domenica 11 settembre 2016

Notizie dal 10 settembre: MEMORIE DI LAVORO

da sx: Loris Venturi, Glauco Mercuriali, Ermen Bertaccini, Astrid Valeck,
 don Mauro Petrini, Ermes Fuzzi, Maris Senzani Pezzi
Ci sono sempre grandi emozioni in movimento quando una comunità di narratori incontra una comunità di ascoltatori. È difficile raccontarle, bisognerebbe essere presenti per viverle in prima persona.
Storie di vita personali che appartengono all'Umanità perché tutti - uomini e donne – abbiamo vissuto e, spesso, le nostre esperienze sono le esperienze di qualcun altro. Ci si riconosce simili. Ci si sente vicini.
La copertina di quest'ultimo volume (ultimo in ordine temporale) è emblematica. Le foto che la compongono mostrano i protagonisti in contesti di gruppo: la famiglia, i concittadini, gli amici, gli alunni a significare che ognuno di noi è sempre in relazione. Ogni volta che raccontiamo di noi, infatti, narriamo anche degli incontri e di coloro che ci hanno formati.
Il tema della ricerca è quello del lavoro e quelle narrate sono le memorie di Ermenegilda Bertaccini, Glauco Mercuriali, don Mauro Petrini e Piero Tassinari. Narrazioni che si muovono tra esperienze esistenziali e formative che hanno portato ciascuno dei protagonisti a scegliere la professione. Un elemento le accomuna: la passione, tanto che il volume si apre con una citazione di Steve Jobs

L'unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai. Se non hai ancora trovato ciò che fa per te, continua a cercare, non fermarti. Come capita per le faccende di cuore, saprai di averlo trovato non appena ce l'avrai davanti. E, come le grandi storie d'amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continua a cercare finché non lo troverai. Non accontentarti. Sii affamato. Sii folle.

Passione che si manifesta anche nell'affiatato gruppo dei Biografi Volontari che, anno dopo anno, contribuisce ad arricchire la Mnemoteca di Meldola. La mnemoteca come “le attività dell'APS parolefatteamano meriterebbero di legarsi a quell'importante volano rappresentato dalla L.U.A. (libera Università dell'Autobiografia) il cui fondatore e direttore scientifico Duccio Demetrio è stato graditissimo ospite, proprio a Meldola lo scorso aprile nel corso dell'evento intitolato “In punta di penna”. Il collegamento consentirebbe di entrare a far parte di una rete di studi e ricerche a livello nazionale che aumenterebbe ancor di più il valore, già di per sé enorme, delle pubblicazioni fin qui realizzate e renderebbe meritata maggiore visibilità alla nostra Città.”1

1MEMORIE DI LAVORO, volume 3°, pag.1

LE FOTO SONO DI GIULIANO GUERRA









 








Le cose di L. Borges

(.....) partire dalle cose, le quali nella loro compostezza, nel loro silenzio docile,ci hanno dimostrato che le dimore autobiografiche vanno , innanzitutto arredate con le loro presenze.


Comporre una vita”   Mary Catherine Bateson






LE COSE 


Le monete, il bastone, il portachiavi,

la pronta serratura, i tardi appunti

che non potranno leggere i miei scarsi

giorni, le carte da gioco e gli scacchi,

un libro e tra le pagine appassita

la viola, monumento d’una sera

di certo inobliabile e obliata,

il rosso specchio a occidente in cui arde

illusoria un’aurora. Quante cose,

atlanti, lime, soglie, coppe, chiodi,

ci servono come taciti schiavi,

senza sguardo, stranamente segrete!

