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martedì 8 settembre 2026

PAROLEFATTEAMANO PER GLI ADOLESCENTI. Laboratori di arte e autobiografia a cura di Laura Fuzzi e Astrid Valeck


Quest’anno, come associazione, abbiamo lavorato molto con gli adolescenti, abitando sia le aule delle scuole sia contesti meno formali. Il percorso di cui voglio raccontarvi è nato proprio in uno di questi spazi altri: la biblioteca comunale, al termine delle lezioni scolastiche, all’interno del progetto "Nel segno di una storia – Laboratorio artistico autobiografico".

Quando si progetta per questa fascia d'età, c'è una domanda che noi educatori e pedagogisti dobbiamo avere il coraggio di porci: Cosa porta un gruppo di preadolescenti e adolescenti a ritornare con costanza per l'intero percorso?
Sappiamo bene che l’adolescenza è un periodo della vita non semplice, in cui la narrazione di sé – sia essa parlata o scritta – spesso si blocca bruscamente davanti al timore del giudizio dei pari. Eppure, in questo percorso, queste ragazze e questi ragazzi hanno partecipato con una continuità e una convinzione disarmanti. Lo hanno fatto nonostante un tempo atmosferico inclemente, con un caldo estivo al limite della sopportazione; lo hanno fatto nonostante la tanta scrittura proposta, l'eterogeneità dovuta all'età e l'essere un gruppo misto di maschi e femmine. E, soprattutto, lo hanno fatto nonostante l'uso delle pratiche artistiche che, solitamente, genera una distanza immediata dettata dal timore del "non sono capace". Dov'è, allora, la chiave di questo ritorno spontaneo?


La materia come soglia: superare il "non sono capace"

La prima risposta sta probabilmente nel come abbiamo proposto l'incontro tra arte e scrittura. Quando la parola si blocca, la materia offre una via d'uscita. Proporre tecniche originali e accessibili come la cianotipia, la scrittura epistolare illustrata o la rilegatura artigianale di un diario di viaggio non è stata una scelta puramente estetica, ma una precisa strategia metariflessiva.
Il fare manuale sposta l'asse dell'attenzione: mentre le mani sono impegnate a stratificare carte e trasparenze, le difese razionali si allentano. Non c'è la pressione della performance artistica né la ricerca di quella perfezione estetica a cui i social media spesso li costringono — dove ogni immagine, pensiero o vissuto deve essere "filtrato" e curato per ottenere l'approvazione degli altri. Al contrario, il laboratorio ha proposto una logica opposta.
Nella cianotipia o nella rilegatura artigianale, la macchia di colore, la sbavatura o il foglio tagliato leggermente storto non sono errori da eliminare, ma tracce uniche del proprio passaggio. L'errore diventa parte del processo educativo. Sperimentare che la propria storia può prendere forma attraverso un oggetto tangibile permette ai ragazzi di guardarsi da fuori, scoprendo che quel "non sono capace" era solo una postura di difesa, subito scardinata dalla meraviglia del vedere il proprio mondo interiore impresso su carta.


Uno spazio protetto dal giudizio
Il secondo elemento invisibile ma potente è stata la costruzione del clima di gruppo. In un'età in cui lo sguardo dell'altro può ferire, il laboratorio si è strutturato come un'oasi non giudicante. L'alternanza metodologica tra il momento intimo della scrittura di sé, lo stimolo creativo e la successiva condivisione ha permesso a ciascuno di regolare la propria distanza emotiva.
I ragazzi sono tornati perché hanno trovato un luogo in cui essere autentici. La frammentazione tipica del vissuto adolescenziale ha trovato una ricomposizione negli elaborati finali: biglietti e diari densi di cura, originalità e forte espressività personale. Vedere la propria storia accolta dai compagni ha trasformato la fatica dello scrivere in un bisogno di esserci.


La restituzione: dal laboratorio alla comunità
L'atto finale di questo percorso ha svelato la valenza più profonda della metodologia autobiografica: la cura del legame. Gli elaborati non sono rimasti custoditi nel segreto delle borse, ma sono diventati una mostra partecipata e aperta alle famiglie presso la Biblioteca "Plebino Battanini" di Castrocaro Terme e Terra del Sole.
Donare parte delle proprie opere alla biblioteca affinché continuino a parlare ai lettori futuri significa compiere un atto di cittadinanza poetica. Il messaggio pedagogico forte che resta ai ragazzi è: la tua storia ha valore, è un dono per la comunità, merita di occupare uno spazio pubblico. È questa circolarità, questa dignità data al loro vissuto, che trasforma un semplice laboratorio in un'esperienza di crescita e benessere che i ragazzi scelgono, incontro dopo incontro, di abitare.

