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lunedì 27 luglio 2026

Progetto A.G.E.S. - Anziani e Giovani per l’Educazione e lo Scambio Programma Formativo Laboratorio Narrazione biografica e autobiografica “Dall’individuale al sociale, dalla memoria del passato al qui ed ora”


Tra ottobre 2025 e aprile 2026, in accordo con l’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Tonino Guerra” di Novafeltria rappresentato dal Vice Preside Prof. Michele Bruno, ha preso vita un percorso formativo rivolto agli studenti di una classe IV^ grazie alla collaborazione tra l’APS parolefatteamano di Meldola (FC) nella persona del Presidente e formatore Ermes Fuzzi, e l’ ODV Il Borgo della Pace di Novafeltria (RN) rappresentata dalla Presidente Maria Letizia Valli e da Lidia Gualtiero ex insegnante e formatrice socia fondatrice dell’ODV.

Finalità del progetto è stata quella di fornire agli studenti le conoscenze e le competenze basilari della ricerca sociale seguendo l’approccio della metodologia autobiografica per la raccolta di racconti delle donne anziane dell’Alta Val Marecchia nel tentativo di valorizzare il contributo della presenza femminile nel processo di costruzione del tessuto sociale ed economico locale nel dopoguerra. Un lavoro di formazione per far emergere l’aspetto di genere e la consapevolezza dei vissuti non solo in riferimento al passato, ma anche nella prospettiva di una riflessione sul ruolo della donna nel contesto attuale. La raccolta di racconti autobiografici, oltre a contribuire alla costruzione di un giacimento di memoria locale, serve a sviluppare processi di consapevolezza ed identità sollecitando una trasformazione sociale grazie alla riscoperta delle memorie individuali che vanno ad intrecciarsi con la memoria collettiva. Dopo una prima fase di scritture di sé condotte in classe gli studenti hanno avuto la possibilità di sperimentare in prima persona le particolarità che scaturiscono dalla scrittura autobiografica. Successivamente hanno studiato e sperimentato le fasi del colloquio narrativo in ambito laboratoriale per poi condurre il colloquio con una narratrice precedentemente individuata. Maria Letizia Valli insieme al Vice Preside Michele Bruno e ai formatori Lidia Gualtiero ed Ermes Fuzzi hanno dapprima introdotto alle tematiche della ricerca presso l’aula magna dell’Istituto scolastico raccogliendo osservazioni e domande da parte degli studenti. In seguito i formatori hanno hanno accompagnato la classe per 4 incontri della durata di tre ore ciascuno a cadenza settimanale sia nella prima fase di sperimentazione della scrittura autobiografica sia nell’uso degli strumenti operativi per la conduzione in autonomia di un’intervista narrativa. L’ultima parte del progetto sarà dedicata alla rielaborazione dei materiali raccolti nel tentativo di trasformarli in racconti fruibili da chiunque mantenendo l’autenticità e il linguaggio scelto dalle narratrici. Seguirà un momento di restituzione pubblica che si potrebbe concretizzare nei primi mesi del nuovo anno scolastico e che sarà preceduto da un nuovo post sul nostro blog.

Ermes Fuzzi

giovedì 19 febbraio 2026

Storie di Donne dello sport forlivese

La ricerca biografica sul territorio forlivese giunge alla sua 3^ edizione questa volta ponendo l'attenzione sullo sport femminile. Atlete delle più svariate discipline sportive hanno scritto pagine intense sulle proprie esperienze. L'iniziativa, promossa dalla Commissione per le Pari Opportunità del Comune di Forlì, risulta importante non solo per la capacità di esprimere le singole personalità femminili in mondi che sono stati a lungo di esclusivo appannaggio maschile, ma anche per la trasformazione che le donne atlete sono riuscite ad imprimere nello sport in tutte le sue manifestazioni. La ricerca è rivolta non solo alle atlete forlivesi che hanno dato lustro alla città con i titoli conquistati ma anche a quelle donne che possono testimoniare la propria passione per lo sport senza necessariamente competere a livello agonistico. La ricerca biografica prosegue di anno in anno focalizzando l'attenzione su tematiche sempre diverse che permettono una visione a tutto tondo delle capacità trasformative che le donne riescono ad esprimere nei diversi campi della cultura. La trasposizione in un reading teatrale rivolto alla cittadinanza a cura della compagnia teatrale "Compagnia Bella" è parte del progetto curato e coordinato da Ermes Fuzzi Presidente dell'APS parolefatteamano che promuove nei territori fin dal 2012 lo sviluppo e la divulgazione della Cultura Autobiografica  e Biografica.





