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martedì 28 giugno 2022

QUALCHE FOTO DAL NOSTRO DECENNALE

PAROLEFATTEAMANO APS INAUGURA A MELDOLA (FC) LA 
"MNEMOTECA LORIS VENTURI-CORRADO GHETTI"


Le foto sono di Giuliano Guerra che, una volta di più, ringraziamo per la presenza e la cura documentativa
Laura Di Gianni

Laura Di Gianni e Daniela Gaudenzi

Daniela Gaudenzi



Laura Arduini

Laura Fuzzi consegna a Fausta Minelli il disegno originale riprodotto sulla targa

Laura Fuzzi consegna a Bianca Guarisco il disegno originale riprodotto sulla targa


Michele Drudi, assessore alla Cultura Comune di Meldola e Monica Pozzi mostrano la targa

Ermes Fuzzi, presidente di parolefatteamano APS consegna all'assessore la targa preparata per intitolare la mnemoteca a Loris Venturi e Corrado Ghetti, soci fondatori dell'associazione parolefatteamano e ex Sindaci della città di Meldola


L'assessore alla Cultura di Meldola Michele Drudi



Astrid Valeck

la biblioteca di Meldola



sabato 18 giugno 2022

Giovedì 16 giugno decennale -


“Tutti devono saperlo: ho avuto una vita felice”[1]



  Il titolo, declinato al singolare, nel testo diventa immediatamente  plurale: “Tutti devono saperlo: abbiamo avuto una vita felice”; questo è quanto emerge dalla lettura delle testimonianze di   Loris e Corrado.   

Giovedì scorso, i due sindaci amici, sono stati ricordati nella bella e familiarissima sala della biblioteca F. Torricelli.

Se coltivare la memoria significa prendersi cura delle persone e delle loro storie era doveroso ricordarli anche con l’intitolazione della mnemoteca;   ambienti  che, Astrid Valeck ed Ermes Fuzzi, hanno fortemente voluto già dal lontano 2012.

Una mnemoteca intesa come occasione di educazione alla memoria, alla conoscenza e alla   riconoscenza pubblica di chi ci ha preceduto e che ha abitato il territorio; concetti che l’assessore alla cultura, Michele Drudi, ha ampiamente sottolineato valorizzando le figure dei due protagonisti.

Nell’occasione     si sono congiunte le tessere della memoria di tanti che, che in questi dieci anni, sono stati interpreti e testimoni di azioni e speranze condivise.  Si è  così completato un puzzle che racconta, non solo le storie  di singole persone o le vicende di un territorio, ma raccoglie le narrazioni di un’ intera comunità.                                                                                

Il tempo  della narrazione  si è  diversificato in un  “non più” che si è velato di commozione, in un presente  trattenuto  in  trepida attesa e  in  un  “non ancora” che ha indossato l’azzurro sorriso di Filippo  il quale, con la sua vitalità,  si è proclamato la mascotte del prossimo decennale. Noi tutti, fra sorpresa e meraviglia, abbiamo considerato la sua presenza presagio di un dinamico e costruttivo:    “ANDAR PER STORIE” . 


                  Loretta Buda 

                                                                            











[1] Orhan Pamuk



martedì 1 settembre 2020

Album fotografico "ANDAR PER STORIE ...a Meldola 2020"






Sabato 29 agosto ha finalmente avuto luogo il tanto atteso evento pubblico dedicato alla ricerca dell'APS  PAROLEFATTEMANO  dal titolo:  "Andar per storie...a Meldola".  
 E' stata una grande gioia per tutti ritrovarsi, in tanti , nella splendida cornice       dell'Arena Hesperia  per un evento previsto per il 13 marzo 2020, e sospeso   durante  il lockdown- 
I protagonisti della serata: Guido Neri e Piero 
Ruscelli, sono stati  presentati dalle voci narranti di   Loris Venturi ed Ermes Fuzzi.
L'iniziativa ha avuto il patrocinio del Comune di Meldola e la collaborazione della biblioteca comunale "F. Torricelli".


Qui di seguito alcune foto dal nostro album.