Il progetto "Nel Segno di una Storia" è stato promosso dall'Associazione Parolefatteamano APS e realizzato grazie a un bando promosso dal Comune di Forlì, in collaborazione con il Centro per le Famiglie della Romagna Forlivese. Il percorso è stato ideato e condotto dall'artista Laura Fuzzi e dalla pedagogista Astrid Valeck, con il prezioso supporto di una tirocinante del Corso di Laurea in Pedagogia, confermando il valore della sinergia tra istituzioni culturali, amministrazioni e terzo settore nel sostenere la comunità educante.





lunedì 27 luglio 2026

Progetto A.G.E.S. - Anziani e Giovani per l’Educazione e lo Scambio Programma Formativo Laboratorio Narrazione biografica e autobiografica “Dall’individuale al sociale, dalla memoria del passato al qui ed ora”


Tra ottobre 2025 e aprile 2026, in accordo con l’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Tonino Guerra” di Novafeltria rappresentato dal Vice Preside Prof. Michele Bruno, ha preso vita un percorso formativo rivolto agli studenti di una classe IV^ grazie alla collaborazione tra l’APS parolefatteamano di Meldola (FC) nella persona del Presidente e formatore Ermes Fuzzi, e l’ ODV Il Borgo della Pace di Novafeltria (RN) rappresentata dalla Presidente Maria Letizia Valli e da Lidia Gualtiero ex insegnante e formatrice socia fondatrice dell’ODV.

Finalità del progetto è stata quella di fornire agli studenti le conoscenze e le competenze basilari della ricerca sociale seguendo l’approccio della metodologia autobiografica per la raccolta di racconti delle donne anziane dell’Alta Val Marecchia nel tentativo di valorizzare il contributo della presenza femminile nel processo di costruzione del tessuto sociale ed economico locale nel dopoguerra. Un lavoro di formazione per far emergere l’aspetto di genere e la consapevolezza dei vissuti non solo in riferimento al passato, ma anche nella prospettiva di una riflessione sul ruolo della donna nel contesto attuale. La raccolta di racconti autobiografici, oltre a contribuire alla costruzione di un giacimento di memoria locale, serve a sviluppare processi di consapevolezza ed identità sollecitando una trasformazione sociale grazie alla riscoperta delle memorie individuali che vanno ad intrecciarsi con la memoria collettiva. Dopo una prima fase di scritture di sé condotte in classe gli studenti hanno avuto la possibilità di sperimentare in prima persona le particolarità che scaturiscono dalla scrittura autobiografica. Successivamente hanno studiato e sperimentato le fasi del colloquio narrativo in ambito laboratoriale per poi condurre il colloquio con una narratrice precedentemente individuata. Maria Letizia Valli insieme al Vice Preside Michele Bruno e ai formatori Lidia Gualtiero ed Ermes Fuzzi hanno dapprima introdotto alle tematiche della ricerca presso l’aula magna dell’Istituto scolastico raccogliendo osservazioni e domande da parte degli studenti. In seguito i formatori hanno hanno accompagnato la classe per 4 incontri della durata di tre ore ciascuno a cadenza settimanale sia nella prima fase di sperimentazione della scrittura autobiografica sia nell’uso degli strumenti operativi per la conduzione in autonomia di un’intervista narrativa. L’ultima parte del progetto sarà dedicata alla rielaborazione dei materiali raccolti nel tentativo di trasformarli in racconti fruibili da chiunque mantenendo l’autenticità e il linguaggio scelto dalle narratrici. Seguirà un momento di restituzione pubblica che si potrebbe concretizzare nei primi mesi del nuovo anno scolastico e che sarà preceduto da un nuovo post sul nostro blog.