 

domenica 13 novembre 2022

LA FORZA DELLE DONNE. Storie di ordinaria resilienza

In questo mese di novembre, per parlare di donne e della loro forza, l'Amministrazione Comunale di Meldola ha chiesto ad Astrid Valeck di raccontare delle memorie delle donne di cui ha raccolto la storia. Donne capaci di esprimere resilienza. L'evento, intitolato "La forza delle donne. Storie di ordinaria resilienza" ha avuto luogo ieri pomeriggio nella biblioteca comunale "F. Torricelli". E' vero che il tema del libro da cui sono state tratte le storie e di cui Astrid è autrice affronta il tema del viaggio, in particolare della migrazione  e di come essa si intrecci nei grandi eventi storici, ma accanto alla Storia c'è la vita quotidiana, i progetti che in essa si inscrivono, le relazioni affettive, le prove che la vita chiede e come queste donne hanno saputo rispondervi. 






giovedì 16 settembre 2021

Le foto dell'incontro "Memorie di vita e di migrazione al femminile" con l'autrice Astrid Valeck e la giornalista Lisa Tormena



Vicende comuni composte di coraggio, viaggi, incontri, scoperte che offrono sorprendenti visuali sulla grande Storia. Un’operazione di reciprocità pedagogica che dona un valore aggiunto all’idea di femminilità.

A questo link

le foto dell'incontro "Memorie di vita e di migrazione al femminile" con l'autrice Astrid Valeck e la giornalista Lisa Tormena

lunedì 12 luglio 2021

MEMORIE DI VITA E DI MIGRAZIONE AL FEMMINILE sarà presentato il 14 luglio 2021

 Il 14 luglio 2021 alle ore 21.00 nell'Arena Hesperia di Meldola sarà presentato il libro "Memorie di vita e di migrazione al femminile" (Persiani editore).

Il volume è frutto delle ricerche biografiche condotte da Astrid Valeck per l'APS parolefattemano. L'associazione, già molto conosciuta localmente, è punto di riferimento sul territorio della nostra provincia come in quelle limitrofe per la promozione della cultura autobiografica e delle biografie territoriali; opera in stretta collaborazione con la Libera Università dell'Autobiografia di Anghiari. "Memorie di vita e di migrazione al femminile" è un libro dedicato alle donne, alla città di Meldola e alla migrazione al femminile con protagoniste: Corinna Casi, Elsa Calboli, Eva Marie Søndeena Bazzocchi, Mihaela Chiriac, Maricica Avram, Emelda Iheoma, Okeh, Valentina Stagnani.
Modererà la serata Gabriele Zelli, saranno presenti l'assessore alla Cultura  Michele Drudi, l'autrice Astrid Valeck, Ermes Fuzzi per l'APS parolefatteamano e l'editore Paolo Persiani.

"Questo libro racconta di viaggi e il viaggio, si sa, accompagna la storia dell’umanità fin dai suoi albori. Eppure, nota Astrid Valeck, autrice del volume, sono perlopiù gli uomini a raccontare i propri movimenti nel mondo. E le donne, perchè si spostano anche loro, cosa hanno da raccontare? Questa domanda è lo stimolo stesso che ha spinto l'autrice a raccogliere le storie di cui il libro e intessuto. Il tema del viaggio, che si trasforma spesso in migrazione, è il punto di avvio di una serie di incontri tra l’autrice e sette donne a cui viene chiesto di narrare la propria storia. La proposta arriva a loro perchè hanno almeno due cose in comune: hanno compiuto un’esperienza migratoria e nelle loro traiettorie Meldola (FC) è un posto significativo, punto di partenza per alcune e di approdo o di passaggio per altre. Sono tanti i Paesi che, come luoghi di origine o di destinazione, possiamo attraversare nei racconti delle donne coinvolte: l’Italia, ovviamente, ma anche la Francia, la Romania, la Norvegia, la Finlandia, la Nigeria e il Canada. Una delle cifre di questo testo è proprio nella pluralità che narra, capace di fare dismettere etichette e stereotipi spesso attribuiti alle donne migranti, effetto ottenuto anche mediante la scelta originale di tenere insieme storie di emigrazione e di immigrazione da e verso l’Italia. Le storie che compongono il libro mostrano infatti delle donne che, pur dovendo affrontare difficoltà e fragilità prima e dopo la migrazione, non vestono mai i panni della vittima. Al contrario mostrano una forte resistenza e una notevole capacita di reinventarsi. In una società in cui lo spazio della narrazione di sè rischia di essere sempre più frantumato, autoreferenziale e poco propenso all’ascolto, questo libro apre uno spazio narrativo importante in quanto frutto di incontri. Le pagine iniziali che precedono le biografie non solo introducono concetti e questioni metodologiche rilevanti che orientano la lettura, ma esplicitano le ragioni profonde che hanno spinto l’autrice a vestire i panni della biografa per compiere questa ricerca."


