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giovedì 14 luglio 2022

EREDI


 

Davanti al bianco implacabile del foglio la prima frase è sempre la più difficile; fortunatamente posso ancorarmi alle parole che emergono spontaneamente dal glossario di PAROLEFATTEAMANO le quali , come    un  salvagente, mi permettono di galleggiare  e di  conquistare un approdo per la scrittura.

Osservo l’elenco stilato in fretta; un pugno di parole che, nell’involontaria approssimazione, racchiude il senso del “dire e del fare” che ha animato e sostenuto l’associazione nei suoi dieci anni di vita.

 Dieci anni sono un importante traguardo, ma se   ad ogni arrivo c’è un altro inizio ,    mi chiedo   chi affiancherà i soci di Parolefatteamano o, meglio, chi sceglierà di crescere insieme a loro  prendendosi cura delle storie di vita  e di farsi testimone della vita degli altri,     ponendo, però,  sempre  lungimirante attenzione all’oggi.   In un’epoca schiacciata da un presente sbrigativo, che sembra aver reciso ogni legame con    il passato personale e collettivo   ritengo sia  necessario “nominare eredi”.

Al riguardo, noi di  PAROLEFATTEAMANO,  poniamo fiducia nei giovani che già da ora ci affiancano e  ci supportano; giovani pienamente consapevoli   
che accettare un’eredità significa far proprio un “capitale “da far fruttare e non un patrimonio inerte da custodire
. Poi c’è anche Filippo, la mascotte dell’associazione, che    con la sua vivacità pronostica un’effervescente operatività futura.    A proposito di eredità il bambino,  che ha trattenuto con  sè   l’azzurro sorriso  di nonno Loris ,      con la sua presenza       accorcia, con tenerezza ,   le distanze fra un “non più” e “il non ancora” .  

Loretta Buda




 

 

mercoledì 15 giugno 2022

16 giugno 2022 parolefatteamano ha 10 anni e inaugura la sua Mnemoteca!

 Eccoci pronti! La data tanto attesa è arrivata.

Questo bellissimo allestimento è opera di Monica Pozzi, la bibliotecaria di Meldola.

 Mancate solo voi.

Vi aspettiamo domani, 16 giugno 2022, alle ore 16.00 presso la biblioteca comunale "F. Torricelli".

domenica 11 settembre 2016

Le cose di L. Borges

(.....) partire dalle cose, le quali nella loro compostezza, nel loro silenzio docile,ci hanno dimostrato che le dimore autobiografiche vanno , innanzitutto arredate con le loro presenze.


“Comporre una vita”   Mary Catherine Bateson






LE COSE 


Le monete, il bastone, il portachiavi,

la pronta serratura, i tardi appunti

che non potranno leggere i miei scarsi

giorni, le carte da gioco e gli scacchi,

un libro e tra le pagine appassita

la viola, monumento d’una sera

di certo inobliabile e obliata,

il rosso specchio a occidente in cui arde

illusoria un’aurora. Quante cose,

atlanti, lime, soglie, coppe, chiodi,

ci servono come taciti schiavi,

senza sguardo, stranamente segrete!

Dureranno piú in là del nostro oblio;

non sapran mai che ce ne siamo andati
.


 i   L.BORGES

sabato 10 settembre 2016

Da Occidente a Oriente,passando per Anghiari Loretta Buda


Da    Occidente a Oriente
passando per  Anghiari




Siamo storia e siamo la nostra storia nella Storia (…)
 Siamo tempo e l’esperienza reale del tempo la si ha attraverso la memoria
Salvatore Natoli


