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domenica 6 agosto 2023

Il lavoro raccontato dalle donne

al link è disponibile una breve documentazione video della serata del 3 agosto 2023
le foto sono di Giuliano Guerra e Silverio Medri

https://youtu.be/g_Jf5LJekEw

Quest'anno le testimonianze raccolte dall'Associazione parolefatteamano di Meldola sono state tutte al femminile. Protagoniste della serata del 3 agosto, in una Arena al solito molto partecipata, sono state Cinzia Graziani, titolare di “Alimentari Greppi”; Ermen Bertaccini, proprietaria di “Ermen moda mare” con sede a Gatteo; e Maria Grazia Conti che ha fatto nascere l’az. “La Casaccia”. Tre meldolesi, tre imprenditrici che con la loro forza e capacità hanno dato vita a imprese commerciali e artigianali, non solo a Meldola. Grazie a queste ulteriori testimonianze si è ampliata la ricerca avviata dall’associazione parolefatteamano undici anni fa. Raccontare di lavoro è stata l’occasione per raccontare anche la vita e di come essa si intrecci con gli eventi storici, sociali, familiari. La parola “lavoro” si è legata così, indissolubilmente, alle singole identità, al senso di appartenenza, all'espressione di sé, alla passione. Storie comuni, ordinarie potremmo definirle, eppure uniche e straordinarie per i valori che esprimono e la forza interiore che le tre narratrici hanno dimostrato.

Il lavoro svolto dal gruppo di Biografi Volontari di parolefatteamano sta nel prendersi cura di queste storie nella consapevolezza che esse diventano patrimonio comune da custodire e restituire pubblicamente trovando in tal modo riconoscimento e valorizzazione. Con l’azione dei Biografi Volontari ogni narrazione orale diventa racconto scritto corredato da foto e documenti che difficilmente potrebbero essere conosciuti da un pubblico più vasto di quello strettamente familiare. 
L’associazione, che da tanti anni è conosciuta per le sue attività, opera per la promozione della cultura autobiografica e biografica e, tra le tante iniziative, organizza laboratori di scrittura, corsi di formazione e ricerche biografiche territoriali. Le memorie raccolte dai Biografi Volontari sono custodite presso la Mnemoteca “Loris Venturi-Corrado Ghetti” nella biblioteca comunale “F. Torricelli” di Meldola. La Mnemoteca è uno spazio aperto a chi desideri lasciare in dono la propria storia di vita alla collettività. 
L'iniziativa del 3 agosto, all'interno della rassegna comunale Arena sotto le stelle, si è svolta col patrocinio del Comune di Meldola e la collaborazione della Biblioteca comunale “Francesco Torricelli”. 
Hanno dato voce alle storie le Biografe Laura Borghesi, Paola Borghesi e Stefania Severi; hanno aperto la serata il Sindaco Roberto Cavallucci e l'assessore alla Cultura Michele Drudi e Ermes Fuzzi, presidente dell’associazione parolefatteamano.

sabato 29 luglio 2023

ANDAR PER STORIE ...A MELDOLA 2023

Giovedì 3 agosto 2023 alle ore 21.00
Arena Hesperia, Meldola


Ermen Bertaccini, Maria Grazia Conti e Cinzia Graziani: quest'anno le storie raccolte dall'Associazione parolefatteamano di Meldola sono tutte al femminile. Tre meldolesi, tre imprenditrici che con la loro forza e capacità hanno dato vita a imprese commerciali e artigianali. 

“Ogni racconto” spiega Ermes Fuzzi presidente dell'associazione “rievoca passaggi epocali che ognuno ha saputo definire in relazione alla professione svolta e al proprio percorso professionale. Grazie a queste storie si amplia la ricerca avviata undici anni fa. Nelle storie narrate dalle tre narratrici la parola 'lavoro' si lega indissolubilmente alle singole identità, al senso di appartenenza, all'espressione di sé, alla passione, alla ricerca di condizioni di vita migliori. Ogni narrazione orale diventa racconto scritto corredato da foto e documenti che difficilmente potrebbero essere conosciuti da un pubblico più vasto di quello strettamente familiare. Il lavoro svolto dal gruppo di Biografi dell'Associazione “parolefattemano” sta nel prendersi cura di queste storie nella consapevolezza che esse diventano patrimonio comune da custodire, restituire pubblicamente trovando in tal modo riconoscimento e valorizzazione”.