Dureranno piú in là del nostro oblio;

non sapran mai che ce ne siamo andati
.


 i   L.BORGES

sabato 10 settembre 2016

Da Occidente a Oriente,passando per Anghiari Loretta Buda


Da    Occidente a Oriente
passando per  Anghiari




Siamo storia e siamo la nostra storia nella Storia (…)
 Siamo tempo e l’esperienza reale del tempo la si ha attraverso la memoria
Salvatore Natoli


Loretta Buda

Recarsi ad Anghiari per partecipare al festival e fermarsi solo quattro ore è veramente poco, ma  era quanto potevamo concederci, io , Astrid ed Ermes . Insieme abbiamo trascorso la mattina  accomodati  nella  penombra del teatro ad ascoltare storie che , come in un gioco di matrioske , si inserivano una nell’altra fino a completarsi  in un  grande racconto capace  di preservarle e contenerle tutte. Come sempre, il solo fatto di essere ad Anghiari si è connotato  come una gradevole occasione, ma seguire la presentazione di volumi, ascoltare la restituzione di progetti  hanno reso l’esperienza  intensa e coinvolgente.
Curo   rapidamente gli appunti   e li condivido per non perdere quel racconto corale che , nel suo andirivieni , fra due età estreme ( vecchia e infanzia),  è andato “oltre” fermandosi anche  “in orti e giardini”[1]  ;  una sosta per ricordarci  che anche  i  luoghi sono evocativi  e che l’autobiografia ritrova  l’essenza e la sacralità di ogni territorio .
Si è parlato di vecchi , di strutture sanitarie e/o protette, se ne è sottolineata la necessità ma anche il disagio  che l’abitarci  genera negli ospiti .[2]
Dalle  parole dei relatori è emerso un rinnovato bisogno di memoria, un bisogno che, a livello individuale,  potrà appagarsi solo continuando a raccontare e scrivere di sé  per riabilitare  la propria  vicenda umana.  Noi siamo la nostra memoria , afferma sempre  Natoli, e il contenuto della nostra memoria è esperienza di racconti e relazioni.
Non è facile invecchiare, soprattutto non è facile farlo  con garbo e accettarsi nei limiti  che l’età impone;  oltre a non essere  facile  diventa anche doloroso quando la vecchiaia si vive in solitudine,  afflitti  dal desiderio inappagato di ritorno. Nostos, tornare ad abitare  la propria  casa , corrispondere nuovamente alla quotidianità  precedente, rivivere affetti  e  tornare ad immaginare un futuro.  
Ancora una volta la scrittura ha svolto una  funzione terapeutica caratterizzandosi  come l’antidoto per  far fronte al senso di emarginazione che coglie soprattutto  gli  ospiti delle strutture  .  Gli operatori delle case di riposo  hanno sottolineato  la dedizione adottata  per  dare dignità alle storie e per offrire gli strumenti idonei perché” i giovani di un altro tempo” parlassero . Molti    vecchi sono reduci da un’educazione fondata sul pudore e sulla parsimonia delle parole per cui, in questo, come in altri casi,    è stato necessario dare voce a quelle persone  che credevano  di non aver nulla da dire e  prestare parole a coloro che non le ritrovavano più.
“Abbandonarsi”  è il titolo del  progetto fotografico-narrativo  fatto di memorie e relazioni tra ospiti e personale sanitario di alcune R.S.A  sul tema dell’abbandono. Gli oggetti fotografati , (definiti : EX VOTO di una  EX VITA),  hanno allestito dimore autobiografiche e le immagini sono diventate pretesti narrativi. Le storie degli anziani e degli operatori sono state raccolte  e trascritte   per ricomporre   frammenti di vita . Mi piace pensare ad un “abbandonarsi”  che lasci  l’ accezione di arrendevolezza  e di rinuncia per  vestire la  duplice   veste  di  abbandono e dono . AbbanDonarsi,  affidarsi alle persone ,accogliere, vicendevolmente ,  il dono   della loro presenza e del  ricordare insieme. Ricordare insieme per intrecciare cura e  ricomporre “la vita” .
L’ultima parte della mattina è stata dedicata alle “Scritture bambine” I relatori  hanno sottolineato quanto i bambini siano capaci     di memoria e come la narrazione d di sé possa diventare un’ occasione per costruire un’immagine personale sempre più consapevole.
L’ autobiografia diventa un vero e proprio strumento didattico,  sia come genere narrativo,  sia come occasione per lo sviluppo cognitivo. Nei laboratori  autobiografici i “piccoli partecipanti sono stati condotti a riflettere su sé e l'altro, con l'obiettivo di amplificare le possibilità di incontro e di valorizzazione di ognuno, nell'ottica che l'inclusione all'educazione in contesti multiculturali e plurilingue comincia dai più piccoli”. Le attività hanno previsto incontri con i genitori in tempi  a loro dedicati alla  conoscenza tra scuola e famiglia.
Per esperienza personale ribadisco che far vivere agli alunni esperienze autobiografiche ci permette di creare nuovi rapporti tra identità personale e collettiva. L’identità è un evento relazionale che si qualifica attraverso la riflessione e la comunicazione di esperienze significative vissute o immaginate. Come afferma D.Demetrio "(...) è la scuola il luogo della "lungimiranza pedagogica" dove si dovrebbero attuare quelle pratiche della memoria che sollecitano autoriflessione, introspezione e una cultura della memoria che si traduce anche in cultura della relazionalità e della storia”. [3]
Nati per scrivere è un progetto della LU.A, pensato in collaborazione con l'Associazione Italiana Biblioteche, la cui fase sperimentale si è sviluppata all'interno della programmazione delle attività proposte dalle Biblioteche in rete con altre agenzie educative e culturali. La biblioteca  è  un luogo che e accoglie e restituisce “mondi  e  ci permette, come  è accaduto ad Anghiari,  di divagare  da Occidente  a Oriente.  Occidente , là dove il sole tramonta e il vecchio fissa il suo ultimo orizzonte , Oriente dove il sole sorge e  la vita esubera
Come pensiero conclusivo e sempre “divagante”,  mi piace immaginare  una  biblioteca che si  proponga come luogo privilegiato nel quale una comunità possa raccontarsi e intrecciare alleanze generazionali .  Uno spazio    dove i bambini, protagonisti di un futuro che si libera,  possano sperimentare la distanza e la continuità con la propria memoria  e i vecchi, gravati da un futuro che si comprime,  possano  riacquistare il gusto  per la vita .