        






mercoledì 29 luglio 2020

CUSTODI DELLA MEMORIA A TAVOLICCI – invito alla lettura

Non molti sanno che il 22 luglio 1944 il piccolo borgo di Tavolicci, a pochi km da Sarsina sull'Appennino romagnolo, è stato teatro di un'efferata strage ad opera di truppe fasciste. 
In tanti furono fucilati e in tanti trovarono la morte nella casa in cui erano stati rinchiusi e che venne data alle fiamme. Quasi tutta la popolazione venne sterminata, ben 64 persone su 82 abitanti. Un intero borgo, a circa 1000 mt di altitudine, con campi coltivati a patate e il bosco ad offrire sussistenza. Stiamo parlando di persone comuni, anziani...donne...bambini... il più giovane aveva 14 giorni, il più anziano 84 anni. 
Non siamo in grado di portare ragioni o motivazioni, l'episodio è ancora aperto e senza risposte.
Il ricordo di quel giorno è rimasto indelebile nei pochi sopravvissuti ed è grazie a loro che è stato possibile conoscere quanto è accaduto. Non tutti però sono riusciti a narrare, qualcuno ha preferito il silenzio; tra questi ultimi c'è chi ha lasciato Tavolicci, chi è rimasto ma non ha mai detto nulla, chi non è mai voluto essere presente ad una commemorazione per il timore di dover raccontare ciò per cui non esistevano parole tanto era stato enorme il dramma. Chi è restato si è fatto custode della vita di chi non c'è più, ha testimoniato con la propria presenza. 
Ricorda la Lowenthal [Lo strappo nell'anima, 2002] che anche il silenzio ha una sua memoria, fatta di gesti e di azioni trasmesse attraverso l'educazione. Il silenzio è una ferita che resta aperta, che non trova il modo di essere sanata. Nella trama della vita e della memoria individuale e collettiva è come se vi fosse una lacerazione e i lembi del tessuto non possono essere riuniti e ricuciti, manca proprio un pezzetto di tessuto. L'ordito va intrecciato nuovamente e questo è possibile attraverso le storie. In questo risiede la grande opera compiuta dai biografi dell'APS parolefattemano di Meldola con il volume “Vivere a Tavolicci dopo la strage del 22 luglio 19441”. 
Delle testimonianze raccolte solo una è di un testimone primario, le altre sono state donate da coloro che sono nati dopo la strage. Attraverso i loro racconti si tesse quella trama capace di riunire i lembi della memoria. A questo serve la narrazione dei testimoni secondari, cioè di coloro che sono nati dopo gli eventi accaduti. La memoria vissuta diviene memoria condivisibile. 
In questa tessitura trova posto la casa in cui è avvenuto l'eccidio, che a lungo ha portato i segni della tragedia avvenuta, e che è stata restaurata e trasformata in museo. 
Essere rimasti a Tavolicci o averlo scelto come luogo di vita significa raccogliere il testimone e divenire custode a propria volta. Leggendo le storie di vita raccolte ci si rende conto della forte volontà che guida chi vive in questo luogo, ne emergee l'immagine di eroi quotidiani. 
Vivere a Tavolicci, almeno per le comodità cui siamo abituati, non è semplice. È decentrata, distante dai servizi, dalle sedi di lavoro e il clima è quello tipico della montagna. 
Frequentare la scuola, per il solo bambino in età scolare che vi abita, significa due ore di percorrenza in scuolabus ogni giorno, e per gli adulti lasciare la casa alle 4:00 del mattino per rientrarvi che è già buio. D'inverno bisogna fare i conti con la neve e il ghiaccio. Eppure questo luogo ha un fascino che sovrasta ogni possibile fatica. È immerso nella natura e la pace che vi regna non fa certo rimpiangere il ritmo sincopato e l'inquinamento delle nostre città. Qui il tempo ha un altro valore come anche il rapporto con l'ambiente. Negli anni '90 i residenti hanno provato a rendere nuovamente produttivo il territorio costituendosi in cooperativa. Non ha funzionato come desideravano e la cura per la terra richiede ancora oggi il lavoro presso terzi, però c'è un progetto interessante che si sta concretizzando e che affianca quanti hanno già deciso di trasferirsi tra queste montagne. Lo si può trovare nel racconto di due ragazzi, marito e moglie, i più giovani tra coloro che hanno narrato: sono i figli, dei figli, dei figli...gli ultimi, in ordine di tempo, ad aver raccolto il testimone e a farsi custodi della memoria di questo luogo.

