sabato 29 luglio 2023

ANDAR PER STORIE ...A MELDOLA 2023

Giovedì 3 agosto 2023 alle ore 21.00
Arena Hesperia, Meldola


Ermen Bertaccini, Maria Grazia Conti e Cinzia Graziani: quest'anno le storie raccolte dall'Associazione parolefatteamano di Meldola sono tutte al femminile. Tre meldolesi, tre imprenditrici che con la loro forza e capacità hanno dato vita a imprese commerciali e artigianali. 

“Ogni racconto” spiega Ermes Fuzzi presidente dell'associazione “rievoca passaggi epocali che ognuno ha saputo definire in relazione alla professione svolta e al proprio percorso professionale. Grazie a queste storie si amplia la ricerca avviata undici anni fa. Nelle storie narrate dalle tre narratrici la parola 'lavoro' si lega indissolubilmente alle singole identità, al senso di appartenenza, all'espressione di sé, alla passione, alla ricerca di condizioni di vita migliori. Ogni narrazione orale diventa racconto scritto corredato da foto e documenti che difficilmente potrebbero essere conosciuti da un pubblico più vasto di quello strettamente familiare. Il lavoro svolto dal gruppo di Biografi dell'Associazione “parolefattemano” sta nel prendersi cura di queste storie nella consapevolezza che esse diventano patrimonio comune da custodire, restituire pubblicamente trovando in tal modo riconoscimento e valorizzazione”.

L'iniziativa, all'interno della rassegna comunale Arena sotto le stelle, si svolge col patrocinio del Comune di Meldola e la collaborazione della Biblioteca comunale “Francesco Torricelli”. Daranno voce alle storie le Biografe Laura Borghesi, Paola Borghesi e Stefania Severi; sarà presente il Sindaco Roberto Cavallucci e l'assessore alla Cultura Michele Drudi. Coordina Ermes Fuzzi.


lunedì 19 giugno 2023

UN PRANZO D'AUTRICE PER PAROLEFATTEAMANO

Pranzo d’autrice

Loretta Buda

    Vorrei chiedere ai commensali e alle commensali che ieri hanno condiviso il pranzo sociale organizzato da Parolefatteamano, quanti di loro abbiano ricordato il fastoso convivio de “Il pranzo di Babette”, dove la squisitezza del cibo e la dovizia delle portate scosse, a fine 800, gli animi di contratti puritani. Personalmente, mentre le portate si susseguivano sorprendenti, abbondanti e gustosissime, rivedevo le scene del film. Tornata a casa ancora con il gusto della panna cotta che si assemblava al sapore della frutta ho cercato il libro Pranzi d’autore”, di Oretta Bongarzoni.
    La pubblicazione, una recente riedizione di MINIMUMFAX, non è un prontuario di ricette; i piatti descritti sono stati recuperati dentro i grandi classici della letteratura, una ricerca precisa e appassionata nella cultura letteraria alla scoperta di piatti “che fanno da “contorno” a grandi libri e grandi personaggi.” Dall’introduzione trascrivo una citazione di J. Conrad:
<<La buona cucina è un agente morale. Per buona cucina intendo la coscienziosa preparazione del semplice cibo della vita quotidiana». Esiste, nelle ricette, soprattutto in quelle di una volta, un modo impreciso di fornire le dosi, riassunto nella formula quanto basta. Sale, quanto basta. Olio, quanto basta. Farina, quanto basta; e via discorrendo. (...) Quanto basta è insomma il punto d'incontro e di equilibrio fra l'azzardo e il limite; la capacità di trovarlo è la qualità richiesta a chi cucina, e in esso c'è probabilmente anche il segreto della cucina come linguaggio e come forma di cultura.>>
Tornando al titolo del libro posso affermare che ieri , da Graziella, abbiamo partecipato ad un pranzo “d’autrice”, purtroppo non siamo riusciti a fermarci al “q.b.” (quanto basta); abbiamo trasceso ogni limite apprezzando e gustando ciascuna pietanza a conferma che la buona cucina è un agente morale e che il nostro essere insieme aveva uno scopo unico e inequivocabile: quello di accrescere la felicità di trovarci vicini in una gioiosa e generosa convivialità.
Un assaggio del libro....
“A un capo del tavolo troneggiava un’oca grassa e dorata e dall’altro, sopra un letto di prezzemolo un enorme prosciutto libero di cotenna e debitamente cosparso di pane grattugiato con accanto un bel tocco di manzo arrosto alle spezie.”1