[1] “Oltre il libro, un orto, un giardino “
“ Giardino Sicano. Bivona come metafora”
[2] AbbanDonarsi : percorso fotografico – narrativo.
Nelle pratiche : i vecchi raccontano.
“un m’addolgo di nulla “
Noi giovani di un altro tempo.
[3]Duccio DemetrioRicordare a scuola. Fare memoria e didattica autobiografica, GLF editori Laterza, Roma
Anno: 2003

mercoledì 7 settembre 2016

MEMORIE DI LAVORO: -3 giorni all'evento

Mancano pochi giorni! Sabato è vicinissimo e raggiungere la sala Nella Versari è molto semplice.
Si trova al 2° piano del palazzo Doria Pamphili, in piazza Felice Orsini a Meldola.
C'è l'ascensore e ci sono le scale per chi preferisce mantenersi in forma.
Vi aspettiamo!!


sabato 27 agosto 2016

Ermes Fuzzi invita alla lettura di Cròniche epafàniche

Invito alla lettura a cura di Ermes Fuzzi

Francesco Guccini, Cròniche epafàniche, U.E. Feltrinelli, Milano 1989

La prima edizione dell'89 ci porta a un Guccini, alle soglie dei cinquanta anni, con il prepotente bisogno di tornare alla propria infanzia mitica tra personaggi, avvenimenti, luoghi d'origine. Il paese di Pàvana e il mulino di Checco, il fiume e le montagne d'Appennino. Con i ricordi personali si fondono quelli tramandati dai “grandi” lungo il primo decennio di vita, e poco più, di Francesco tra il '40 e il '50. Figure mitiche riportate in vita dalla scrittura nelle parole, nelle pronunce e nelle cadenze con l'aiuto di un sistema di trascrizione semplificato tratto dalla “Rivista italiana di Dialettologia”. Il dialetto ha una propria coloritura, una linea espressiva e una carica attraverso cui è appassionante scoprire un mondo ormai perduto. Una appendice aiuta il lettore attraverso [...]un esame divertito di alcune parole che possono suonare misteriose a orecchie a volte toscane a volte padane.[...](pag.167). Guccini, allenato a “lavorare” con le parole, pone il proprio impegno nel contestualizzare termini ed espressioni come “l'unto creapopoli”, i buchi ragnatelosi contenenti tesori come due bossoli 7,62, le galline che dormono nel gallinaio, il cinema di Gigi dove si vedono i filmi. Descrizioni di grande potere evocativo sono anche quelle dei negozi e dei personaggi: il mac'lai-io che sta come re in trono dietro al suo banco di marmo che trancia coltellate o pestonate da far tremare tutto. Oppure la bottega di Ziapìna dove le nari ti si riempiono di mille odori sapori. E ancora la farmacia con l'Ossido di Zingo e la Magnesia San Pellegrino e la Magnesia Bisurata. Un mondo compreso tra le montagne e il ponte sul Limentra dove sembra finire tutto, le colonne d'Ercole del ricordo infantile, oltre il quale [...]c'è solo la catena montuosa che circonda la terra e il fiume Oceano che la abbraccia tutta.