Anghiari è il mio posto dell’anima, da anni la frequento e dalla sua nascita conosco e seguo la LUA che mi ha dato la possibilità di formarmi, crescere sul piano personale, intrecciare relazioni significative.
È in questo contesto che ho conosciuto Astrid Valeck ed Ermes Fuzzi ideatori e fondatori dell’associazione parolefatteamano APS: ne è nata un’amicizia che si è anche tradotta in opportunità di lavorare insieme in più di un progetto. Voglio qui soffermarmi su uno in particolare dal titolo "Insieme alla scoperta del genere". Rivolto alle scuole secondarie di 2° grado e coordinato da Primula Lucarelli (con cui da tempo collaboro) per la Provincia di Rimini, era incentrato su tematiche legate a pregiudizi e stereotipi, in particolare quelli riferiti al genere. Io e Astrid abbiamo strutturato ed elaborato assieme contenuti e metodi dei laboratori di scrittura autobiografica che abbiamo poi applicato separatamente, adattandoli alla diversa configurazione delle classi che ci sono state assegnate. Confrontarsi durante le fasi di programmazione e dell’applicazione di quanto avevamo ipotizzato è stata un’esperienza davvero felice e significativa, sia sul piano personale che rispetto ai risultati ottenuti. In particolare, il mio lavoro si è concretizzato in due classi seconde (sei incontri di due ore in ognuna) di Scuola Secondaria di Secondo Grado di Rimini: la 2 R del Liceo artistico Serpieri e 2 la 2 C dell’Istituto professionale Einaudi. Prima di “calarmi” nel percorso effettuato vorrei riportare alcuni dati interessanti e allo stesso allarmanti, scaturiti dai primi risultati del progetto MIB, condotto su oltre 3.000 quattordicenni romani: nel 2025 il 62,3% dei partecipanti presentava un’adesione medio-alta a stereotipi e preconcetti di genere, un fenomeno che riguardava anche le ragazze. Una realtà su cui innanzitutto riflettere, ma che mi induce anche a ribadire l’importanza di creare dentro la scuola momenti e spazi di libera espressione e di dialogo. In questo la scrittura autobiografica rappresenta senza dubbio un prezioso supporto. “Fare autobiografia” significa infatti partecipare in prima persona alla scrittura di sé; significa sperimentare momenti individuali di emancipazione personale.
Il nostro è un tempo complesso colmo di fatti ed eventi che rischiano di farci distanziare da noi stessi e dagli altri. Da qui l’esigenza di contrastare il rischio dell’oblio, della dimenticanza e della perdita della storia che ci ha preceduto, ma allo stesso tempo quella di far capire che il destino dell’uomo e della donna è quello di essere un colloquio, che noi siamo un colloquio.
Attraverso i dispositivi messi a punto, ho portato la riflessione su chi siamo e come ci mettiamo in relazione con gli altri, su cosa ci rende simili pur nella diversità che ciascuno di noi rappresenta e sugli stereotipi di genere: scoprire e decostruire i propri (spesso inconsci) preconcetti, i propri pregiudizi, è la condizione preliminare per metterli in discussione. E i ragazzi e le ragazze hanno risposto, seppure per alcuni/e non fosse semplice, in modo talora commovente e inaspettato anche per loro stessi/e. La scrittura, i momenti di confronto guidato, hanno infatti dato loro l’opportunità di soffermarsi su alcuni passaggi e circostanze significative della propria esperienza, di ragionare su come si formano pensieri, atteggiamenti, comportamenti e di riconoscere anche le influenze che si portano dietro. Le considerazioni emerse sono state sempre condivise all’interno della classe e discusse in modo collettivo. Mai un commento 0 un giudizio sul singolo studente o studentessa. Anzi, ogni storia letta ad alta voce ha permesso di demolire le barriere del pregiudizio, trasformando il compagno o la compagna di banco da semplice conoscente a persona con un vissuto unico e meritevole di riguardo. Anche per il docente e la docente di lettere che hanno seguito tutto il percorso il bilancio è stato positivo. Hanno infatti sottolineato due aspetti importanti emersi:
- aver goduto della possibilità di
osservare la classe sotto una luce diversa;
- il fatto che studenti e studentesse,
oltre ad aver acquisito una maggiore confidenza con la parola
scritta, abbiano maturato una capacità di ascolto e un rispetto
reciproco che raramente si riescono a trasmettere attraverso la
didattica frontale. E
abbiano scoperto che, nonostante le differenze, molti dei loro timori
e delle loro speranze si somigliano.








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