sabato 21 luglio 2018

Il DIARIO di GIUSEPPE PIVA


“Se la scrittura sta nella vita dell’Autore, non è meno vero che la vita dell’Autore sta nella scrittura”

Qualche tempo fa siamo tornati ad Arco di Trento, a far visita a Beatrice Carmellini. È a lei e al suo infaticabile impegno che dobbiamo l'idea e la guida nella nascita, a Meldola, della nostra Mnemoteca. Di fronte alle nostre domande non si è mai risparmiata, e negli anni c'è sempre stato un proficuo scambio.
L'ultima volta che ci siamo visti abbiamo portato con noi le nostre ricerche biografiche e i nostri progetti, e lei ha condiviso con noi i recenti percorsi, gli incontri e le pubblicazioni della Mnemoteca del Basso Sarca.
Tra queste il Diario del signor Giuseppe Piva, piccola opera d'arte di parole e immagini.
Dal libro che la Mnemoteca del Basso Sarca ha stampato divulgando così il diario del signor Piva abbiamo estrapolato alcune pagine scritte da Beatrice Carmellini che potete vedere nella foto.

Beatrice Carmellini
Più di vent’anni fa una giovane donna, rovistando nella soffitta di casa, trova un baule e, fra le molte cianfrusaglie, vede un quaderno foderato con quella che una volta si chiamava ‘carta da zucchero’. Lo sfoglia curiosa e ne rimane affascinata: è tutto disegnato! Ogni pagina ha strisce con immagini che racchiudono una scrittura giornaliera, numerata e ordinata.
Lo tiene per sé come un libro dei sogni, sogni di un altrove mitico di colori e immagini stravaganti. Solo molto più tardi riesce a staccarsene per donarlo alla Mnemoteca del Basso Sarca pensando che andrebbe condiviso come prezioso documento di testimonianza storica. Per questo ringraziamo Gabriella Boccagni perché davvero prezioso e unico sotto molti aspetti è il diario del signor Giuseppe Piva nel quale annota giorno per giorno i suoi primi quattro anni di emigrato in Uruguay, dal 12 ottobre 1930 al 31 dicembre 1934.
In questo diario, che rimbalza a noi da oltre oceano dopo oltre ottant’anni, c’è la tessitura di una fitta trama d’inchiostro che annulla distanze temporali e spaziali offrendoci la possibilità di osservare l’evento migrazione in presa diretta, dal caleidoscopico punto di vista del suo protagonista. Si tratta indubbiamente di una visione parziale e soggettiva, sottoposta ai condizionamenti del quotidiano e dello spaesamento, nel vissuto di stagioni al rovescio rispetto a quanto si è lasciato al paese d’origine.
Ma vediamo per prima cosa chi è Giuseppe Piva, l’autore di questa memoria7. Giuseppe nasce nel 1905 a Molina di Ledro, la sua famiglia, con soprannome Pivèc, originaria di Legòs, era numerosa: ben nove figli dei quali due morti in tenera età e uno, Massimo, che troveremo sovente nelle pagine del diario perché già emigrato tre anni prima di Giuseppe. Sappiamo inoltre che la famiglia (esperienza comune dei ledrensi) fu profuga in Boemia nel 1915 come mostra una fotografia nella quale Giuseppe aveva dieci anni. Stranamente nel diario l’autore non cita mai codesta esperienza, mentre invece declina i suoi dati anagrafici fin dalla prima pagina del quaderno: Giuseppe Piva, fu Angelo, e Scavia Margherita, nato il 13 febbraio 1905 in Molina di Ledro - Trentino, di professione sarto. Quando parte ha dunque venticinque anni e fa il sarto. Dalla foto nella quale è ritratto accanto al fratello Massimo possiamo vedere che Giuseppe non ha il fisico del fratello, pur nella fierezza del portamento. Che lui senta di compiere qualcosa di importante ce lo rivela già l’impostazione del diario e le mosse di apertura. Intanto lo immaginiamo mentre acquista il quaderno e non uno qualsiasi. È un quaderno che già dalla stampa della sua copertina racconta qualcosa: “Cuaderno de Escritura”con la grande scritta “Liberadores” e la data dello sbarco dei Trentatré Orientali nella Spiaggia dell’Agraciada, effettuato il 19 aprile del 18258. E questo è un racconto che riguarda il luogo dell’emigrazione, l’Uruguay. L’altro racconto riguarda il “pertinente”, ossia chi scriverà sul quaderno, nel nostro caso Giuseppe Piva (sarto) che vi scriverà “Riccordi del’Esilio” in quel di “Riachuelo P.p. Colonia R.O.U.”.
