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venerdì 25 settembre 2026

LE COSE COMUNI RACCONTANO. Il Museo Guatelli di Ozzano Taro

Una frase di Ettore Guatelli, dalla brochure del Museo.

 Usciti dal museo, era questa frase di Ettore Guatelli a continuare a risuonarci dentro.

Ci sono luoghi in cui si entra quasi per caso e da cui si esce portandosi dietro una domanda. È quello che ci è accaduto visitando il Museo Ettore Guatelli, a Ozzano Taro (PR). Guatelli, maestro elementare e studioso della cultura materiale, ha raccolto per tutta la vita gli oggetti della quotidianità: attrezzi da lavoro, utensili domestici, contenitori, scarpe, valigie, orologi, giocattoli e moltissime altre cose. Oggetti che, una volta esaurita la loro funzione, avrebbero potuto essere semplicemente gettati via e che invece sono entrati nella sua casa, fino a trasformarla in un luogo difficilmente riconducibile all'idea tradizionale di museo. Pareti intere sono ricoperte di posate, martelli, ruote metalliche, barattoli, scatole. Ogni oggetto trova il proprio posto accanto agli altri, in file, gruppi, successioni e analogie fino a costruire forme geometriche. Quello che potrebbe apparire come un semplice accumulo prende forma, diventa composizione, e finisce per raccontare.

Oggetti che parlano
L’impressione, attraversando le stanze, è che siano gli oggetti a parlare. Non uno alla volta, ma tutti insieme: un coro di voci silenziose e potentissime. Ogni cosa porta con sé una domanda: chi l'ha usata? Per fare che cosa? Quali gesti ha accompagnato? Quale vita quotidiana racconta? Quali condizioni di vita, quali bisogni, quali ingegni, quali forme di fatica e di creatività stanno dietro a quell'oggetto? Il museo racconta così una storia che raramente entra nei grandi libri: quella delle persone comuni. Forse è proprio qui che l'esperienza di Guatelli incontra una delle direzioni della nostra ricerca. Da anni ci occupiamo di storie che raccontano le vite quotidiane, le memorie personali, le tracce lasciate da chi non ha avuto un posto nella storia ufficiale. Ci interessa raccoglierle, ascoltarle, metterle in relazione, perché ciò che appare piccolo e individuale possa diventare patrimonio condiviso. Questo patrimonio lo custodiamo nella nostra Mnemoteca “Loris Venturi – Corrado Ghetti” cui è stata data residenza all’interno della Biblioteca Comunale di Meldola (FC). Sentiamo il lavoro di Guatelli profondamente vicino al nostro: là dove lui ha raccolto gli oggetti attraverso cui si potevano leggere vite, gesti e modi di abitare il mondo, noi raccogliamo parole, racconti e memorie. È una vicinanza che ci fa pensare alla prospettiva autobiografica di Duccio Demetrio: il ricordo personale può uscire dalla dimensione privata e diventare una traccia capace di entrare nella memoria di un territorio. Dare voce alle persone comuni significa quindi riconoscere che ogni esistenza può custodire qualcosa che merita di essere tramandato. Ed è difficile, davanti a questi oggetti, non pensare a Paolo Jedlowski e alle sue riflessioni sulle storie comuni, sul bisogno umano di raccontare e sul rapporto fra esperienza, vita quotidiana e narrazione. Le storie comuni non sono un elemento marginale per comprendere la società: attraverso di esse possiamo avvicinarci ai modi in cui le persone danno significato alla propria esperienza e al proprio stare nel mondo.

Prezioso o da buttare?
Guatelli fa qualcosa di analogo con le cose. Non raccoglie ciò che è prezioso perché già riconosciuto come tale. Raccoglie ciò che rischia di essere buttato via. E così facendo ci costringe a cambiare lo sguardo: ciò che sembrava umile può diventare prezioso; ciò che sembrava insignificante può diventare testimonianza. L’intero percorso del museo è particolarmente suggestivo: gli oggetti costruiti, adattati, riutilizzati, trasformati a partire da materiali poveri e di uso quotidiano raccontano una sorta di preistoria dell’ingegno e della creatività; sono testimonianze di un’intelligenza pratica capace di trovare soluzioni, reinventare funzioni e dare nuova vita alle cose. Osservando quanto è qui salvato viene da chiedersi che cosa significhi davvero conservare una memoria. Guatelli ha raccolto moltissimo. Forse troppo, per lo sguardo di chi non riusciva ancora a vedere ciò che lui vedeva. La sua è stata una visione ostinata e, probabilmente, per molto tempo difficile da comprendere. Oggi è proprio l'insieme della casa, con le sue pareti invase, i soffitti, i pavimenti e le infinite composizioni, a restituirci la dimensione di quella visione. La storia ci riconsegna spesso persone che per tutta la vita sembrano avere uno sguardo originale e che, solo dopo la loro morte, vengono riconosciute come visionarie. Forse a volte è proprio quel “troppo” di pensiero, quella fedeltà quasi esclusiva alla propria visione, a renderle difficili da comprendere. 


Il quadro è visibile solo alla fine
Eppure, guardando oggi la casa di Guatelli, viene da pensare che forse solo alla fine di un'opera possiamo comprendere davvero che cosa era necessario conservare e che cosa avrebbe potuto essere lasciato andare. Anche raccontare la propria vita significa, in fondo, scegliere: decidere che cosa trattenere, che cosa lasciare sullo sfondo, quali esperienze affidare alla memoria e agli altri come possibile eredità. È anche attraverso queste scelte che una vita prende forma nel racconto. Ma se vogliamo raccontare non soltanto una vita, bensì la vita di una comunità, di una generazione, di uno strato della società, quali scelte possiamo fare? Che cosa rischiamo di lasciare fuori? E soprattutto: a scapito di chi?