L'iniziativa, all'interno della rassegna comunale Arena sotto le stelle, si svolge col patrocinio del Comune di Meldola e la collaborazione della Biblioteca comunale “Francesco Torricelli”. Daranno voce alle storie le Biografe Laura Borghesi, Paola Borghesi e Stefania Severi; sarà presente il Sindaco Roberto Cavallucci e l'assessore alla Cultura Michele Drudi. Coordina Ermes Fuzzi.


venerdì 25 novembre 2022

Vivere a Tavolicci dopo la strage del 22 luglio 1944 - restituzione pubblica a Sarsina


Il volume raccoglie le testimonianze di Primo Botti, Elisa Gabrielli, Silvano Longhi, Angelo Perini, Alderina Olivieri, Jenny Perini e Matteo Caminati. L'incontro è stata l'occasione per conoscere anche la storia di Olimpia (Maria) Perini.

 Una serata ad alto potere narrativo




(foto Carlo Rondoni)
Per una galleria fotografica più completa si rimanda al profilo facebook dell'Associazione Amici Casa di Tavolicci



 

                                                                                                                                            

domenica 13 novembre 2022

PROSSIMI APPUNTAMENTI CON PAROLEFATTEAMANO

 Venerdì 18 novembre 2022, ore 20.30 a Sarsina

Sabato 3 dicembre, ore 16.00-18.30, biblioteca comunale "F. Torricelli" a Meldola, LABORATORIO DI SCRITTURA AUTOBIOGRAFICA SUL NATALE. Questo evento è a numero chiuso, contattare la biblioteca per prenotarsi. Presto in arrivo anche la locandina.

lunedì 9 maggio 2022

SEBBEN CHE SIAMO DONNE. Le ribelli di via della Ripa

 Il 25 aprile 2022, a Meldola, è stato presentato il libro "Sebben che siamo donne".  Di seguito il contributo di Paola Borghesi, presidente ANPI Meldola 

"Quest’anno abbiamo pensato di ricordare la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazi fascista con due iniziative dedicate alle donne che tanta parte hanno avuto nella Resistenza. Purtroppo il contributo delle donne non sempre è stato considerato come essenziale, a partire dal 25 aprile 1945, quando i Partigiani impedirono alle donne di sfilare nel corteo di Milano. Fu grave non riconoscere l’operato delle donne che pur per mesi avevano combattuto e sofferto al loro fianco. Le donne che hanno partecipato alla Resistenza hanno dimostrato grande coraggio sia nell’affrontare rischi anche superiori a quelli degli uomini, sia nella sfida ai pregiudizi dell’opinione pubblica che spesso giudicava sconveniente la loro partecipazione. Gli uomini partecipavano ad azioni di guerriglia in gruppo, le donne spesso da sole, rischiando la vita, le torture e anche la violenza carnale. Instancabili viaggiavano in sella alle loro biciclette trasportando viveri, armi, messaggi e informazioni indispensabili per la lotta partigiana.
Oggi presentiamo il libro “SEBBEN CHE SIAMO DONNE”, raccolta di testimonianze a cura di Grazia Cattabriga e Rosalba Navarra e “LE RAGAZZE DI VIA DELLA RIPA” a cura di Gianfranco Miro Gori. Le testimonianze di trenta Partigiane sono state raccolte e pubblicate nel 2007 nel libro “Sebben che siamo donne” che è andato a esaurimento. Nel 2021 si è pensato di pubblicare un libro che nella prima parte riporta le 30 testimonianze del libro precedente e nella seconda parte gli atti dell’incontro studio che si è svolto a Forlì nel marzo del 2021 su Le ribelli di via della Ripa. 
L’episodio di via della Ripa ebbe origine dalla uccisione, il 24 marzo 1944, presso la caserma “Ferdinando di Savoia”, dopo un processo sommario, di cinque giovani presunti renitenti alla leva. Alla notizia della condanna a morte di altri dieci giovani si formò un lungo corteo di maestranze delle fabbriche cittadine, in maggioranza donne, che proclamarono uno sciopero di due giorni, sia per protestare per la morte dei cinque giovani, sia per chiedere di salvare i dieci in carcere. A seguito di questo sciopero venne sospesa la fucilazione dei dieci giovani, per cui la pena di morte fu commutata in detenzione in campi di lavoro in Germania. 
Furono molto attive nella manifestazione alcune delle donne intervistate nel libro, fra cui Ida Valbonesi, Tonina Laghi, Liliana Vasumini. Sempre nella giornata del 25 aprile viene inaugurata la mostra fotografica “OCCHI CHE HANNO VISTO” , un progetto ANPI per custodire gli sguardi della resistenza al femminile. Le fotografie sono opera di Nicola Fracchiolla e Andrea Bardi. Nei volti delle Partigiane riprese nelle foto si vede la forza degli ideali per cui hanno vissuto e continuano a vivere. 
Sono presenti due delle protagoniste del periodo glorioso della storia del nostro paese le Partigiane IDA VALBONESI, attualmente residente a Meldola, e NARA LOTTI, residente a Santa Sofia. Siamo onorati di averle con noi e le ringraziamo con calore per la loro generosa testimonianza.