La pagina seguente si presenta già come un vero e proprio frontespizio con il disegno del piroscafo Campana e l’intento dello scrivente: “L’autore sottopone al giudizio di voi lettori quanto scritto nel presente libro...”. Desidera dunque che “il segno umile” del suo ‘esiglio’9 sia conosciuto. Sembra inoltre che l’intenzione fosse quella di una continuità nell’opera e che potrebbero esserci stati altri quaderni dal momento che dichiara essere questo il primo volume del quale è “iniziata l’edizione la prima domenica che mi trovavo in terra Uruguaia, 12 ottobre 193010”. Da questa prima pagina inizia la straordinaria avventura, non solo sua, ma anche di chi legge e si trova a vivere fra immagini e parole, fra ricordi e quotidianità, fra nostalgia e desiderio di futuro nell’affresco di un cambiamento e nel faticoso percorso di quella che sta diventando una identità bilocalizzata attraverso gli sforzi per trovare la capacità di vivere con dignità nella difficile condizione di emigrato in terra straniera.
Nel diario di quest’uomo, ora disperato, ora beffardo, nella sua scrittura precisa con penna e inchiostro - leggermente inclinata a destra- sia in prosa che in rima, come pure attraverso i magnifici disegni, ci troviamo di fronte a molti piani di lettura. Pur leggendo il diario nella sua scansione giornaliera sul piano puramente narrativo autobiografico, vediamo che poi, come una scatola cinese, ne possiamo trarre informazioni di tipo storico, antropologico, sociale, naturalistico, ambientale. Il tutto dentro una scrittura che, dal punto di vista formale, ha caratteristiche sue peculiari se pensiamo a quella che era l’alfabetizzazione negli anni venti e trenta del secolo scorso. Ci sono infatti citazioni in latino, riferimenti letterari, rime... Naturalmente la parte forse più attraente nell’immediato sono i disegni, la loro pertinenza con la narrazione e la realtà, oltre al fascino dei colori e dell’insieme.
Se la scrittura sta nella vita dell’Autore, non è meno vero che la vita dell’Autore sta nella scrittura. È sintomatico il caso di questo diario spesso assunto come luogo in cui la realtà della vita può essere colta e dove la scrittura trova la propria motivazione, giustificazione e fondamento. Il diario dice proprio della persona reale così come è quando scrive, quando vive la vita quotidiana, quando è ‘vivo e vero’ perché, come dice lui stesso: “Giuseppe Piva scrive la vita11”.

7 Vedi: Testimonianze, notizie, ed immagini del XX secolo delle comunità di Barcesino, Legòs e Molina di Ledro (pagina 305, Tav.82) a cura di Michele Toccoli pubblicato dal Comune di Molina di Ledro nel febbraio 2008.
8 I Trentatré Orientali (Treinta y tres Orientales) è riferito ad un gruppo di uomini comandati da Juan Antonio Lavalleja, che aveva condotto una spedizione dall’Argentina, per liberare il territorio dell’Uruguay nel 1825, precedentemente conquistato dal Brasile sotto il nome di “Provincia Cispalatina”.
9 Giuseppe Piva scriverà quasi sempre esiglio e non esilio, si avverte pertanto che le citazioni saranno trascritte correttamente errori ortografici compresi.
10 Nella prima pagina.
11 (p.55a: 18 giugno 1933. Ci sono due numerazioni di 55, anche la seguente reca lo stesso numero)



sabato 19 maggio 2018

FOTO DAL 12 MAGGIO

Ecco qualche foto dall'evento di presentazione della ricerca ANDAR PER STORIE ...a Meldola
del 12 maggio 2018 
presso la biblioteca comunale "F. Torricelli" di Meldola