La domanda che portiamo con noi
Usciti dal Museo Guatelli, è forse questa la domanda che portiamo con noi: se la storia, quella grande e quella piccola non è fatta soltanto di persone celebri, avvenimenti importanti e oggetti preziosi, che cosa accade quando cominciamo a cercare ciò che normalmente non viene conservato? È fatta anche di mani, gesti, oggetti consumati, riparazioni, invenzioni, ricordi. Di cose comuni. Di storie comuni. Forse proprio per questo, di cose e di storie che meritano di essere cercate, ascoltate e raccontate.


Ermes Fuzzi & Astrid Valeck

Per approfondire: https://museoguatelli.it/

* l'immagine all'inizio del post riporta una frase di Ettore Guatelli presa dalla brochure del Museo


 





giovedì 17 settembre 2026

L'autobiografia comincia quando incontriamo uno sconosciuto

C'è un verso scritto da alunni di quarta primaria che continua a tornarmi in mente. È il ritornello di una poesia collettiva nata da un laboratorio autobiografico dedicato al corpo che cresce. 
C'è un estraneo nel mio corpo.
Non hanno scritto: sto crescendo. Non hanno scritto: il mio corpo cambia. Hanno scelto la parola estraneo. È una parola significativa, perché racconta esattamente ciò che accade quando si cresce.
Il corpo cambia prima ancora che impariamo a comprenderlo. Arrivano emozioni nuove, fami improvvise, lacrime senza un motivo evidente, sonni profondissimi, brufoli, cicatrici, paure, desideri. Tutto sembra appartenere a qualcun altro. Come se dentro di noi fosse arrivato un ospite inatteso.
Forse l'autobiografia nasce proprio qui. Quando troviamo parole per avvicinare ciò che ancora ci appare sconosciuto.
Spesso siamo convinti che raccontarsi significhi ricordare. Credo, invece, che raccontarsi significhi soprattutto riconoscere. Riconoscere una sensazione, un cambiamento, un'emozione, un limite, una trasformazione e accorgersi che qualcun altro, ascoltandoci, dice semplicemente: "Succede anche a me." È in quell'istante che il racconto di sé cessa di essere soltanto personale e diviene occasione di risonanza. Duccio Demetrio ci ha insegnato che l'autobiografia è sempre relazione: chi scrive incontra se stesso, ma incontra anche l'altro, perché ogni storia trova senso nello sguardo che la accoglie. Con i bambini questo accade in modo sorprendente. Un ricordo ne richiama un altro, una parola suggerisce un'immagine, un’immagine apre una nuova memoria. Così, lentamente, ciò che sembrava appartenere a uno soltanto diventa patrimonio del gruppo.
La poesia nata in classe non è la somma di tante autobiografie, ma il luogo in cui le autobiografie si incontrano fino a diventare una voce corale. Le strofe appartengono a tutti e a nessuno nello stesso tempo. Ognuno riconosce un frammento di sé, ma quel frammento vive ormai dentro una storia condivisa. Ed è forse questo uno dei doni più preziosi dell'autobiografia a scuola. Aiutare i bambini a scoprire che ciò che inizialmente percepiscono come estraneo può essere accolto, raccontato e infine abitato.
Perché crescere significa anche questo. Imparare che quello sconosciuto, un giorno, smetterà di esserlo. E diventerà semplicemente il nostro modo di essere nel mondo.
Dopo aver attraversato fame, paura, cicatrici, lacrime, sonno, brufoli, crescita e trasformazioni, la poesia si chiude con un verso che amplifica e fa da cassa di risonanza al primo: “[..] non lo conosco, ma io sono un supereroe per la mia vita”. 
È un finale potente, perché non dice: "Adesso lo conosco." Dice di quel corpo, il proprio corpo: "Non lo conosco." L'estraneità rimane, ciò che cambia è la posizione del bambino che non ha più paura dell'ignoto, ma accetta di attraversarlo. Questo, a mio avviso, è uno dei significati più profondi dell'autobiografia: non eliminare l'incertezza, ma renderla abitabile.
Astrid Valeck
**Scuola primaria "R. Follereau" - IC n°8 "Camelia Matatia" Forlì

martedì 8 settembre 2026

PAROLEFATTEAMANO PER GLI ADOLESCENTI. Laboratori di arte e autobiografia a cura di Laura Fuzzi e Astrid Valeck


Quest’anno, come associazione, abbiamo lavorato molto con gli adolescenti, abitando sia le aule delle scuole sia contesti meno formali. Il percorso di cui voglio raccontarvi è nato proprio in uno di questi spazi altri: la biblioteca comunale, al termine delle lezioni scolastiche, all’interno del progetto "Nel segno di una storia – Laboratorio artistico autobiografico".

Quando si progetta per questa fascia d'età, c'è una domanda che noi educatori e pedagogisti dobbiamo avere il coraggio di porci: Cosa porta un gruppo di preadolescenti e adolescenti a ritornare con costanza per l'intero percorso?
Sappiamo bene che l’adolescenza è un periodo della vita non semplice, in cui la narrazione di sé – sia essa parlata o scritta – spesso si blocca bruscamente davanti al timore del giudizio dei pari. Eppure, in questo percorso, queste ragazze e questi ragazzi hanno partecipato con una continuità e una convinzione disarmanti. Lo hanno fatto nonostante un tempo atmosferico inclemente, con un caldo estivo al limite della sopportazione; lo hanno fatto nonostante la tanta scrittura proposta, l'eterogeneità dovuta all'età e l'essere un gruppo misto di maschi e femmine. E, soprattutto, lo hanno fatto nonostante l'uso delle pratiche artistiche che, solitamente, genera una distanza immediata dettata dal timore del "non sono capace". Dov'è, allora, la chiave di questo ritorno spontaneo?