Ermes Fuzzi

giovedì 5 gennaio 2023

Racconti di Natale

Le Feste sono quasi terminate, ma noi continuiamo a ricevere racconti nati nel laboratorio di scrittura autobiografica "Aspettando le feste" che si è tenuto qui a Meldola lo scorso 3 dicembre 2022.
E' sempre una gioia aprire la mail e trovarvi nuovi doni. Questo è di Claudia Conti

Sono nata nel 1941.
Ho passato l’infanzia tra guerra e malattie che hanno fatto tanti morti, compresi i miei nonni paterni.
Ho ricordi paurosi degli allarmi per i bombardamenti aerei e di tante ma tante donne vestite di nero da capo a piedi per un tempo infinito. 
Ricordo anche il babbo avvolto nella sua “capparella” nera che usciva di notte per rientrare solo al mattino. Era un partigiano e la sua vita è stata sempre in pericolo.
La guerra è finalmente finita e la vita è ripresa come si è potuto. Ero piccolina e non ho ricordi di alcuna festa di Natale.
Nel 1949, quando avevo 8 anni, abbiamo lasciato Fratta Terme e ci siamo trasferiti a Forlì.

Poveri eravamo e poveri abbiamo iniziato una nuova vita.
Io sono stata messa nel collegio Buon Pastore per frequentare la terza elementare. Tornavo a casa la domenica e quindi ho passato a casa anche il Natale con tutta la mia famiglia. Tutte queste novità e trambusti sono rimasti impressi anche grazie alla coincidenza “Natale”. 
La casa era bella e quasi nuova, sempre in campagna, aveva anche un piccolo pollaio, la stia dei conigli, la capanna ed il pozzo. Però il gabinetto era all’esterno in comune per tutti. Il pozzo ancora faceva da frigorifero, la stufa era il riscaldamento. In famiglia erano cinque e cioè babbo, mamma, due fratelloni ed io. Nel 1951 è arrivata l’ultima sorellina e qui ci siamo fermati.

Il primo Natale che ricordo, è in questa nuova casa.

La vigilia, in cucina la stufa spandeva un gran caldo e, dopo cena, il babbo prima di andare al circolo per la partita, metteva il “prete” (lo scaldaletto) nei letti per renderli caldi e gradevoli. Io e mamma rimanevamo sole. Ricordo la mamma al tagliere con un bel grembiule con disegni romagnoli, il fazzoletto che copriva tutti i suoi capelli neri, che preparava e “cumpens” per i cappelletti. Sulla stufa c'era una bella pentolona dove bollivano le carni per il brodo e ricordo un profumo grandioso e appetitoso. Io dovevo stare attenta al primo bollore perché con una ramina dovevo togliere la schiuma dal brodo. La mamma tirava una sfoglia grandissima, la copriva con un telo ed appena asciutta ne faceva dei quadretti perfetti che riempiva e con una incredibile abilità li chiudeva a cappelletto.
Per me era una festa. Con le mie piccole mani ne facevo tanti anch’io ma ne mangiavo anche tanti crudi. Prima di finire tagliava dei quadretti più grandi e (per burla) invece del solito ripieno, riempiva i cappelletti con una mandorla con il guscio, che sarebbero capitati (vedi caso) nei piatti degli uomini.
Non avevamo il panettone ma la mamma finito i cappelletti preparava il ciambellone versando il tutto in un tegame tondo di alluminio con in mezzo una tazzona e via dentro il forno della stufa. 
Non c’era l’attesa di Babbo Natale, non c’era il presepe, non c’erano le lucine ma tutto questo era comunque il segnale di una festa in arrivo. A questo punto iniziavo a ciondolare per il sonno ma c’era un’altra cosa da fare. Nella cucina era entrata la “mastella” e la mamma mi faceva il bagno prima che rientrassero gli uomini. Tutti dovevano fare il bagno. La mamma mi asciuga energicamente, mi spolvera di un profumatissimo borotalco Roberts, mi mette i panni caldissimi appesi sulla stufa e via, di corsa a letto che trovavo caldissimo. Mi addormentavo subito in quelle lenzuola calde e fresche di bucato. 
Come dicevo, non c’erano addobbi natalizi né regali sotto l’albero (non c’era neanche l’albero) ma tutti questi profumi e sapori e l’attesa di un giorno di festa con tutta la famiglia ancora oggi mi fanno battere il cuore. 
Il mattino di Natale, la mamma mi svegliava presto per andare a messa con gli altri del vicolo. Indossavo gli abiti “buoni” magari (a volte) anche un fiocco nei capelli. Intanto che la mamma mi prepara, sento la voce del babbo, ancora a letto, che dice: ”mo’ an da vet, babina, l’è fred, mo’ stat in te let”. L’anticlericale nulla poteva su questo volere della mamma. 
A mezzogiorno si pranzava nella stanza cosiddetta da pranzo ove c’era il tavolo a tiro che ci consentiva di mangiare comodi. La mamma metteva la tovaglia bianca, da lei ricamata (il pezzo più bello del corredo), poi i piatti del servizio “buono” salvati dai bombardamenti perché inseriti dentro un baule seppellito nel campo vicino a casa. 
Grande festa ai cappelletti che la mamma mette nei piatti con il loro brodo stellato. Mangio, ma guardo curiosa la mamma che mi fa l’occhiolino ed aspetto che qualcuno trovi il “cappellettone” con la mandorla per farmi una bella risata per lo scherzo riuscito! Chissà se era proprio una sorpresa o solo un po’ di commedia per farmi divertire!!! 
Quel Natale è stato certamente piacevole, i miei fratelli si sono fermati a giocare con me (cosa rara perché andavano sempre a lavorare e non avevano mai tempo per i “snament”); il babbo ha governato bene la stufa tanto che la mamma aveva le guance rosse accaldate ed un bel viso sorridente (forse aiutata dall’albana usata per fare la “gagina” con il ciambellone). 
Con il tempo anche il mio Natale si è riempito di addobbi, luci e regali ma la gioia di quel Natale è un ricordo incancellabile.