Loretta Buda

Recarsi ad Anghiari per partecipare al festival e fermarsi solo quattro ore è veramente poco, ma  era quanto potevamo concederci, io , Astrid ed Ermes . Insieme abbiamo trascorso la mattina  accomodati  nella  penombra del teatro ad ascoltare storie che , come in un gioco di matrioske , si inserivano una nell’altra fino a completarsi  in un  grande racconto capace  di preservarle e contenerle tutte. Come sempre, il solo fatto di essere ad Anghiari si è connotato  come una gradevole occasione, ma seguire la presentazione di volumi, ascoltare la restituzione di progetti  hanno reso l’esperienza  intensa e coinvolgente.
Curo   rapidamente gli appunti   e li condivido per non perdere quel racconto corale che , nel suo andirivieni , fra due età estreme ( vecchia e infanzia),  è andato “oltre” fermandosi anche  “in orti e giardini”[1]  ;  una sosta per ricordarci  che anche  i  luoghi sono evocativi  e che l’autobiografia ritrova  l’essenza e la sacralità di ogni territorio .
Si è parlato di vecchi , di strutture sanitarie e/o protette, se ne è sottolineata la necessità ma anche il disagio  che l’abitarci  genera negli ospiti .[2]
Dalle  parole dei relatori è emerso un rinnovato bisogno di memoria, un bisogno che, a livello individuale,  potrà appagarsi solo continuando a raccontare e scrivere di sé  per riabilitare  la propria  vicenda umana.  Noi siamo la nostra memoria , afferma sempre  Natoli, e il contenuto della nostra memoria è esperienza di racconti e relazioni.
Non è facile invecchiare, soprattutto non è facile farlo  con garbo e accettarsi nei limiti  che l’età impone;  oltre a non essere  facile  diventa anche doloroso quando la vecchiaia si vive in solitudine,  afflitti  dal desiderio inappagato di ritorno. Nostos, tornare ad abitare  la propria  casa , corrispondere nuovamente alla quotidianità  precedente, rivivere affetti  e  tornare ad immaginare un futuro.  
Ancora una volta la scrittura ha svolto una  funzione terapeutica caratterizzandosi  come l’antidoto per  far fronte al senso di emarginazione che coglie soprattutto  gli  ospiti delle strutture  .  Gli operatori delle case di riposo  hanno sottolineato  la dedizione adottata  per  dare dignità alle storie e per offrire gli strumenti idonei perché” i giovani di un altro tempo” parlassero . Molti    vecchi sono reduci da un’educazione fondata sul pudore e sulla parsimonia delle parole per cui, in questo, come in altri casi,    è stato necessario dare voce a quelle persone  che credevano  di non aver nulla da dire e  prestare parole a coloro che non le ritrovavano più.
“Abbandonarsi”  è il titolo del  progetto fotografico-narrativo  fatto di memorie e relazioni tra ospiti e personale sanitario di alcune R.S.A  sul tema dell’abbandono. Gli oggetti fotografati , (definiti : EX VOTO di una  EX VITA),  hanno allestito dimore autobiografiche e le immagini sono diventate pretesti narrativi. Le storie degli anziani e degli operatori sono state raccolte  e trascritte   per ricomporre   frammenti di vita . Mi piace pensare ad un “abbandonarsi”  che lasci  l’ accezione di arrendevolezza  e di rinuncia per  vestire la  duplice   veste  di  abbandono e dono . AbbanDonarsi,  affidarsi alle persone ,accogliere, vicendevolmente ,  il dono   della loro presenza e del  ricordare insieme. Ricordare insieme per intrecciare cura e  ricomporre “la vita” .
L’ultima parte della mattina è stata dedicata alle “Scritture bambine” I relatori  hanno sottolineato quanto i bambini siano capaci     di memoria e come la narrazione d di sé possa diventare un’ occasione per costruire un’immagine personale sempre più consapevole.
L’ autobiografia diventa un vero e proprio strumento didattico,  sia come genere narrativo,  sia come occasione per lo sviluppo cognitivo. Nei laboratori  autobiografici i “piccoli partecipanti sono stati condotti a riflettere su sé e l'altro, con l'obiettivo di amplificare le possibilità di incontro e di valorizzazione di ognuno, nell'ottica che l'inclusione all'educazione in contesti multiculturali e plurilingue comincia dai più piccoli”. Le attività hanno previsto incontri con i genitori in tempi  a loro dedicati alla  conoscenza tra scuola e famiglia.
Per esperienza personale ribadisco che far vivere agli alunni esperienze autobiografiche ci permette di creare nuovi rapporti tra identità personale e collettiva. L’identità è un evento relazionale che si qualifica attraverso la riflessione e la comunicazione di esperienze significative vissute o immaginate. Come afferma D.Demetrio "(...) è la scuola il luogo della "lungimiranza pedagogica" dove si dovrebbero attuare quelle pratiche della memoria che sollecitano autoriflessione, introspezione e una cultura della memoria che si traduce anche in cultura della relazionalità e della storia”. [3]
Nati per scrivere è un progetto della LU.A, pensato in collaborazione con l'Associazione Italiana Biblioteche, la cui fase sperimentale si è sviluppata all'interno della programmazione delle attività proposte dalle Biblioteche in rete con altre agenzie educative e culturali. La biblioteca  è  un luogo che e accoglie e restituisce “mondi  e  ci permette, come  è accaduto ad Anghiari,  di divagare  da Occidente  a Oriente.  Occidente , là dove il sole tramonta e il vecchio fissa il suo ultimo orizzonte , Oriente dove il sole sorge e  la vita esubera
Come pensiero conclusivo e sempre “divagante”,  mi piace immaginare  una  biblioteca che si  proponga come luogo privilegiato nel quale una comunità possa raccontarsi e intrecciare alleanze generazionali .  Uno spazio    dove i bambini, protagonisti di un futuro che si libera,  possano sperimentare la distanza e la continuità con la propria memoria  e i vecchi, gravati da un futuro che si comprime,  possano  riacquistare il gusto  per la vita .