La materia come soglia: superare il "non sono capace"

La prima risposta sta probabilmente nel come abbiamo proposto l'incontro tra arte e scrittura. Quando la parola si blocca, la materia offre una via d'uscita. Proporre tecniche originali e accessibili come la cianotipia, la scrittura epistolare illustrata o la rilegatura artigianale di un diario di viaggio non è stata una scelta puramente estetica, ma una precisa strategia metariflessiva.
Il fare manuale sposta l'asse dell'attenzione: mentre le mani sono impegnate a stratificare carte e trasparenze, le difese razionali si allentano. Non c'è la pressione della performance artistica né la ricerca di quella perfezione estetica a cui i social media spesso li costringono — dove ogni immagine, pensiero o vissuto deve essere "filtrato" e curato per ottenere l'approvazione degli altri. Al contrario, il laboratorio ha proposto una logica opposta.
Nella cianotipia o nella rilegatura artigianale, la macchia di colore, la sbavatura o il foglio tagliato leggermente storto non sono errori da eliminare, ma tracce uniche del proprio passaggio. L'errore diventa parte del processo educativo. Sperimentare che la propria storia può prendere forma attraverso un oggetto tangibile permette ai ragazzi di guardarsi da fuori, scoprendo che quel "non sono capace" era solo una postura di difesa, subito scardinata dalla meraviglia del vedere il proprio mondo interiore impresso su carta.


Uno spazio protetto dal giudizio
Il secondo elemento invisibile ma potente è stata la costruzione del clima di gruppo. In un'età in cui lo sguardo dell'altro può ferire, il laboratorio si è strutturato come un'oasi non giudicante. L'alternanza metodologica tra il momento intimo della scrittura di sé, lo stimolo creativo e la successiva condivisione ha permesso a ciascuno di regolare la propria distanza emotiva.
I ragazzi sono tornati perché hanno trovato un luogo in cui essere autentici. La frammentazione tipica del vissuto adolescenziale ha trovato una ricomposizione negli elaborati finali: biglietti e diari densi di cura, originalità e forte espressività personale. Vedere la propria storia accolta dai compagni ha trasformato la fatica dello scrivere in un bisogno di esserci.


La restituzione: dal laboratorio alla comunità
L'atto finale di questo percorso ha svelato la valenza più profonda della metodologia autobiografica: la cura del legame. Gli elaborati non sono rimasti custoditi nel segreto delle borse, ma sono diventati una mostra partecipata e aperta alle famiglie presso la Biblioteca "Plebino Battanini" di Castrocaro Terme e Terra del Sole.
Donare parte delle proprie opere alla biblioteca affinché continuino a parlare ai lettori futuri significa compiere un atto di cittadinanza poetica. Il messaggio pedagogico forte che resta ai ragazzi è: la tua storia ha valore, è un dono per la comunità, merita di occupare uno spazio pubblico. È questa circolarità, questa dignità data al loro vissuto, che trasforma un semplice laboratorio in un'esperienza di crescita e benessere che i ragazzi scelgono, incontro dopo incontro, di abitare.

Il progetto "Nel Segno di una Storia" è stato promosso dall'Associazione Parolefatteamano APS e realizzato grazie a un bando promosso dal Comune di Forlì, in collaborazione con il Centro per le Famiglie della Romagna Forlivese. Il percorso è stato ideato e condotto dall'artista Laura Fuzzi e dalla pedagogista Astrid Valeck, con il prezioso supporto di una tirocinante del Corso di Laurea in Pedagogia, confermando il valore della sinergia tra istituzioni culturali, amministrazioni e terzo settore nel sostenere la comunità educante.





domenica 30 agosto 2026

PAROLEFATTEAMANO NELLE SCUOLE SECONDARIE DI 2° GRADO. La nostra formatrice Astrid Valeck ha condotto i laboratori dal titolo "Insieme alla scoperta del genere"

Si riporta di seguito il contributo di Primula Lucarelli coordinatrice del progetto.

"Insieme alla scoperta del genere" è il progetto che la Provincia di Rimini offre alle scuole secondarie di 2° grado per avvicinare i ragazzi alla conoscenza dei pregiudizi e degli stereotipi utilizzati in ogni contesto per "legittimare" la diversità  di opportunità che maschi e femmine incontrano nel loro percorso di vita. Le differenze esistono e sono le benvenute fino a quando non si trasformano in diversità nell'accesso alla formazione, alle professioni, alle opportunità di carriera, alle retribuzioni, alle libertà individuali. Per aiutare ragazzi e ragazze di 15 anni, frequentanti 2 classi del Liceo linguistico e Economico sociale G. Masina, a riconoscere in modo delicato i condizionamenti culturali che orientato il loro cammino, abbiamo fatto ricorso alla scrittura autobiografica, attraverso un laboratorio condotto da Astrid Valeck. Gli incontri, 6 in ciascuna classe, sono stati straordinariamente partecipati: i ragazzi hanno accolto le sollecitazioni, hanno scritto, hanno condiviso i loro pensieri; nel confronto libero dal giudizio, hanno compreso le diverse esperienze. E questo scrivere di sé e condividere, ha regalato loro una più profonda reciproca conoscenza. Sono stati raccolti i frutti desiderati: maggiore consapevolezza del carattere culturale di ciò che definiamo "genere"; una più autentica conoscenza dei compagni, presupposto di un positivo clima di classe; una sollecitazione a continuare a scrivere di sé come strumento di riflessione personale. Il percorso, collocato all'interno del curriculum di educazione civica, è stato progettato insieme all'insegnante di lettere, così da perseguire contestualmente anche i risultati di apprendimento di quella disciplina.      