venerdì 30 dicembre 2022

Scritture dal laboratorio "Aspettando le feste" per un BUON 2023

 A voi tutti che ci accompagnate e sostenete in ogni iniziativa e che aiutate a crescere la nostra associazione con la vostra presenza e i suggerimenti, a voi che ci seguite e che partecipate alle nostre proposte che il nuovo anno vi porti nuove opportunità e che possiate fiorire come una primavera in arrivo. Che ogni parola scritta sia come un seme piantato che germogli e dia frutto, e che ogni nuovo incontro sia come una pioggia leggera che nutre e fa crescere. Auguri a voi tutte e tutti per un anno sereno e ricco di parolefatteamano.

Chiudiamo il 2022 e apriamo il 2023 con le ultime scritture dal laboratorio di autobiografia “Aspettando le feste” tenutosi lo scorso 3 dicembre presso la biblioteca comunale “F. Torricelli” di Meldola (FC) e condotto da Astrid Valeck.

Quelle che leggerete oggi sono storie di tradizioni legate al Capodanno e alla Befana che hanno caratterizzato la vita di alcuni dei partecipanti al nostro laboratorio. Sono racconti autentici che ci parlano dei ricordi di queste persone, dei loro affetti e delle loro radici; sono un tesoro prezioso, perché ci permettono di tuffarci in un passato vissuto da molti, ma spesso sconosciuto dalle nuove generazioni e ci consentono di ricordare come le festività venivano celebrate, ci parlano dei riti e delle tradizioni che hanno accompagnato le vite di molte persone, e ci fanno sentire parte di una grande famiglia, dove ognuno ha il proprio contributo da offrire. Le festività sono momenti di gioia e di condivisione, ma anche di riflessione e di memoria.

Buona lettura!





sabato 24 dicembre 2022

Natale 2022 - ancora scritture dal laboratorio autobiografico "Aspettando le feste"

Che i nostri auguri vi avvolgano in un abbraccio.

Buon Natale!

p.s. c'è stata donata ancora qualche pagina, ma sono dedicate al 31 dicembre e al 6 gennaio, quindi la condivideremo tra qualche giorno.








mercoledì 21 dicembre 2022

sabato 12 marzo 2022

LABORATORIO DEDICATO AL GIOCO

Una partecipazione numerosa e inaspettata ha allietato l'ultimo dei laboratori di scrittura autobiografica organizzato dalla nostra associazione. Grazie alla collaborazione nata tra l'APS parolefatteamano e l'Associazione Nonno Banter 57 un gruppo di circa 20 persone ha donato le proprie memorie di gioco alla cittadinanza. La raccolta delle scrittura implementa la ricerca in corso sul valore del gioco come parte fondante dell'esistenza di ogni persona.  Prossimante sarà disponibile un volume che raccoglierà gli esiti della ricerca curato dall'APS parolefatteamano e divulgato dall'associazione Nonno Banter 57.