Ermes Fuzzi e Laura Di Gianni

Carla Milanesi e Laura Di Gianni

Elosia Balzani con le sue creazioni all'uncinetto




Paola Scarpellini, Giorgio Neri, Elosia Balzani







Laura Arduini




Elosia Balzani e Laura Arduini



mercoledì 9 agosto 2017

8 Agosto 2017 - SUGGESTIONI

Resta il fatto che il significato di una storia di vita è[..] sempre affidato alla biografia, ossia al racconto di un altro.
[A. Cavarero]


Il pubblico
                   ....sembra di essere una grande famiglia...

        ...conosco quasi tutti, mi sento bene qui seduta ad ascoltare tra persone che sento in amicizia... 

                                                        ...ma questa è la storia di...sì, è lui!...
                                                        ...e questo chi l'è?...Tu dici?...però...hai ragione l'è lui!!!...

                                    ...è come essere a "veglia" attorno al fuoco quando ero bambino...

I commenti sono appena sussurrati, quasi con il timore di disturbare.
Voci che si inseguono e si confrontano nel cercare di capire chi sia il protagonista della storia narrata, il cui nome sarà pronunciato solo al termine della lettura. C'è grande coinvolgimento ed energia tra le persone che affollano l'area dell'Arena Hesperia in questa calda sera di agosto. Le ferie sono iniziate, in molti sono partiti, in molti sono restati. La presentazione del libro “MËẐA CÁPA AD LAVURADUR...e poco più. Memorie di lavoro di cittadini meldolesi”  è una buona occasione per stare insieme.
C'è un folto pubblico, ma con la sensazione di trovarsi in famiglia: la gioia di rivedere persone che non si incontrano più da molto tempo o di trovare visi che mai si sarebbe creduto di rivedere, proprio come una grande famiglia che si ritrova per un'occasione speciale.
E in effetti è così.
Mentre la luna compie il suo viaggio e occhieggia quanto avviene nell'Arena, le voci dei lettori danno nuova vita alle gesta dei protagonisti: Maria Antonietta Arzu, Ermen Bertaccini, Germano Carloni, Maria Iolanda Casadei, Giuseppe Cardinale, Antonia Collinelli, Mario Conficoni, Maria Grazia Conti, Miro Coveri, Silverio Medri, Glauco Mercuriali, Ruggero Milandri, don Mauro Petrini, Piero tassinari, Teresina Zuccherelli.
Ognuno si risveglia eroe, e come Ulisse alla corte dei Feaci si sente narrare, mentre orecchie attente e partecipi seguono la sua Storia.




















mercoledì 14 settembre 2016

MEMORIE DI LAVORO, Loris venturi e don Mauro Petrini

Oggi è il turno di Loris e don Mauro.

Dall'introduzione di Loris Venturi
La narrazione “confessione” traccia il profilo di una personalità volitiva, positiva, alla ricerca di quell’unica sinfonia cui dà piena dignità la copertina del libro dei canti della comunità cristiana meldolese. Questa narrazione è figlia di una scelta di vita e di un ministero sacerdotale nati dall’umiltà di don Mauro e dalla sua indefessa volontà di valorizzare e porre grande attenzione alle vite dei più deboli. Ha mostrato la strada ad altri fedeli ed ha compiuto atti simbolici di grande valore umano quando, per fare un esempio tra i tanti che potrei citare, ha portato sulle vette della Marmolada, o in cima alla Basilica di San Pietro, persone con gravissime problematiche di salute per le quali sembrava impossibile compiere azioni simili.