giovedì 6 agosto 2026

La scrittura autobiografica come strumento di crescita personale e didattica nella scuola secondaria di primo grado

L'esperienza* di scrittura autobiografica è stata realizzata in una classe prima della scuola secondaria di primo grado con la finalità di favorire la conoscenza di sé, la costruzione dell'identità personale e il consolidamento delle competenze linguistiche. L'ingresso nella scuola secondaria rappresenta un momento significativo nel percorso evolutivo degli studenti, caratterizzato da cambiamenti cognitivi, emotivi e relazionali. In tale contesto, la narrazione autobiografica assume un importante valore educativo poiché permette agli alunni di riflettere sulla propria storia, attribuire significato alle esperienze vissute e sviluppare una maggiore consapevolezza di sé.

Il percorso è stato introdotto attraverso attività di brainstorming e conversazioni guidate, volte a stimolare il recupero dei ricordi, delle emozioni e delle esperienze più significative. Successivamente, gli studenti hanno elaborato un testo autobiografico nel quale raccontare aspetti della propria vita, della famiglia, degli interessi personali, delle aspettative nei confronti della nuova scuola e dei propri progetti futuri. La fase di scrittura è stata accompagnata da una progettazione del testo mediante mappe concettuali e schemi, per favorire l'organizzazione logica delle idee e la pianificazione della produzione scritta.
Dal punto di vista didattico, l'attività ha consentito di sviluppare competenze relative alla produzione di testi narrativi, all'uso consapevole del lessico, alla coesione e alla coerenza testuale, nonché alla revisione e all'autocorrezione del proprio elaborato. La rilettura individuale e il confronto tra pari hanno favorito processi metacognitivi, stimolando gli alunni a riflettere sulle proprie strategie di scrittura e sul miglioramento dei propri apprendimenti.
Sul piano pedagogico, la scrittura autobiografica si configura come una pratica educativa capace di promuovere l'identità narrativa, concetto sviluppato da Jerome Bruner, secondo il quale l'individuo costruisce la propria identità attraverso il racconto delle esperienze vissute. Allo stesso tempo, come evidenziato da Duccio Demetrio, la scrittura autobiografica rappresenta uno strumento privilegiato di autoformazione, poiché consente di rileggere la propria storia personale, attribuire nuovi significati agli eventi e sviluppare una maggiore consapevolezza del proprio percorso di crescita.
L'attività ha inoltre favorito la creazione di un clima di classe inclusivo e collaborativo. La condivisione volontaria degli elaborati ha promosso l'ascolto attivo, il rispetto reciproco e l'empatia, contribuendo alla costruzione di relazioni positive tra compagni. Ogni studente ha avuto la possibilità di esprimere la propria unicità, sentendosi accolto e valorizzato all'interno del gruppo.
Il percorso risulta coerente con le Indicazioni Nazionali per il curricolo, che attribuiscono alla lingua italiana un ruolo centrale nella costruzione dell'identità personale, nello sviluppo del pensiero riflessivo e nella partecipazione alla vita sociale. Attraverso la scrittura autobiografica gli alunni non solo acquisiscono competenze linguistiche e comunicative, ma sviluppano anche competenze personali, sociali e di cittadinanza, imparando a conoscere sé stessi, a comprendere gli altri e a comunicare in modo autentico e consapevole. 
L'esperienza ha confermato come la scrittura autobiografica rappresenti una metodologia didattica altamente formativa, capace di integrare gli apprendimenti disciplinari con la dimensione educativa della persona. Essa favorisce lo sviluppo delle competenze espressive, della riflessione critica, della metacognizione e dell'educazione emotiva, contribuendo alla formazione integrale dello studente e alla costruzione di una comunità scolastica fondata sul dialogo, sul rispetto e sulla valorizzazione delle differenze.

Enrica Malerba

* Classe 1A Scuola secondaria di primo grado C. Sforza - Ic1 Forlì


lunedì 27 luglio 2026

Progetto A.G.E.S. - Anziani e Giovani per l’Educazione e lo Scambio Programma Formativo Laboratorio Narrazione biografica e autobiografica “Dall’individuale al sociale, dalla memoria del passato al qui ed ora”


Tra ottobre 2025 e aprile 2026, in accordo con l’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Tonino Guerra” di Novafeltria rappresentato dal Vice Preside Prof. Michele Bruno, ha preso vita un percorso formativo rivolto agli studenti di una classe IV^ grazie alla collaborazione tra l’APS parolefatteamano di Meldola (FC) nella persona del Presidente e formatore Ermes Fuzzi, e l’ ODV Il Borgo della Pace di Novafeltria (RN) rappresentata dalla Presidente Maria Letizia Valli e da Lidia Gualtiero ex insegnante e formatrice socia fondatrice dell’ODV.