1 Oretta Bangorzoni ,Pranzi d’autore, Minimum Fax

giovedì 5 gennaio 2023

Racconti di Natale

Le Feste sono quasi terminate, ma noi continuiamo a ricevere racconti nati nel laboratorio di scrittura autobiografica "Aspettando le feste" che si è tenuto qui a Meldola lo scorso 3 dicembre 2022.
E' sempre una gioia aprire la mail e trovarvi nuovi doni. Questo è di Claudia Conti

Sono nata nel 1941.
Ho passato l’infanzia tra guerra e malattie che hanno fatto tanti morti, compresi i miei nonni paterni.
Ho ricordi paurosi degli allarmi per i bombardamenti aerei e di tante ma tante donne vestite di nero da capo a piedi per un tempo infinito. 
Ricordo anche il babbo avvolto nella sua “capparella” nera che usciva di notte per rientrare solo al mattino. Era un partigiano e la sua vita è stata sempre in pericolo.
La guerra è finalmente finita e la vita è ripresa come si è potuto. Ero piccolina e non ho ricordi di alcuna festa di Natale.
Nel 1949, quando avevo 8 anni, abbiamo lasciato Fratta Terme e ci siamo trasferiti a Forlì.

Poveri eravamo e poveri abbiamo iniziato una nuova vita.
Io sono stata messa nel collegio Buon Pastore per frequentare la terza elementare. Tornavo a casa la domenica e quindi ho passato a casa anche il Natale con tutta la mia famiglia. Tutte queste novità e trambusti sono rimasti impressi anche grazie alla coincidenza “Natale”. 
La casa era bella e quasi nuova, sempre in campagna, aveva anche un piccolo pollaio, la stia dei conigli, la capanna ed il pozzo. Però il gabinetto era all’esterno in comune per tutti. Il pozzo ancora faceva da frigorifero, la stufa era il riscaldamento. In famiglia erano cinque e cioè babbo, mamma, due fratelloni ed io. Nel 1951 è arrivata l’ultima sorellina e qui ci siamo fermati.

Il primo Natale che ricordo, è in questa nuova casa.