Brano tratto dalla narrazione di don Mauro Petrini
"UNA SCELTA DI VITA"

Sono don Mauro Petrini, che all’anagrafe risulto Lodovico Petrini, perché mio babbo, quando nacqui il 27 Luglio 1948, si presentò negli uffici comunali e mi dichiarò col nome LODOVICO. Così si chiamava il mio fratellino, nato nel 1943 e morto nel periodo della guerra per complicazioni in seguito a tosse convulsa. Ma al ritorno a casa le mie sorelle di 12, 13 e 15 anni dissentirono: “No! Perché quel nome? Va a finire che muore anche Lui!”. E così fui battezzato col nome di Mauro e sono sempre stato chiamato Mauro. Ma a sei anni, quando andai a scuola in prima elementare, feci la brutta scoperta: sul registro comparivo col nome di Lodovico e così l’insegnante mi chiamò all’appello. Ricordo la mia sorpresa e il divertimento dei miei compagni che allora mi prendevano in giro canzonandomi col detto: “Lodovico, sei dolce come un fico”.

Infanzia povera ma felice
Sono nato e cresciuto in una famiglia numerosa, decimo di undici figli. Ho vissuto la mia infanzia in campagna con lo stretto necessario per vivere: con la coltivazione del piccolo poderino di cui era proprietario, mio babbo ha fatto crescere con dignità tutti i suoi figli. Poi ognuno ha fatto la sua strada e si è incamminato nella vita. Eravamo una famiglia numerosa che viveva in campagna gustando la gioia di una profonda libertà: si giocava insieme tutti, anche coi vicini di casa, ai giochi più innocenti di questo mondo. Ricordo Pum Libero… Sento di aver vissuto un’infanzia molto bella e felice, anche se caratterizzata da una grande ristrettezza economica. Negli anni Cinquanta si tirava ancora la cinghia, soprattutto in una famiglia numerosa, anche se la vita in campagna ha garantito sempre un po’ di pane ed un po’ di companatico; di questo dobbiamo dire grazie al Signore. Si cresceva con l’essenziale e le cose naturali: ci si accontentava e si imparava ad accontentarsi di quel che si poteva godere. L’infanzia e la fanciullezza si sono svolte in questo modo ed hanno influito molto sulla mia formazione.

[..]
La prima scelta
Come primo ambito per il mio servizio sacerdotale chiesi al Vescovo di andare in Germania per assistere gli emigrati italiani, insieme a mio fratello sacerdote don Pier Paolo, che già da dieci anni era missionario per gli emigrati. Ho fatto questa scelta perché già durante le vacanze negli anni precedenti la mia ordinazione sacerdotale ero andato più volte nelle missioni italiane dove operava mio fratello: avevo visto il vasto campo di azione e mi attirava la possibilità di mettere a servizio di questi fratelli più bisognosi le mie giovani energie. Don Pier Paolo aveva la responsabilità della missione italiana di Offenbach, comprendente un vasto territorio popolato da circa 10.000 immigrati italiani nelle immediate vicinanze di Francoforte sul Meno. È stato il mio primo impatto con tutti i problemi che l’emigrazione italiana poneva in quegli anni anche là in Germania: i problemi dell’accoglienza in un Paese straniero, la difficoltà della comunicazione a causa della scarsa conoscenza della lingua tedesca, i problemi del lavoro, dell’abitazione, la riunificazione di tante famiglie, la difficoltà per l’inserimento dei figli nella scuola, ecc… Per il problema scolastico avevamo impostato una scuola bilingue che aiutasse pian piano i bambini, da una parte a non perdere le radici della cultura italiana e dall’altra nella comprensione della lingua e della cultura tedesca, con lo scopo di un graduale e sempre maggiore inserimento nel mondo tedesco. Per un po’ questa soluzione ha ben funzionato; poi pian piano si è superata questa fase e si è operato per un pieno inserimento nella scuola tedesca.

[..]
A mo’ di conclusione, vorrei dire che non è stato facile “confessarsi” in pubblico; tuttavia, spero che queste parole siano descrittive del mio atteggiamento fondamentalmente “positivo”: sono un prete contento della scelta fatta di donare la mia vita al Signore e ai fratelli; so di avere tanti difetti, ma confido nella benevolenza di tutti i cari meldolesi che, sicuramente, vorranno continuare a sostenere il loro parroco nel cammino che, a Dio piacendo, ancora ci sta davanti.


10 Settembre 1972. In occasione della Prima Messa di don Mauro tutta la famiglia si ritrova di nuovo unita: in prima fila, da sinistra: mamma LINA, don MAURO, don PIER PAOLO e papà DOMENICO; in seconda fila, da sinistra: GIULIA, PAOLA, GELINDO e MARIA PIA; in alto, da sinistra: ELIA, TEA, ROBERTO e MATTEO

martedì 13 settembre 2016

MEMORIE DI LAVORO, Maris Senzani Pezzi e Piero Tassinari

Dedichiamo qualche pagina di questo blog ai Biografi Volontari e ai loro narratori cominciando da Maris e Piero.
Piero Tassinari è stato maestro elementare e ora è in pensione.