Nella nostra Meldola 34 donne hanno partecipato alla Resistenza (come risulta dall’elenco compilato dal prof. Casali dell’Università di Bologna sulla base dei dati contenuti nelle schede conservate nella sede dell’Anpi provinciale e reperibile in Internet, digitando università di Bologna Partigiani di Forlì) . Le interviste di due delle nostre concittadine (Elsa Tonina Corbara e Dina Giusti) sono riportate nel libro “Sebben che siamo donne” e saranno lette dai giovani del Consiglio Comunale dei ragazzi. Nell’elenco delle partigiane compare anche ARIELLA FARNETI, che fu eletta nel primo Consiglio Comunale del dopoguerra (1946) insieme con un’altra donna meldolese NIVES MAKUZ. Ariella nel 1950 fu una dei primi Sindaci donna in Italia e fu poi eletta in senato nel 1963. Sei delle donne rappresentate nelle foto della mostra sono state intervistate da Gad Lerner nell’ambito del progetto “Noi Partigiani memoriale della Resistenza” (si possono ascoltare e vedere in internet). Si tratta di IDA VALBONESI , NARA LOTTI, NORA NANNI, TONINA LAGHI, AMALIA GEMINIANI, FERNANDA MISSIROLI. Le Partigiane nei loro racconti ribadiscono che la loro fu una scelta di vita fatta in età giovanile (alcune anche ancora bambine) e portata avanti con coraggio, senza nessun pentimento. Poche di loro hanno imbracciato le armi, ma le hanno trasportate nella borsa della spesa in mezzo a viveri e farmaci, fornendo un contributo fondamentale alla vittoria sul nazi-fascismo e alla conquista della libertà per noi tutti. I loro racconti sono emozionanti, sembra di vivere con loro l’ansia e la paura di incontrare fascisti o tedeschi mentre compivano con coraggio azioni rischiose o si prendevano cura di compagni feriti. Molte di loro avevano fratelli partigiani e avevano il sostegno anche della famiglia, in particolare delle madri che si prestavano a supportare in ogni modo i giovani impegnati nella lotta.

In questa giornata di festa vogliamo ricordarle e onorarle e ringraziamo ancora con calore Idina e Nara per la loro generosa presenza".