[1] “Oltre il libro, un orto, un giardino “
“ Giardino Sicano. Bivona come metafora”
[2] AbbanDonarsi : percorso fotografico – narrativo.
Nelle pratiche : i vecchi raccontano.
“un m’addolgo di nulla “
Noi giovani di un altro tempo.
[3]Duccio Demetrio,  Ricordare a scuola. Fare memoria e didattica autobiografica, GLF editori Laterza, Roma
Anno: 2003

venerdì 5 settembre 2014

UN DESTINO INASPETTATO

All'interno del volume “DA E VERSO MELDOLA. Memorie di vita e di migrazione al femminile” trova spazio la storia di Mihaela Chiriac Păun.
Mihaela è una delle prime donne che ha accettato di raccontare di sé.
A Meldola è conosciuta come Michela. Anche io l'ho sempre chiamata così e sapere che il suo nome è un altro e si pronuncia in modo differente da come l'ho sempre chiamata, mi ha sorpresa non poco.
Il nome è sede dell'identità, ci rappresenta ed è custode della nostra memoria.
Cambiare identità cosa comporta?
È un modo per distanziarsi dal proprio Paese e sentirsi più simili alle persone del Paese ospitante? Sentirsi accettati?
Rappresenta un nuovo inizio o nega le radici, l'appartenenza, la competenza, il sapere lasciando chi ha avuto un nuovo nome privo della propria essenza più profonda?
La Mihaela romena era sarta professionista e maestra nel controllo della qualità.
E la Michela italiana?

È da queste considerazioni che ha avuto inizio la nostra reciproca conoscenza portandoci sui sentieri dell'accoglienza, della migrazione, del cambiamento, passando dall'infanzia nella Romania di Ceauşescu all'amore per l'Italia.

La Voce di Romagna, 13/11/13

martedì 29 luglio 2014

NON PUOI CAMBIARE LE CIRCOSTANZE, MA PUOI CAMBIARE LA TUA ATTITUDINE VERSO DI ESSE

All'interno del volume DA E VERSO MELDOLA. Memorie di vita e di migrazione al femminile trova spazio la storia di Corinna Casi.
Se si pensa alla parola viaggio si immaginano posti lontani, valigie da preparare, luoghi da visitare, nuovi incontri. Si può però viaggiare in molti modi. Scrivere è uno di questi. Con la scrittura si può andare lontano, ma anche in profondità. Possiamo esplorare la nostra interiorità e riflettere sul nostro pensare come sul mondo. È un approccio filosofico all’esistenza cui ci si forma con costanza e che modifica il nostro modo di avvicinarci a ciò che ci circonda.
La scrittura educa all’ascolto, ci aiuta a decentrarci dal nostro punto di vista, a rischiare quanto ci appartiene rendendolo evidente a noi stessi e agli altri. Il dialogo quotidiano con noi stessi, attraverso la pratica del diario, ci permette di ritagliarci uno spazio e un tempo “tutto per sé”.
La scrittura, il diario e l’approccio filosofico alla vita sono aspetti che appartengono a Corinna nel profondo e le offrono lo spunto perché possa narrare di sé. Stralci delle pagine dei suoi diari aprono ogni paragrafo e rappresentano l’incipit per il racconto. Le parole, scritte a penna, lasciano immaginare il movimento della mano che scorre lentamente sul foglio. L’inchiostro deposto sulla pagina è la chiave per accedere alla sua interiorità, alla sua memoria, ai suoi valori. Ed è sempre un passaggio del suo diario a chiudere le sue pagine biografiche, pagine nate in dialogo tra di noi e fluite come riflessione con se stessa.