Dall'introduzione di Maris Senzani Pezzi

[..]Quando penso alla scuola, in un tempo carico di distrazioni e momenti di disturbo come il presente, credo che la vera rivoluzione sia studiare. Mi piacerebbe una scuola che, fino al triennio delle superiori, non si ponesse il problema dello scopo o dell’utilità ma pensasse ad arricchire la mente, il cuore e lo spirito dei ragazzi attraverso le grandi discipline della nostra cultura, quelle che appaiono inutili e portano in altri mondi ma che fanno conoscere se stessi, come la filosofia, letteratura, l’arte, la matematica, la storia e con la psicologia, la sociologia e la logica. La possibilità di perdere un po’ di tempo, imparare a riflettere, ad ascoltare, sapersi fermare di fronte alla natura e alle proprie emozioni per poterle scoprire e riconoscere. Un tempo gratuito senza risultati concreti, utili ma che serve alla nostra crescita emotiva e relazionale. In fondo l’intelligenza è relazione, la capacità di convivere con l’alterità, andare oltre il noi stessi.[..]

Brano tratto dalla narrazione di Piero Tassinari 
"SCUOLA DI VOLO PER PRINCIPIANTI"

La prima volta non si dimentica mai. O no?
Ero alla mia prima esperienza ed è sempre tutto più difficile. Adesso mi sovviene che proprio nella scuola materna e in quella elementare in un primo tempo l’energia dei bambini, la loro carica, spaventavano anche un poco. Cioè il timore poteva essere quello di non riuscire a gestire il gruppo classe perché si potevano creare delle dinamiche e il maestro non ancora esperto nella gestione delle relazioni umane potesse fare degli errori e quindi insomma …. Il peggio del peggio che può succedere ad un insegnante è che gli possa sfuggire di mano la gestione del gruppo dei ragazzi. Se i ragazzi stessi capiscono questo …lo finiscono il maestro! Ricordo quando si incontra per la prima volta una classe e quando si inizia ad essere un insegnante. Devo dire che il cosiddetto primo giorno di scuola, così emozionante per i bambini, soprattutto per quelli che iniziano il percorso della scuola elementare, per me è sempre stato un giorno di grande emotività. Anche quando sono arrivato all’ultimo anno e avevo già la prospettiva dell’andare in pensione, sapevo quindi che quell’anno che avevo iniziato sarebbe stato l’ultimo del mio percorso di lavoro, quasi a maggior ragione, quel primo giorno di scuola, un 13 o 14 settembre, non mi fece dormire, perché ero preso dall’emozione.
[..]
Ricordo che nella Pasqua di quell’anno, scrissi una storia buffa e la proposi ai ragazzi. Era una storia di fantasia, dissi loro che, comunque, sì esistevano gli alberi che producevano invece che le pere le uova di pasqua. E rispetto alla loro sana incredulità dissi: “Se non ci credete io vi porto a vederli. Bisogna saperli riconoscere”. Ho lavorato come un matto per andare ad attaccare le uova in un albero, là, in mezzo alla campagna, che non potessero essere viste. Non solo. A questa strana caccia al tesoro che erano le uova di Pasqua, chiesi di partecipare anche alla mia collega, sempre un po’ riluttante rispetto a queste attività “alternative”. Per cui, sì, alla fine venne anche lei ma aveva un grande punto interrogativo al posto del naso. I bambini, alla vista delle uova appese, sono rimasti immobili, in silenzio, a bocca spalancata. Poi, tutti giù a ridere! Lo stesso anno mi travestii da Babbo Natale e chiesi alla collega se mi teneva i miei bambini per un po’ di tempo e se poi li accompagnava lungo un percorso che io avevo predisposto, tipo caccia al tesoro, per venirmi a cercare. Ahimè fui scoperto da una vecchietta lungo il tragitto, in quella stradella di campagna dove io avevo progettato di passare per poi andarmi a nascondere. Questa vecchietta cominciò ad urlare mescolando parole in dialetto e in italiano “Uh iè babbi natali, uh iè babbi natali, curì,curì che uh iè babbi natali!!!”.