Finalità del progetto è stata quella di fornire agli studenti le conoscenze e le competenze basilari della ricerca sociale seguendo l’approccio della metodologia autobiografica per la raccolta di racconti delle donne anziane dell’Alta Val Marecchia nel tentativo di valorizzare il contributo della presenza femminile nel processo di costruzione del tessuto sociale ed economico locale nel dopoguerra. Un lavoro di formazione per far emergere l’aspetto di genere e la consapevolezza dei vissuti non solo in riferimento al passato, ma anche nella prospettiva di una riflessione sul ruolo della donna nel contesto attuale. La raccolta di racconti autobiografici, oltre a contribuire alla costruzione di un giacimento di memoria locale, serve a sviluppare processi di consapevolezza ed identità sollecitando una trasformazione sociale grazie alla riscoperta delle memorie individuali che vanno ad intrecciarsi con la memoria collettiva. Dopo una prima fase di scritture di sé condotte in classe gli studenti hanno avuto la possibilità di sperimentare in prima persona le particolarità che scaturiscono dalla scrittura autobiografica. Successivamente hanno studiato e sperimentato le fasi del colloquio narrativo in ambito laboratoriale per poi condurre il colloquio con una narratrice precedentemente individuata. Maria Letizia Valli insieme al Vice Preside Michele Bruno e ai formatori Lidia Gualtiero ed Ermes Fuzzi hanno dapprima introdotto alle tematiche della ricerca presso l’aula magna dell’Istituto scolastico raccogliendo osservazioni e domande da parte degli studenti. In seguito i formatori hanno hanno accompagnato la classe per 4 incontri della durata di tre ore ciascuno a cadenza settimanale sia nella prima fase di sperimentazione della scrittura autobiografica sia nell’uso degli strumenti operativi per la conduzione in autonomia di un’intervista narrativa. L’ultima parte del progetto sarà dedicata alla rielaborazione dei materiali raccolti nel tentativo di trasformarli in racconti fruibili da chiunque mantenendo l’autenticità e il linguaggio scelto dalle narratrici. Seguirà un momento di restituzione pubblica che si potrebbe concretizzare nei primi mesi del nuovo anno scolastico e che sarà preceduto da un nuovo post sul nostro blog.

Ermes Fuzzi

lunedì 23 marzo 2026

LA BIBLIOTECA PARLANTE: andare altrove, restando qui


Come vanno altrove i bambini che attraversano la lettura? E perché leggono? Domande solo in apparenza semplici, che aprono invece a una riflessione profonda sul senso educativo del leggere.
Leggere è un atto di attraversamento: si passa da un’interiorità a un’altra. Dall’interiorità di chi scrive a quella di chi legge. In questo passaggio avviene un incontro silenzioso ma potentissimo, uno scambio di sguardi che non si vedono eppure si riconoscono. Il lettore si lascia condurre altrove, dentro mondi possibili, emozioni sconosciute, pensieri che non aveva ancora formulato.
La lettura apre all’incognito, nel senso che ogni volta che si legge un libro non c’è nulla di predeterminato. Lo scrittore prende per mano il lettore e lo guida; quando il lettore individua la strada segnata dallo scrittore, insieme compiono un atto creativo. È dunque possibile viaggiare attraverso le pagine di un libro: non con il corpo, ma con l’immaginazione e con l’esperienza interiore. È un atto di libertà che consente al lettore di “andare altrove”. 


In questo senso, il momento del book talk (cioè del presentare e parlare dei libri letti) assume un valore pedagogico rilevante. Che cosa rappresenta per chi parla di un libro e per chi ascolta? È, ancora una volta, un incontro di interiorità. Il bambino che racconta non si limita a riassumere una trama: restituisce ciò che quel libro ha smosso in lui, ciò che ha riconosciuto, scoperto, trasformato. E chi ascolta, a sua volta, si apre a quella narrazione come a un invito.
È così che si può “andare altrove restando qui”: seduti sulla propria sedia, in una classe, mentre si ascolta un compagno parlare di un romanzo, di un albo illustrato, di un silent book o di un fumetto. In quel momento, la lettura diventa esperienza condivisa, ponte tra vissuti, occasione di risonanza. “Restare qui” implica la responsabilità di dare voce a un’altra voce, quella dello scrittore, farsi attraversare dalle parole e scegliere quelle che si vuole condividere.
Quando questa esperienza esce dall’aula e approda nello spazio pubblico della biblioteca, accade qualcosa di ulteriore. I bambini non sono più soltanto lettori tra pari: diventano veri e propri mediatori culturali. “La biblioteca parlante” si apre alla comunità e si trasforma in un luogo di incontro tra scuola e territorio. La parola dei bambini acquisisce un valore nuovo, più esposto e al tempo stesso più consapevole. 
Non si tratta di un passaggio improvvisato: i bambini hanno costruito questo evento in tutte le sue fasi. Hanno ideato e realizzato il volantino per invitare il pubblico, preparato segnalibri da donare ai partecipanti, scelto con cura le modalità di presentazione. Durante l’incontro hanno gestito autonomamente la parola, passandosela l’uno con l’altro, sostenendosi, ascoltandosi, costruendo insieme il ritmo e il senso della narrazione. In questo processo si sono rivelati non solo lettori competenti, ma anche comunicatori efficaci e membri attivi di una comunità culturale.
C’è qualcosa di profondamente significativo nell’osservare i bambini avvicinarsi ai compagni per chiedere in prestito proprio il libro che hanno presentato: attratti dalla trama, dalle righe lette ad alta voce, dalle motivazioni personali che hanno reso quel testo speciale. Si soffermano sulle illustrazioni, sui colori, sulle rime, sugli argomenti vicini al loro vissuto o sul genere narrativo. In questo gesto semplice si manifesta una dinamica autentica di educazione alla lettura: un desiderio che nasce dall’incontro.
L’esperienza de “La biblioteca parlante”, di cui ho già raccontato nel volume Bambini autobiografi. Approcci didattici innovativi per la scuola dell’infanzia e primaria, si conferma così una pratica didattica capace di avvicinare e appassionare gli alunni ai libri, rendendoli protagonisti attivi del processo. Non solo lettori, ma narratori, mediatori, testimoni di un’esperienza. Una comunità che legge e si racconta, costruendo insieme significati, dentro e fuori la scuola.
In questo spazio condiviso, la lettura si trasforma in possibilità: quella di scoprire l’altro, e forse, un poco di più, anche se stessi.
Astrid Valeck

