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giovedì 2 giugno 2016

IN PUNTA DI PENNA...la parola agli scrittori

Ancora qualche scritto portato all'incontro con Duccio Demetrio lo scorso 28 Aprile.





Volti in parte noti

Un percorso che ci accomuna
Sto bene
Questo piccolo spazio
Nutre.
Lieve fruscio
di pagine narranti,
finalmente il silenzio
in contrapposizione
al caos di un nulla
di immagini, palestre, rumori
vacui.
Grovigli di storie
Intrecciate e sciolte.
La concentrazione è un onda
Che si irradia e
Culla.
La fatica si dirada
Sì, ci stiamo provando
A diventar farfalle.

Laura S.


lunedì 2 maggio 2016

IN PUNTA DI PENNA. Letture e scrittori a Meldola con Duccio Demetrio

Così come l’acqua è l’unica sostanza che può presentarsi nei tre diversi stati della materia, liquido, solido(ghiaccio) e gassoso(vapore acqueo) e ci sono i passaggi di stato, fusione/solidificazione, evaporazione/condensazione anche il nostro essere può presentarsi in diversi stati: il pensiero, l’oralità e la scrittura e forse altri. Ed anche qui ci sono passaggi di stato, molto interessanti e curiosi. L’immaginazione alberga nella nostra realtà virtuale e si concretizza nei nostri pensieri. Sono lampi, veloci come le nuvole nel cielo e come le nuvole cambiano velocemente, disegnano forme e visioni sempre diverse. Cambiano in continuazione. E’ il loro essere naturale. Il pensiero è un atto creativo labile, passeggero, che fatica a sedimentare e, soprattutto, cambia facilmente in breve tempo. E’ effimero, volatile, fatica a consolidare, a mettere radici. 

Va richiamato spesso e nel riviverlo come ricordo è già un po’ cambiato. Nel pensiero il ricordo agisce impietosamente e modi fica, con il tempo, tutto. Scava come un minatore per far crollare, un poco alla volta, la realtà depositata nella nostra memoria. Con la scrittura è diverso. Il pensiero, con un passaggio di stato, entra nella realtà sensoriale. Il pensiero, attraverso la mano, l’occhio, diviene segno, scrittura. Con ciò realizziamo una realtà nuova: fisica e immutabile. Il ricordo si cristallizza, non può più cambiare. Diviene qualcosa d’altro anche per noi che, continuando a “rimuginare” il ricordo, ne produciamo dei nuovi in continuazione. E a volte facciamo fatica a riconoscerci in lui. A riconoscere noi stessi. Questo perché, senza accorgercene, siamo diventati altro. La scrittura cristallizza il tempo, come una foto. Stana il tempo. Lo svela, lo scopre. La scrittura innesca il tic tac del tempo e storicizza. Cioè diviene storia. Con la scrittura c’è un prima, un durante e un dopo. Non c’è più bisogno della memoria celebrale. C’è un nuovo supporto. Il file è salvato e non più modificabile. Può essere letta da altri e da se stessi, più e più volte, e ogni volta può essere un po’ diversa, può creare nuove visioni e immaginazioni. Ma ora c’è un punto fermo. Un luogo stabile a cui tornare, dove tutto è immobile ma vitale, un luogo senza tempo che produce tempo e realtà. Un punto dove ritrovare un noi stessi, a volte già perso nell’oceano dell’oblio. Uno dei tanti noi stessi. E ricomincia il giro, il cerchio, la danza del divenire della vita.
[Maris Senzani Pezzi]

IN PUNTA DI PENNA. Letture e scrittori con Duccio Demetrio a Meldola

Ho iniziato a scrivere tutte le sere prima di dormire. Sul comodino tengo una penna e un quaderno. Mi appoggio con a testa un po' sollevata e scrivo. Cosa scrivo non so. Perché i pensieri della sera non sono totalmente miei e a volte persino non li riconosco il giorno dopo. Sono i pensieri dell’ultimo momento, quelli che cedono il passo al sogno. Eppure da quando scrivo quelle poche righe, non mi sveglio più di notte.
Di notte mi basta un soffio di respiro dei miei figli, per aprire gli occhi senza aspettare che il cervello se ne sia neppure accorto. E come un incantesimo, dagli occhi entrano, fulminanti, i miei pensieri, mai addormentati. Non sono importanti, sono a volte banali, a volte inutili, ma straordinariamente prepotenti e con una forza anomala, si prendono il mio sonno.
Perché questo fastidio?
Di giorno non mi fermo a pensare, faccio e disfo e i miei pensieri sono di servizio, come gran parte delle parole che dico. Consumo le ore a cottimo, fino a sera. Poi decido basta e cerco un modo per rilassarmi e trovare il sonno: mi assopisco con un programma televisivo, leggo a lume di lampada un libro troppo fitto che mi ipnotizza e i miei occhi pesanti si chiudono.
Ma i pensieri no, senza pace per non aver avuto ancora un posto dove andare, si agitano nella mia testa sopita e aspettano. Sbattono qua e là finché un soffio di respiro mi sveglia. E lì li trovo agitati ed esagerati scorrere ladri, fino al cuore, allo stomaco. Non mi fanno più addormentare, mi chiedono di pensarli. Ma la scorsa sera ho scritto due righe sul quaderno bianco. Gli ho regalato un foglio dove mettersi in fila, un posto per stare. I miei pensieri, quelli che c’entrano di meno con me, quelli che lasciano il passo al sogno, si sono addormentati sul mio quaderno. E mi hanno lasciato dormire fino al mattino.
[Arianna Sama]

domenica 1 maggio 2016

IN PUNTA DI PENNA: letture e scrittori a Meldola il 28 Aprile 2016 con Duccio Demetrio


Il foglio bianco… il foglio bianco sembra contrastare col cielo nero che vedo attraverso le finestre chiuse… eppure oggi era luce, sole, un sole violento, forte ma freddo, come tutti quei ricordi rimasti sospesi a mezz’aria…
Sono qui ma mi trovo altrove, accompagnata dal rumore di un trattore acceso che mi riporta indietro nel tempo, lontana, a casa mia, a Meldola.
Io chinata sul foglio scrivo i miei compiti e lo sento arrivare; è mio padre. Con le mani sporche di olio entra in soggiorno, mi accarezza le guance, beve un bicchiere d’acqua e riparte…
Io trascorro tutto il mio tempo a scrivere e a leggere mentre lui è sempre nei campi, sempre di corsa ma sereno.
Se solo allora avessi saputo cosa la vita gli avrebbe riservato, cosa la vita avrebbe riservato a tutti noi, forse avrei lasciato quelle penne, quella carta, quella sedia e gli sarei corsa dietro; sarei salita sul trattore e lo avrei accompagnato per non perdere neanche un secondo della sua presenza…
Se solo allora fossi stata più consapevole del tempo che fugge, Avrei lasciato bianco il foglio.
[Daurjia Campana]

IN PUNTA DI PENNA: Duccio Demetrio a Meldola

Scrivere, in punta di penna e rientrare in "se stessi" in punta di piedi.Un sentito grazie al professor Demetrio e a tutte le persone presenti per aver contribuito alla "magia" dell'incontro.


















Il corriere di Romagna, 28 aprile 2016