[..]Miti e mete
Io avevo i miei miti. A parte tutti i testi che fanno parte del patrimonio culturale richiesto all’insegnante per potersi proporre come tale, si studiano pedagogisti, psicologi, poi c’erano dei miti che per me erano gli archetipi dell’insegnante. Uno in particolare non lo potrò mai dimenticare perché io cercavo di imitare il suo modo di insegnare. Non so se questo signore sia ancora fra noi. Se esiste il paradiso lui ha un posto d’onore. Questo signore è stato un maestro elementare e uno scrittore, Mario Lodi, che ha scritto tanto, tanti testi che io consideravo il mio Vangelo pedagogico. Erano dei romanzi dedicati alla scuola e anche ai bambini. Uno di questi è “C’è speranza se questo accadde a Vho (Vho di Piadena)”, oppure “Il paese sbagliato”, poi il famoso “Cipì” , scritto per i suoi scolari, che ha venduto non so mai quante copie in tutte le scuole d’Italia. Un libro che raccontava della sua esperienza da quando era bambino fino alle vicende della 2° guerra mondiale, del fascismo, libro che ho continuato a leggere ai ragazzi fino all’ultimo ciclo era il “Il corvo”. Comunque cercavo in tutti i modi di fare scuola alla maniera di Mario Lodi. Ora mi ritorna alla mente anche la “Scuola di Barbiana”, Don Milani, grande personaggio. Quelli erano i miei eroi. E sulla falsa riga del loro modo di organizzare l’istituzione educativa io cercavo di muovermi. E devo dire la verità. Fino alla fine, sono passate le riforme sulla mia testa, va bene, sono cambiati i modelli organizzativi ma io sono rimasto fedele a quel modello.

Il maestro Piero con i suoi alunni

venerdì 26 febbraio 2016

"ANZIANI SOLI: muoversi di più per vivere meglio" - MELDOLA, 5 MARZO 2016

Il percorso è stato attivato a Meldola (FC) nel 2015 con la finalità di individuare gli strumenti e i percorsi per contrastare l’isolamento, la sedentarietà e gli altri fattori di rischio a cui sono soggetti gli anziani che vivono soli.

L'incontro in programma il 5 marzo 2016 presenterà i primi esiti delle attività messe in campo a Meldola nell’ambito del progetto di comunità “La Casa della Salute per Guadagnare Salute”.
I Progetti di Comunità si inseriscono nelle linee di indirizzo programmatico regionale e nascono dal presupposto che la salute sia un processo multidimensionale e multipli siano i fattori di rischio. Mettono in campo iniziative basate su competenze multidisciplinari e la loro efficacia si basa sul fatto che riguardano un contesto territoriale specifico, in cui si attiva il coinvolgimento dei diversi attori, nonché l’integrazione con i programmi di comunità già in essere che corrispondono ai criteri di corretta metodologia e provata efficacia. Esplicitano gli obiettivi di salute attesi e devono essere sostenibili nel tempo: la loro durata in genere non è inferiore ai tre anni e prevedono un percorso di evoluzione da progetto a processo ordinario, sostenuto da azioni di collaborazione fra ambito educativo e ambito socio- sanitario, attraverso azioni di rete e costituzione di alleanze. Si pongono l’obiettivo primario di promuovere empowerment di comunità utilizzando la metodologia partecipata intersettoriale per migliorare: il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini; il potere della comunità nei confronti della tutela della propria salute; la qualità dei servizi, lo sviluppo della comunità e della cittadinanza attiva.

Tra i soggetti coinvolti c'è anche l'A.P.S. parolefatteamano che parteciperà all'incontro con alcune esperienze condotte sul territorio meldolese.





lunedì 17 agosto 2015

UN PO' DI FOTO DEL 13 GIUGNO

Continua il nostro zapping tra le varie iniziative che ci hanno visti protagonisti in questi mesi. Oggi tocca alle foto scattatte durante la restitutzione della ricerca dedicata alle memorie di lavoro, sabato 13 giugno 2015.

Cristina Bacchi, Assessora alla Cultura Comune di Meldola

Ermes Fuzzi




Nives Negrello





Astrid Valeck e Germano Carloni
 
Maris Senzani Pezzi

Loris Venturi
Loris Venturi e Miro Coveri


Sabrina Lombardi

Teresina Zuccherelli