giovedì 19 febbraio 2026

Storie di Donne dello sport forlivese

La ricerca biografica sul territorio forlivese giunge alla sua 3^ edizione questa volta ponendo l'attenzione sullo sport femminile. Atlete delle più svariate discipline sportive hanno scritto pagine intense sulle proprie esperienze. L'iniziativa, promossa dalla Commissione per le Pari Opportunità del Comune di Forlì, risulta importante non solo per la capacità di esprimere le singole personalità femminili in mondi che sono stati a lungo di esclusivo appannaggio maschile, ma anche per la trasformazione che le donne atlete sono riuscite ad imprimere nello sport in tutte le sue manifestazioni. La ricerca è rivolta non solo alle atlete forlivesi che hanno dato lustro alla città con i titoli conquistati ma anche a quelle donne che possono testimoniare la propria passione per lo sport senza necessariamente competere a livello agonistico. La ricerca biografica prosegue di anno in anno focalizzando l'attenzione su tematiche sempre diverse che permettono una visione a tutto tondo delle capacità trasformative che le donne riescono ad esprimere nei diversi campi della cultura. La trasposizione in un reading teatrale rivolto alla cittadinanza a cura della compagnia teatrale "Compagnia Bella" è parte del progetto curato e coordinato da Ermes Fuzzi Presidente dell'APS parolefatteamano che promuove nei territori fin dal 2012 lo sviluppo e la divulgazione della Cultura Autobiografica  e Biografica.





 

sabato 28 giugno 2025

RISONANZA E AUTOBIOGRAFIA: una possibile “pratica” per la teoria di Hartmut Rosa


(Astrid Valeck)

Il tempo è l’unica cosa che nessuno,

nemmeno una persona riconoscente,
ci può restituire.
Seneca


Sono convinta che riflettere su di sé, recuperare il proprio passato, scrivere la propria storia esistenziale siano un modo per decelerare e entrare in risonanza con quanto ci circonda, recuperando le relazioni che intercorrono tra noi e il mondo, tra noi e gli altri.

La mano che scrive – per quanto il gesto grafico possa essere rapido – chiede un movimento che costringe il pensiero a sostare, in attesa che l’inchiostro prenda forma sulla carta.

In questa sospensione, che apre inevitabilmente alla riflessione, si realizza quello che Mezirow definisce apprendimento trasformativo (2016): un processo che ci permette di rileggere in modo metariflessivo le nostre esperienze e ripensare i presupposti con cui interpretiamo la realtà. Di fatto ci apre a nuove prospettive di senso.
L’autobiografia, secondo questa chiave interpretativa, rappresenta uno strumento privilegiato per attivare cambiamenti profondi nel modo di vedere sé stessi e il mondo.

per proseguire la lettura 

https://drive.google.com/file/d/1gDkZSBeUnmisi6Em_frP2ViiOYYmZWDe/view?usp=sharing


mercoledì 11 giugno 2025

NEL SEGNO DI UNA STORIA. Laboratori artistici-autobiografici

Si è concluso ieri sera il ciclo di incontri curato dall’artista Trallalaura e dalla scrittrice Astrid Valeck dal titolo “Nel segno di una storia” con la collaborazione del Comune di Meldola. Il percorso si è snodato attraverso quattro laboratori, ognuno un viaggio a sé, ma tutti legati dal comune desiderio di dare voce al proprio mondo interiore. Ogni laboratorio è stato un invito a riscoprire la propria voce segreta, quella che abita le case della memoria, quella che emerge dai silenzi e dalle tracce invisibili lasciate dal tempo.
C'è un filo invisibile che lega il respiro del passato al battito del presente, un sentiero sottile dove la memoria fiorisce e l'immaginazione danza. In questo spazio magico hanno trovato espressione i laboratori autobiografici e artistici proposti dalla nostra associazione parolefatteamano APS, veri e propri nidi di accoglienza per chiunque desiderasse esplorare le profondità del racconto di sé. Sono stati percorsi intensi, un'esperienza che ha nutrito l'anima e risvegliato la creatività, lasciando un'eco emozionante in ogni partecipante.
In un mondo che corre, questi laboratori sono stati un'oasi, un tempo prezioso per sé, per riscoprire il ritmo lento dei gesti artigianali. Un invito a nutrire il piacere di scrivere e di creare con le proprie mani, a tessere fili di parole e colori per dare forma a ciò che dimora dentro. L'obiettivo non è stato solo quello dell'espressione personale, ma anche quello della riscoperta della creatività come strumento di conoscenza, un ponte verso sé stessi e il mondo. E così, tra la semplicità di carta, colori e parole, si sono create occasioni di incontro, dialogo e condivisione.

 Ecco i quattro laboratori:

Un quadro blu: la natura che racconta

A volte, per narrare, basta una foglia, un piccolo fiore, una carezza di luce. Nel laboratorio "Un quadro blu", la natura stessa è diventata traccia e memoria. Attraverso l'antica arte della cianotipia, sono state impresse su carta forme delicate. Poi, seguendo il filo sottile delle immagini create, la scrittura autobiografica ha dato voce a ricordi e sussurri interiori, creando un quadro naturale, un gesto di luce e parole da custodire o regalare.