La vigilia, in cucina la stufa spandeva un gran caldo e, dopo cena, il babbo prima di andare al circolo per la partita, metteva il “prete” (lo scaldaletto) nei letti per renderli caldi e gradevoli. Io e mamma rimanevamo sole. Ricordo la mamma al tagliere con un bel grembiule con disegni romagnoli, il fazzoletto che copriva tutti i suoi capelli neri, che preparava e “cumpens” per i cappelletti. Sulla stufa c'era una bella pentolona dove bollivano le carni per il brodo e ricordo un profumo grandioso e appetitoso. Io dovevo stare attenta al primo bollore perché con una ramina dovevo togliere la schiuma dal brodo. La mamma tirava una sfoglia grandissima, la copriva con un telo ed appena asciutta ne faceva dei quadretti perfetti che riempiva e con una incredibile abilità li chiudeva a cappelletto.
Per me era una festa. Con le mie piccole mani ne facevo tanti anch’io ma ne mangiavo anche tanti crudi. Prima di finire tagliava dei quadretti più grandi e (per burla) invece del solito ripieno, riempiva i cappelletti con una mandorla con il guscio, che sarebbero capitati (vedi caso) nei piatti degli uomini.
Non avevamo il panettone ma la mamma finito i cappelletti preparava il ciambellone versando il tutto in un tegame tondo di alluminio con in mezzo una tazzona e via dentro il forno della stufa. 
Non c’era l’attesa di Babbo Natale, non c’era il presepe, non c’erano le lucine ma tutto questo era comunque il segnale di una festa in arrivo. A questo punto iniziavo a ciondolare per il sonno ma c’era un’altra cosa da fare. Nella cucina era entrata la “mastella” e la mamma mi faceva il bagno prima che rientrassero gli uomini. Tutti dovevano fare il bagno. La mamma mi asciuga energicamente, mi spolvera di un profumatissimo borotalco Roberts, mi mette i panni caldissimi appesi sulla stufa e via, di corsa a letto che trovavo caldissimo. Mi addormentavo subito in quelle lenzuola calde e fresche di bucato. 
Come dicevo, non c’erano addobbi natalizi né regali sotto l’albero (non c’era neanche l’albero) ma tutti questi profumi e sapori e l’attesa di un giorno di festa con tutta la famiglia ancora oggi mi fanno battere il cuore. 
Il mattino di Natale, la mamma mi svegliava presto per andare a messa con gli altri del vicolo. Indossavo gli abiti “buoni” magari (a volte) anche un fiocco nei capelli. Intanto che la mamma mi prepara, sento la voce del babbo, ancora a letto, che dice: ”mo’ an da vet, babina, l’è fred, mo’ stat in te let”. L’anticlericale nulla poteva su questo volere della mamma. 
A mezzogiorno si pranzava nella stanza cosiddetta da pranzo ove c’era il tavolo a tiro che ci consentiva di mangiare comodi. La mamma metteva la tovaglia bianca, da lei ricamata (il pezzo più bello del corredo), poi i piatti del servizio “buono” salvati dai bombardamenti perché inseriti dentro un baule seppellito nel campo vicino a casa. 
Grande festa ai cappelletti che la mamma mette nei piatti con il loro brodo stellato. Mangio, ma guardo curiosa la mamma che mi fa l’occhiolino ed aspetto che qualcuno trovi il “cappellettone” con la mandorla per farmi una bella risata per lo scherzo riuscito! Chissà se era proprio una sorpresa o solo un po’ di commedia per farmi divertire!!! 
Quel Natale è stato certamente piacevole, i miei fratelli si sono fermati a giocare con me (cosa rara perché andavano sempre a lavorare e non avevano mai tempo per i “snament”); il babbo ha governato bene la stufa tanto che la mamma aveva le guance rosse accaldate ed un bel viso sorridente (forse aiutata dall’albana usata per fare la “gagina” con il ciambellone). 
Con il tempo anche il mio Natale si è riempito di addobbi, luci e regali ma la gioia di quel Natale è un ricordo incancellabile.



venerdì 30 dicembre 2022

Scritture dal laboratorio "Aspettando le feste" per un BUON 2023

 A voi tutti che ci accompagnate e sostenete in ogni iniziativa e che aiutate a crescere la nostra associazione con la vostra presenza e i suggerimenti, a voi che ci seguite e che partecipate alle nostre proposte che il nuovo anno vi porti nuove opportunità e che possiate fiorire come una primavera in arrivo. Che ogni parola scritta sia come un seme piantato che germogli e dia frutto, e che ogni nuovo incontro sia come una pioggia leggera che nutre e fa crescere. Auguri a voi tutte e tutti per un anno sereno e ricco di parolefatteamano.

Chiudiamo il 2022 e apriamo il 2023 con le ultime scritture dal laboratorio di autobiografia “Aspettando le feste” tenutosi lo scorso 3 dicembre presso la biblioteca comunale “F. Torricelli” di Meldola (FC) e condotto da Astrid Valeck.

Quelle che leggerete oggi sono storie di tradizioni legate al Capodanno e alla Befana che hanno caratterizzato la vita di alcuni dei partecipanti al nostro laboratorio. Sono racconti autentici che ci parlano dei ricordi di queste persone, dei loro affetti e delle loro radici; sono un tesoro prezioso, perché ci permettono di tuffarci in un passato vissuto da molti, ma spesso sconosciuto dalle nuove generazioni e ci consentono di ricordare come le festività venivano celebrate, ci parlano dei riti e delle tradizioni che hanno accompagnato le vite di molte persone, e ci fanno sentire parte di una grande famiglia, dove ognuno ha il proprio contributo da offrire. Le festività sono momenti di gioia e di condivisione, ma anche di riflessione e di memoria.

Buona lettura!





sabato 24 dicembre 2022

Natale 2022 - ancora scritture dal laboratorio autobiografico "Aspettando le feste"

Che i nostri auguri vi avvolgano in un abbraccio.

Buon Natale!

p.s. c'è stata donata ancora qualche pagina, ma sono dedicate al 31 dicembre e al 6 gennaio, quindi la condivideremo tra qualche giorno.








mercoledì 21 dicembre 2022