La Voce di Romagna, 26/11/13

lunedì 30 dicembre 2013

MEMORIE DI LAVORO resoconto e foto


Il 21 Dicembre 2013 nella Biblioteca comunale di Meldola, alla presenza della cittadinanza, di coloro che si sono prestati a narrare la loro storia professionale, del Sindaco e dell'Assessore alla Cultura, ogni BIOGRAFO ha raccontato la propria esperienza come raccoglitore di storie. Le cinque narrazioni che compongono la raccolta dedicata al tema del lavoro sono state donate dai cittadini meldolesi Giuseppe Cardinale, Maria Iolanda Casadei, Maria Grazia Conti, Silverio Medri e Ruggero Milandri. La raccolta costituisce la fase finale di un lavoro sperimentale che ha visto impegnati una parte dei partecipanti al laboratorio di scrittura autobiografica tenutosi presso la biblioteca “F. Torricelli” nei mesi di aprile – maggio 2013 e che hanno proseguito, da ottobre a dicembre, il percorso di approfondimento per biografi volontari: Paola Borghesi, Khawla El Halaby, Sabrina Lombardi, Stefania Severi e Loris Venturi. Questi ultimi hanno curato la trascrizione e la rielaborazione delle narrazioni condivise, riviste e integrate insieme ai propri narratori. Si è scelto di far sperimentare i bigrafi in una intervista narrativa che avesse come sfondo la memoria professionale. I conduttori dei laboratori, Ermes Fuzzi e Astrid Valeck, si sono presi cura del contatto con le persone da intervistare spiegando loro quali erano le finalità della ricerca e che sarebbe approdata ad un momento di lettura pubblica e consegna in formato cartaceo alla sezione MNEMOTECA della biblioteca comunale. In realtà il nostro concetto di archiviazione deriva da una idea dinamica della documentazione delle memorie di vita indipendentemente dalle tematiche a cui esse fanno riferimento. In questo caso la memoria della vita lavorativa si è posta come oggetto di ricerca per andare a scoprire il legame identitario che unisce la vita di ognuno al proprio lavoro o con i lavori che ha svolto nel corso della propria esistenza. Nella costruzione di una traccia da seguire durante il colloquio narrativo, i biografi hanno saputo riferirsi agli incontri, alle speranze, alle aspettative disattese o a quelle realizzate, ai sacrifici e alle soddisfazioni, alle competenze acquisite e alle scoperte, ai bilanci in itinere e alle prospettive di sviluppo, alla coniugazione con gli altri molteplici aspetti che connotano la vita di ognuno dei narratori. Ci arrivano quasi quotidianamente parole e racconti che ci stimolano ad una riflessione su ciò che rappresenta oggi il lavoro e come i periodi di crisi passati siano stati a volte molto più ardui di quelli presenti. Come hanno superato le difficoltà queste persone? Come hanno affrontato e risolto i problemi? Che messaggio possiamo trarre dalla loro esperienza di vita? 
Da queste voci, che sono frutto di registrazioni della durata di circa 45 minuti, emergono molte risposte che vanno considerate in un'ottica intergenerazionale. Lo scoramento che sembra attanagliare molti giovani senza prospettive di lavoro certe o molti senza lavoro in età diverse può trovare nelle parole degli intervistati motivo di attenzione e riflessione. Prende forma un quadro estremamente variegato e complesso che riesce a dare l'idea delle difficoltà che ognuno ha dovuto affrontare per riconoscersi nei lavori che ha svolto. Ci sono descrizioni di ciò che non rappresenta l'ideale di attività che ognuno avrebbe voluto o saputo svolgere, ma in ogni caso il lavoro ha costituito uno strumento per trovare una propria collocazione sociale, per crescere una famiglia, per garantire un futuro ai figli, per realizzare i sogni e le speranze di una vita migliore. In ogni epoca storica e per ogni territorio attraversato da queste memorie di vita lavorativa i racconti testimoniano di quei valori cui è necessario riferirsi in ogni tempo e in ogni società: il lavoro come emancipazione, come autonomia, come conoscenza, come aiuto per sé e per gli altri, come segno identificativo della propria volontà. La raccolta, che ha il titolo "MEMORIE DI LAVORO", rappresenta la fine di un percorso sperimentale a cui si è accennato per divenire uno strumento aperto ad altre narrazioni sulle memorie lavorative del territorio che l'Associazione parolefatteamano intende sviluppare attraverso nuove raccolte ancor più articolate.






