Lettera Mia: ponti di parole e sentimenti

Quante lettere abbiamo scritto a mano? Quante ne abbiamo custodite nel cuore? Durante il laboratorio "Lettera mia", si è tornati al tempo lento della scrittura a mano, creando missive uniche e speciali. Intrecciando parole, disegni, simboli e piccoli segreti, è stato costruito un messaggio personale e autentico. Un rito antico, quello dell'imbustare, lasciando sospesa la possibilità di conservarla come un tesoro personale. Un dono autobiografico fatto di carta, penna e verità delicate.

Diario di viaggio: impronte dell'anima

C'è chi conserva biglietti e fotografie, chi tiene tutto nella memoria. Durante il laboratorio "Diario di viaggio", si è data forma concreta ai propri ricordi, creando un piccolo taccuino tascabile, compagno di viaggi interiori ed esteriori. Piega dopo piega, pagina dopo pagina, è nato uno spazio personale dove raccogliere parole, immagini, tracce e sogni. Un diario pronto a custodire sguardi, frammenti di mondo, e a trasformare ogni esperienza vissuta in una pagina unica, viva di emozioni e segni.


Parole silenziose: il respiro dell'inespresso

Ci sono parole che abitano il silenzio, troppo delicate per la voce, che attendono solo di essere ascoltate. In "Parole Silenziose", si è dato spazio all'attesa, lasciando che immagine e colore guidassero la penna, nel silenzio fertile che permette a ciò che ci abita di germogliare. Tra trame di segni, sfumature e parole appena sussurrate, sono state costruite piccole opere poetiche, lavori visivi e intimi che custodiscono, tra colori e forme, qualcosa di profondamente personale. Perché a volte, le assenze stesse raccontano la storia di presenze, e in una stanza vuota, le impronte di una sedia o la polvere sui vetri possono rievocare rumori e profumi, riportandoci a un tempo passato che credevamo dimenticato.

mercoledì 7 maggio 2025

A Meldola "NEL SEGNO DI UNA STORIA" laboratorio artistico autobiografico

“Nel Segno di una Storia” il laboratorio artistico autobiografico di Laura Fuzzi e Astrid Valeck

Prendersi il tempo per ascoltarsi, rallentare e tornare a creare con le proprie mani: è questa la proposta del ciclo di laboratori per adulti “Nel Segno di una Storia”, organizzato dall’associazione parolefatteamano APS, con la collaborazione dell'Assessorato alla Cultura e la biblioteca comunale “F. Torricelli” di Meldola.

Quattro appuntamenti serali — il 20 e 27 maggio, il 3 e il 10 giugno 2025, dalle ore 20.00 alle 22.30 — ospitati presso la sala P.I.T. dell’Arena Hesperia (Via XXIV Maggio, 4 – Meldola), offriranno ai partecipanti l’occasione di esplorare il legame tra memoria e creatività, narrazione di sé e linguaggio visivo.


A guidare i laboratori saranno:

– Laura Fuzzi, artista visiva, illustratrice e formatrice in ambito creativo, da anni attiva nella promozione di laboratori espressivi per adulti e ragazzi;
– Astrid Valeck, scrittrice e formatrice in metodologia autobiografica, con una lunga esperienza nella conduzione di percorsi narrativi individuali e di gruppo.

Ogni laboratorio è autoconclusivo e indipendente, ma chi lo desidera potrà partecipare all’intero ciclo. Ogni incontro sarà dedicato a un tema e a una tecnica diversa, sempre con l’obiettivo di valorizzare il potere evocativo delle parole, della carta, del gesto.

📌 Tutti i materiali saranno forniti dall’organizzazione.

📲 Per informazioni, iscrizioni o domande: Laura 329.1891637 (anche WhatsApp)

I laboratori in programma:

🟦 Un quadro blu – Martedì 20 maggio
Tra luce e parole: un laboratorio ispirato alla natura e alla tecnica antica della cianotipia, con la realizzazione di un’immagine artistica accompagnata da scrittura autobiografica.



✉️ Lettera mia – Martedì 27 maggio
Una lettera scritta e illustrata da sé, come dono o come messaggio da custodire. Un viaggio nel tempo della parola intima e della memoria affettiva.



📖 Diario di viaggio – Martedì 3 giugno
Costruzione artigianale di un taccuino personale: una mappa emotiva fatta di segni, sogni, parole e frammenti di vita da raccogliere e trasformare.



🌫️ Parole silenziose – Martedì 10 giugno
Uno spazio visivo e poetico per dare spazio a ciò che è in attesa: tra scrittura, colori e trasparenze, creeremo un’opera che custodisce ciò che merita ascolto.









domenica 23 marzo 2025

ECCO IL LABORATORIO TANTO ATTESO!!

ANDARE ALTROVE RESTANDO QUI.
Dalla lettura alla scrittura autobiografica

L’aps parolefatteamano continua nella promozione della cultura autobiografica e propone alla cittadinanza, per il tredicesimo anno consecutivo, laboratori di scrittura di sé. Grazie al contributo del Comune di Meldola è possibile offrire alla cittadinanza questa importante iniziativa.
La scrittura autobiografica è un potente strumento di auto conoscenza e di espressione, ma anche di emancipazione. È un modo per riappropriarsi della propria storia in un contesto di ascolto attivo e di condivisione. È un modo per farsi conoscere e per conoscere. Il laboratorio “Andare altrove restando qui” propone una riflessione sul valore della scrittura autobiografica e della sua stretta relazione con la lettura che ci mette in dialogo con l’autore, i personaggi, la storia, i valori che ne emergono. La lettura di un romanzo ci collega, per qualche misterioso motivo, alla vita che abbiamo vissuto mostrando che nel mettere nero su bianco la nostra esperienza di lettori finiamo inevitabilmente nell’autobiografia.