mercoledì 29 luglio 2020

CUSTODI DELLA MEMORIA A TAVOLICCI – invito alla lettura

Non molti sanno che il 22 luglio 1944 il piccolo borgo di Tavolicci, a pochi km da Sarsina sull'Appennino romagnolo, è stato teatro di un'efferata strage ad opera di truppe fasciste. 
In tanti furono fucilati e in tanti trovarono la morte nella casa in cui erano stati rinchiusi e che venne data alle fiamme. Quasi tutta la popolazione venne sterminata, ben 64 persone su 82 abitanti. Un intero borgo, a circa 1000 mt di altitudine, con campi coltivati a patate e il bosco ad offrire sussistenza. Stiamo parlando di persone comuni, anziani...donne...bambini... il più giovane aveva 14 giorni, il più anziano 84 anni. 
Non siamo in grado di portare ragioni o motivazioni, l'episodio è ancora aperto e senza risposte.
Il ricordo di quel giorno è rimasto indelebile nei pochi sopravvissuti ed è grazie a loro che è stato possibile conoscere quanto è accaduto. Non tutti però sono riusciti a narrare, qualcuno ha preferito il silenzio; tra questi ultimi c'è chi ha lasciato Tavolicci, chi è rimasto ma non ha mai detto nulla, chi non è mai voluto essere presente ad una commemorazione per il timore di dover raccontare ciò per cui non esistevano parole tanto era stato enorme il dramma. Chi è restato si è fatto custode della vita di chi non c'è più, ha testimoniato con la propria presenza. 
Ricorda la Lowenthal [Lo strappo nell'anima, 2002] che anche il silenzio ha una sua memoria, fatta di gesti e di azioni trasmesse attraverso l'educazione. Il silenzio è una ferita che resta aperta, che non trova il modo di essere sanata. Nella trama della vita e della memoria individuale e collettiva è come se vi fosse una lacerazione e i lembi del tessuto non possono essere riuniti e ricuciti, manca proprio un pezzetto di tessuto. L'ordito va intrecciato nuovamente e questo è possibile attraverso le storie. In questo risiede la grande opera compiuta dai biografi dell'APS parolefattemano di Meldola con il volume “Vivere a Tavolicci dopo la strage del 22 luglio 19441”. 
Delle testimonianze raccolte solo una è di un testimone primario, le altre sono state donate da coloro che sono nati dopo la strage. Attraverso i loro racconti si tesse quella trama capace di riunire i lembi della memoria. A questo serve la narrazione dei testimoni secondari, cioè di coloro che sono nati dopo gli eventi accaduti. La memoria vissuta diviene memoria condivisibile. 
In questa tessitura trova posto la casa in cui è avvenuto l'eccidio, che a lungo ha portato i segni della tragedia avvenuta, e che è stata restaurata e trasformata in museo. 
Essere rimasti a Tavolicci o averlo scelto come luogo di vita significa raccogliere il testimone e divenire custode a propria volta. Leggendo le storie di vita raccolte ci si rende conto della forte volontà che guida chi vive in questo luogo, ne emergee l'immagine di eroi quotidiani. 
Vivere a Tavolicci, almeno per le comodità cui siamo abituati, non è semplice. È decentrata, distante dai servizi, dalle sedi di lavoro e il clima è quello tipico della montagna. 
Frequentare la scuola, per il solo bambino in età scolare che vi abita, significa due ore di percorrenza in scuolabus ogni giorno, e per gli adulti lasciare la casa alle 4:00 del mattino per rientrarvi che è già buio. D'inverno bisogna fare i conti con la neve e il ghiaccio. Eppure questo luogo ha un fascino che sovrasta ogni possibile fatica. È immerso nella natura e la pace che vi regna non fa certo rimpiangere il ritmo sincopato e l'inquinamento delle nostre città. Qui il tempo ha un altro valore come anche il rapporto con l'ambiente. Negli anni '90 i residenti hanno provato a rendere nuovamente produttivo il territorio costituendosi in cooperativa. Non ha funzionato come desideravano e la cura per la terra richiede ancora oggi il lavoro presso terzi, però c'è un progetto interessante che si sta concretizzando e che affianca quanti hanno già deciso di trasferirsi tra queste montagne. Lo si può trovare nel racconto di due ragazzi, marito e moglie, i più giovani tra coloro che hanno narrato: sono i figli, dei figli, dei figli...gli ultimi, in ordine di tempo, ad aver raccolto il testimone e a farsi custodi della memoria di questo luogo.

Astrid Valeck

1Ricerca in collaborazione e per conto dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età contemporanea di Forlì-Cesena e Ass. Amici della casa di Tavolicci.

sabato 4 luglio 2020

RINNOVARE LA MEMORIA. Vivere a Tavolicci dopo la strage del 1944

Domenica 19 luglio 2020 alle ore 15.30 i Biografi volontari dell'APS parolefatteamano saranno a Tavolicci per parlare di memoria collettiva e di autobiografia. Un progetto nato insieme all'Istituto Storico della Resistenza di Forlì e all'Associazione Amici della casa di Tavolicci. I Biografi della nostra associazione hanno dedicato due anni all'ascolto, alla raccolta e alla scrittura delle storie di vita di chi a Tavolicci è rimasto, è nato, è vissuto dopo gli eventi del 22 luglio del 1944. Una memoria che resta, che pesa e accompagna. Una memoria capace, però, di divenire possibilità. A Tavolicci, attualmente, vi sono poche case che potrei definire semi, perché le persone che vi abitano e che l'hanno scelto come proprio luogo di vita, stanno piantando il futuro. Non è facile vivere a Tavolicci: è un posto di montagna, è lontano dalle comodità e dai servizi. È lontano, però, anche dalla confusione, dalla fretta e dallo smog della pianura. La forte volontà di chi è rimasto e l'amore per questo luogo in cui lo sguardo si può muovere libero verso un orizzonte che trascende le cime, sta facendo germinare i "semi" di cui dicevo prima: attività produttive che promuovono il territorio e nuove nascite; a Tavolicci infatti ci sono due bimbi. Non si dimentica la strage e ciò che ha significato per chi è rimasto e per chi è nato dopo quell'evento. Ciò che è stato lascia sempre un segno in chi viene dopo. Una sorta di cicatrice consegnata in eredità attraverso l'educazione, il ricordo di un dolore: per non dimenticare quello che c'era prima di quel dolore e per fare divenire quella cicatrice forza propulsiva per il futuro e le generazioni che verranno. Domenica racconteremo della nostra ricerca parlando di infanzia, di affetti, di sogni, di aspettative, di attese...attraverso le parole di Primo Botti, Elisa Gabrielli, Silvano Longhi, Angelo Perini, Alderina Olivieri, Jenny Perini e Matteo Caminati.
Astrid Valeck