Astrid Valeck

1Ricerca in collaborazione e per conto dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età contemporanea di Forlì-Cesena e Ass. Amici della casa di Tavolicci.

sabato 4 luglio 2020

RINNOVARE LA MEMORIA. Vivere a Tavolicci dopo la strage del 1944

Domenica 19 luglio 2020 alle ore 15.30 i Biografi volontari dell'APS parolefatteamano saranno a Tavolicci per parlare di memoria collettiva e di autobiografia. Un progetto nato insieme all'Istituto Storico della Resistenza di Forlì e all'Associazione Amici della casa di Tavolicci. I Biografi della nostra associazione hanno dedicato due anni all'ascolto, alla raccolta e alla scrittura delle storie di vita di chi a Tavolicci è rimasto, è nato, è vissuto dopo gli eventi del 22 luglio del 1944. Una memoria che resta, che pesa e accompagna. Una memoria capace, però, di divenire possibilità. A Tavolicci, attualmente, vi sono poche case che potrei definire semi, perché le persone che vi abitano e che l'hanno scelto come proprio luogo di vita, stanno piantando il futuro. Non è facile vivere a Tavolicci: è un posto di montagna, è lontano dalle comodità e dai servizi. È lontano, però, anche dalla confusione, dalla fretta e dallo smog della pianura. La forte volontà di chi è rimasto e l'amore per questo luogo in cui lo sguardo si può muovere libero verso un orizzonte che trascende le cime, sta facendo germinare i "semi" di cui dicevo prima: attività produttive che promuovono il territorio e nuove nascite; a Tavolicci infatti ci sono due bimbi. Non si dimentica la strage e ciò che ha significato per chi è rimasto e per chi è nato dopo quell'evento. Ciò che è stato lascia sempre un segno in chi viene dopo. Una sorta di cicatrice consegnata in eredità attraverso l'educazione, il ricordo di un dolore: per non dimenticare quello che c'era prima di quel dolore e per fare divenire quella cicatrice forza propulsiva per il futuro e le generazioni che verranno. Domenica racconteremo della nostra ricerca parlando di infanzia, di affetti, di sogni, di aspettative, di attese...attraverso le parole di Primo Botti, Elisa Gabrielli, Silvano Longhi, Angelo Perini, Alderina Olivieri, Jenny Perini e Matteo Caminati.
Astrid Valeck


sabato 11 agosto 2018

ANDAR PER STORIE A MELDOLA - presentazione 8 agosto 2018

ANDAR PER STORIE ....a MELDOLA. 

Solo la pioggia, incerta nella discesa, ma determinata a disturbare l’evento ha parzialmente scompaginato l’assetto organizzativo della serata di presentazione del secondo volume “ Andar per storie a Meldola”.
La bizzarria meteorologica  ha costretto i presenti ad abbandonare l’Arena per riunirsi nella sala attigua, un luogo contenuto che ci ha permesso di  cogliere , nei presenti, la piacevolezza di” esser-ci”.  Persone  attente ad ascoltare le storie magistralmente lette da Paola Scarpellini, Sandro Briganti e Loris Venturi, persone sedotte dall’ improvvisazione musicale di  Michele Ingoli, persone curiose  che sembravano pronte a chiedere, come fanno i bambini alla fine di una storia:  "e  poi?". 
A questo proposito desideriamo  rassicurare gli amici  e le amiche che  ci seguono  e ci sostengono che continueremo  le nostre ricerche e proseguiremo  a proporci  con eventi culturali. Nel nostro “andar per storie” abbiamo avuto conferma  che la cultura la fanno tutti, chi lavora sul trattore e chi costruisce chitarre, chi cura  l’orto e chi confeziona abiti. Quindi, con questa promessa, rinnoviamo il nostro grazie per la presenza vivace  e  partecipazione attiva riservando un pensiero dedicato a Carmen Maccherozzi per la disponibilità e professionalità , da sempre, accordate.