Il laboratorio sarà condotto da Ermes Fuzzi, autore del volume "Andare altrove restando qui" e Astrid Valeck.

Il laboratorio di scrittura autobiografica è gratuito. E’ richiesta la quota associativa di 10€ per i non soci.
- Porta il tuo romanzo preferito, un quaderno e una penna!
- In omaggio, il libro "Andare altrove restando qui" offerto dal Comune di Meldola.

Per informazioni e iscrizioni contattare la Biblioteca Comunale "F. Torricelli" di Meldola (FC)   tel. 0543\495143   oppure    338\2270130





sabato 8 febbraio 2025

Un albo illustrato per raccontare un viaggio nella lettura e nella scrittura autobiografica: Borsa Rana

Dedichiamo il post di oggi a questo dolce albo illustrato che nasce dalla pratica autobiografia nella scuola e che, finalmente, dopo una lunga attesa da parte dei giovanissimi lettori trova la sua pubblicazione e diffusione per il grande pubblico. E' possibile acquistarlo al link: https://amzn.eu/d/7KqlLwo 


Ci sono libri che si leggono e libri che si vivono. Borsa Rana, scritto da Astrid Valeck e illustrato da Maria Mengozzi, appartiene alla seconda categoria: non è solo una storia, ma un'esperienza educativa che accompagna i bambini nel loro primo incontro con la lettura e la scrittura.

Nata come progetto nelle scuole, Borsa Rana non è un semplice personaggio, ma una guida affettuosa e curiosa che entra nelle classi per invitare i bambini a esplorare il mondo dei libri con entusiasmo e immaginazione. Seguendo il metodo dello sfondo integratore, questo albo illustrato aiuta i piccoli lettori a sentirsi parte di una storia condivisa, in cui ogni bambino può trovare spazio per esprimere sé stesso.

Un’amica speciale per i piccoli lettori

Fin dai primi giorni nella scuola dell’infanzia, Borsa Rana diventa una compagna di viaggio nella scoperta della narrazione, trasformando ogni lettura in un’avventura partecipata. Crescendo, il suo ruolo si evolve: nella scuola primaria diventa un'alleata preziosa nel percorso di apprendimento della lettura e della scrittura, offrendo strumenti per affrontare le difficoltà e scoprire il potere delle parole.

Ma ciò che rende davvero speciale Borsa Rana è la sua capacità di accompagnare i bambini nella scrittura di sé. Attraverso attività autobiografiche e il diario personale, stimola i piccoli a raccontare le proprie emozioni, i sogni, i timori e le gioie quotidiane. La narrazione diventa così non solo un esercizio, ma un modo per conoscersi meglio e dare voce alla propria interiorità.

Un libro che lascia traccia

Quando arriva il momento di salutare Borsa Rana, il viaggio non finisce. Insieme ai bambini, raccoglie ricordi e parole, trasformandoli in un libro che custodisce il percorso fatto insieme. È un dono speciale: un pezzo della loro storia, un ricordo tangibile di crescita e scoperta.

Perché scegliere Borsa Rana?

✔ Un metodo educativo innovativo: integra la lettura e la scrittura con esperienze affettive e coinvolgenti.
✔
Promuove l’amore per i libri: rende la lettura un’avventura da vivere con curiosità.
✔
Favorisce l’espressione personale: incoraggia i bambini a raccontare la propria storia, dando valore alla loro voce.

Borsa Rana è più di un albo illustrato: è un invito a scoprire il potere delle parole, un amico che guida i piccoli lettori in un viaggio che li porterà lontano, dentro e fuori di sé.

Un libro da leggere, da scrivere e da vivere.

giovedì 31 ottobre 2024

Paesaggi interiori: un viaggio di scrittura e memoria tra genitori e figli

Ieri sera, la scuola primaria "R. Follereau"- IC n°8 di Forlì ha aperto le porte a un’esperienza speciale di scrittura autobiografica, dove genitori e figli della classe 4^A hanno esplorato insieme la memoria e il racconto di sé. Un laboratorio unico, che ha visto padri e madri partecipare con i propri bambini, sfidando quella tendenza che vede solitamente una maggioranza femminile in questo tipo di incontri.

Il tema centrale è stato il “paesaggio”, inteso non solo come ciò che vediamo fuori ma come un elemento che ci avvolge, sia esternamente che internamente. Ogni paesaggio, con le sue sfumature, può diventare una metafora dell’interiorità: il luogo che abitiamo non solo modella il nostro sguardo, ma lascia un’impronta sul nostro mondo interiore. Così, durante la serata, i partecipanti hanno aperto questi “paesaggi interiori” agli altri, creando una connessione autentica, fatta di ascolto, empatia e assenza di giudizio.

Per i bambini, la presenza dei genitori è stata fonte di gioia: il privilegio di vivere un’esperienza scolastica in modo condiviso e intimo. Gli alunni, infatti, praticano con costanza la scrittura autobiografica dall’inizio della scuola primaria, mentre per i loro genitori è stata la prima esperienza.

Il laboratorio ha trasformato il tempo in un fluire senza cronologia, uno spazio dilatato che, in poco più di un’ora, ha dato l’impressione di essere un lungo viaggio fatto insieme. 

Un’esperienza che ci ricorda il potere della scrittura autobiografica: portare alla luce ciò che custodiamo dentro e creare legami profondi grazie alla parola condivisa.

Astrid Valeck