del Comune di Forlì di intitolare -diversi anni fa- uno dei suoi Istituti Comprensivi1 ad una giovanissima donna uccisa ad Auschwitz: Camelia Matatia. Se ci pensiamo bene è una scelta importante, significa dare profondo valore alla capacità di orientare gli alunni a fare memoria. Negli anni, all'interno dell'Istituto Comprensivo, si è creata una stretta sinergia con Roberto Matatia, nipote di Camelia; è lui ad aver raccolto il testimone e, oltre ad aver scritto due volumi2 dedicati alla storia della sua famiglia, è presenza infaticabile all'interno delle scuole e non solo. Quella della testimonianza è una tessitura che chiede tanta resistenza e resilienza. Nel caso di Roberto Matatia lo è ancor di più perché lui non è un testimone diretto, non ha vissuto in prima persona la deportazione ma, forse, proprio per questo, ha sentito in modo molto forte l'imperativo morale di dare voce a chi non c'è più e nulla avrebbe potuto narrare di sé.
È interessante comprendere come Roberto Matatia sia divenuto testimone a sua volta, lui che degli aventi occorsi a parte della sua famiglia nulla aveva saputo per larga parte della sua vita. Ricorda la Lowenthal3 che anche il silenzio ha una sua memoria, fatta di gesti e di azioni trasmesse attraverso l'educazione. Il silenzio è una ferita che resta aperta, che non trova il modo di essere sanata. Nella trama della vita e della memoria individuale e collettiva è come se vi fosse una lacerazione e i lembi del tessuto non possono essere riuniti e ricuciti, manca proprio un pezzetto di tessuto. L'ordito va intrecciato nuovamente e questo è possibile attraverso le storie. La memoria vissuta diviene così memoria condivisibile.
A volte, la memoria intesa come “appartenenza” arriva come uno schiaffone, improvvisa, inaspettata. È come se ti scegliesse e dicesse che tocca a te. Sollecita corde profonde che non attendevano altro che di poter vibrare. Così si raccoglie il testimone e si prosegue in questa infaticabile azione di rievocazione per aiutare a costruire, in chi è nato dopo, quanto è da conoscere, per poter riflettere e interrogarsi, e individuare pericolose trame nel proprio presente prestando attenzione, affinché non si commettano gli stessi errori.
Per Roberto Matatia tutto è divenuto definitivamente chiaro attraverso delle lettere scritte da Camelia ed arrivate a lui per una via altrettanto singolare. Emerge prepotente il valore della scrittura, capace di travalicare il tempo e rendere presente ciò che non c'è più e chi non c'è più. Scrivere non è solo lasciare traccia, affermare che si è esistiti e si è stati, ma è anche custodire quelle tracce e dare loro nuova linfa. Raccogliere il testimone, allora, è sì testimoniare con le parole in eventi o incontri pubblici, ma è anche scrivere. Dare forma alla Storia attraverso la narrazione di storie comuni, facendo in modo che queste storie possano incontrare altre sensibilità (i lettori) e creare occasioni di riflessioni.
Alcuni anni fa l'associazione Paesaggi Educativi fece una ricerca4 tutt'ora attuale. Un invito a tutti, adulti e bambini, a prestare attenzione a quanto accade intorno a noi nel presente, ma anche a proiettarsi nel futuro, a formarsi per divenire custodi e testimoni a propria volta. Vorrei aggiungere un invito in più. L'attenzione e la cura per la memoria non si esauriscono in una giornata di commemorazione. Educare ed educarsi alla pace, al vivere insieme richiede tempo e impegno quotidiano, passa attraverso le azioni e i gesti di ogni giorno, anche i più piccoli.

Astrid Valeck


1 Istituto Comprensivo n°8 Camelia Matatia di Forlì

2 I vicini scomodi. Storia di un ebreo di provincia, 2014 e Passerà, 2021

3 Lo strappo nell'anima, 2002

4 A cura di R. Taiola, Scuola: ripartire da Auschwitz, 2010