domenica 15 dicembre 2013

MEMORIE DI LAVORO

Sabato 21 dicembre alle ore 10,00 presso la biblioteca comunale “F.Torricelli” di Meldola, in occasione dell'ultimo incontro di laboratorio promosso dall'associazione “parolefatteamano” con il patrocinio della provincia di forlì-Cesena e del Comune di Meldola, il gruppo di Biografi Volontari dona alla locale sezione mnemoteca la raccolta di memorie di lavoro di alcuni cittadini meldolesi: Casadei Maria Iolanda, Silverio Medri, Giuseppe Cardinale, Maria Grazia Conti, Ruggero Milandri. Cinque esperienze di vita, curate dai Biografi, che si collocano su piani storici diversi e che contengono peculiarità di grande valore non solo per i loro narratori e per i biografi, ma per tutti coloro che vivono nel territorio meldolese. Si alternano racconti di fatica, ricerca, spostamenti all'estero, tenacia e volontà che caratterizzano le vite di questi personaggi. Grazie a loro inizia un'importante ricerca in grado di ricomporre la memoria sul lavoro, sul suo significato e sui valori di riferimento. La storia degli ultimi anni ha spesso legato la parola “lavoro” a concetti negativizzanti come precarietà, fallimento, staticità, perdita, tassazione, chiusura. La memoria di questi cittadini, la loro esperienza e la loro capacità di superare le difficoltà insieme alla ricerca e alla volontà di realizzare i propri progetti di vita aiuta a riconquistare dignità, passione, fiducia, futuribilità e ricollocare la parola lavoro al centro della storia di ognuno. Lavoro come identità, appartenenza,ed espressione di sé. Questi i messaggi che i narratori vogliono comunicare e donare alla comunità di ascoltatori e lettori.     

domenica 10 novembre 2013

THE SCOPE OF DESTINY. Dalla Nigeria all'Italia

Sul quotidiano "La Voce di Romagna" prosegue la pubblicazione di brevi stralci delle storie contenute nella raccolta "DA E VERSO MELDOLA. Memorie di vita e di migrazione al femminile".
Il 29 ottobre 2013 è stata la volta della storia di Emelda Okeh del suo viaggio dalla Nigeria all'Italia.
Durante un colloquio autobiografico ciò che emerge, insieme alla storia di vita, sono i valori che fanno da guida ad una persona. Valutazioni sul mondo e sulla strada che ha percorso. E' come raccogliere una rete e tirarla verso di sé, fare sintesi e ri-trovare la trama. In questa trama c'è l'amore di Emelda per la su Terra, la filosofia di vita dei suoi genitori, i valori che le hanno trasmesso attraverso l'educazione, le sue esperienze e scoperte, la direzione che ha voluto dare alla sua esistenza e ciò che vuole lasciare ai suoi figli. Riflessioni che partendo dalla sua personale esperienza diventano occasione per considerazioni di carattere generale.



martedì 17 settembre 2013

BIOGRAFI ...AL LAVORO!

Durante il laboratorio di scrittura autobiografica di 1° livello "Scrivere fa bene alla vita" i partecipanti si sono appassionati alla scrittura di sé e all'ascolto delle scritture altrui tanto da desiderare di continuare nel percorso e di sperimentarsi come Biografi Volontari.
La capacità di ascolto e di scrittura di sé e degli altri hanno un alto valore trasformativo, cambiamo il modo di pensare e di sentire il mondo. Chiunque fa esperienza della narrazione di sé e della propria autobiografia è sollecitato a cercare l'incontro con la storia degli altri. L'ascolto delle narrazioni altrui non lascia mai indifferenti, ma richiama risonanze e parti di sé che non si rammentavano. Porsi nel ruolo di ascoltatore, o in questo caso conduttore della narrazione, promuove comunicazione, crea legami, relazioni che si protraggono ben oltre la durata dei colloqui autobiografici. Fare ricerca autobiografica significa disegnare l'identità di un territorio.
Il gruppo di Biografi, nato in seguito al laboratorio di 1° livello, si mette a disposizione del territorio meldolese per divenire testimone e custode delle memorie collettive del luogo. La prima ricerca che i Biografi condurranno riguarda un gruppo di persone che da San Gregorio Magno (Sa) si è trasferito, gradualmente, sin dagli anni '50 in Romagna scegliendo Meldola quale luogo di vita e di professione.

martedì 20 agosto 2013

È pronta la raccolta di memorie biografiche della nostra associazione: 
"DA E VERSO MELDOLA. Memorie di vita e di migrazione al femminile"
Protagoniste sono alcune donne di Meldola:
CORINNA CASI
ELSA CALBOLI
EMELDA IHEOMA OKEH
EVA MARIE SØNDENAA BAZZOCCHI
MARICICA AVRAM
MICHAELA CHIRIAC
VALENTINA STAGNANI


venerdì 24 maggio 2013

STORIE DI ORDINARIA MEMORIA

Il 1 Giugno 2013 alle ore 17.00 
parolefatteamano è al Parco Urbano "F.Agosto" di Forlì 
c/o LIBRI INCONTRO

(di seguito il programma completo della manifestazione 
organizzata dalla onlus LA RETE MAGICA di Forlì)



giovedì 1 novembre 2012

"Al di là dell'Adriatico" a cura di Ermes Fuzzi, Cooperdiem, Forlì, 2012


                                                              clicca qui