[...](pag.33). Appaiono i volti cari o indelebili come quello di Nonna Maria dalla faccia da tedesca crucca, bionda, occhi azzurri, bianca, opima. Quella del Parroco Neumann, un vecchio sorridente e saggio, con occhiali a cerchio, calvo se si toglie una striscia di capelli bianchi che gli fanno da corona e scendono a scopetta ai lati delle orecchie. Nonna Amabìlia che è grintosa e dolce, fragilmente robusta, ma forse solo in apparenza, coi capelli corti sempre dentro ad una reticella. Nonno Pietro [...]Lorgnètte a mezzo naso e gilé sulla camicia senza solino, d'estate; d'inverno, quello di lana bianca di pèggora, fatto a mano. Se il fratello Merigo andavo poco in paese, lui era come la sorella Teresa:mai.[...](Pag.160). E Poldo che passa ore a parlare ai morti del cimitero per raccontar loro le novità “del mondo di qua”. Le origini passano attraverso i racconti della costruzione del mulino e dei mitici sforzi per deviare l'acqua del fiume nel “botaccio”. Il viaggio “fin dalle terre di Francia” delle macine. La costruzione delle pale e degli ingranaggi di legno, la regolazione del flusso d'acqua, meccanismi apparentemente semplici ma altamente ingegnosi e decisivi per le sorti di molte famiglie. Poi ancora i danni e le disgrazie occorse a cose, uomini e animali a causa delle piene dopo lunghi giorni di pioggia. Si alternano frequenti richiami agli oggetti tra cui un posto di prim'ordine spetta alla “madia” dove si lascia il pane a lievitare e sotto, nel cassettone con i pomelli d'ottone lucido, un mare di oggetti e attrezzi che restano lì per anni lasciando [...] un odore unico che tutte quelle cose avevano, un odore implacabile […] (pag.43) Nel tentativo di ricostruire quel mondo perso e sognato torna “il posto più magico che ci sia in tutta la casa, la libreria”. Da lì parte il mondo del piccolo Francesco che si mette davanti ai libri “come ci si mette davanti a qualcosa di bono da mangiare”. In questo intricato ordito di fili si scorge l'amore per le proprie origini che hanno riportato a Pavana l'autore di questo piacevolissimo tuffo in [...]quel mondo che non c'è più e che non si ritroverà[...] (pag.166)

mercoledì 24 agosto 2016

MEMORIE DI LAVORO 3°ANNO

Oggi vi segnaliamo un appuntamento per il prossimo 10 settembre.
Vale la pena non prendere altri impegni e trovarsi in sala Nella Versari a Meldola, dove alle ore 10.00 presentiamo la terza parte della ricerca dedicata ai lavoratori meldolesi.
Dopo tre anni di studi, contatti, colloqui biografici siamo giunti ad un importante traguardo. Tutte le narrazioni di questi tre anni saranno raccolte in un libro che presenteremo nei primi mesi del prossimo anno.
Il 10 settembre sarà l'occasione per conoscere le storie di Ermen Bertaccini, Glauco Mercuriali, don Mauro Petrini e Piero Tassinari.

mercoledì 17 agosto 2016

IL GIARDINO DELLE PAROLE Astrid


NELLA NOTTE 
(Astrid Valeck)


Quiete e silenzio delle ore

dormienti
rotto dal ticchettio della mia penna
che batte sul foglio.

Insonnia fatta
di pensieri
lievi sulla pagina
attende l'aurora.

Il sonno pare
farsi da parte per
dilatare il mio tempo.