sabato 6 marzo 2021
martedì 9 febbraio 2021
Dentro l'Istria. Diario 1945-1947:

Ancora pagine di diario; questa volta, rinnovano la memoria della
tragedia e delle sofferenze patite dagli italiani nella provincia di Trieste,
in Istria, a Fiume e nelle coste dalmate. Sono trascorsi quattordici giorni dalla commemorazione delle
vittime dell’Olocausto e domani, 10 Febbraio Giorno del Ricordo commemoriamo
le vittime delle foibe , dell’esodo istriano e giuliano-dalmata. Entrambi gli avvenimenti, generati
da odio politico e razziale, chiedono di essere osservati con occhio critico, condannati e ricordati .
Ogni commemorazione ha lo scopo di tenere vivo il ricordo, e perché ciò avvenga non bisogna
arrendersi a una sofferenza rancorosa , ma valorizzare la memoria delle vittime
con testimonianze, narrazioni e “azioni
di pace” .
L’autore del diario, Guido
Miglia, nato nel 1919 era originario di
Pola e aveva lasciato la sua terra a seguito del trattato del '47. Giornalista
e insegnante a Trieste, ha raccontato l'esodo in “Dentro l'Istria. Diario
1945-1947."
Miglia, spese la sua vita nello sforzo di conciliare la perdita con
una possibile idea di salvaguardia della cultura, dell’identità e dell’unità
istriane nell’ottica di un’«Europa più tollerante e più intelligente». (…) Strenuo
difensore dell’anima e della cultura italiane in terra d’Istria, Miglia non
disconobbe mai la pluralità di quelle terre, unendo in un’unica sofferenza gli
esuli e i rimasti, vittime di una Storia che ha tolto agli uni e agli altri. [1]
«Io ritorno – scrisse – almeno da quindici anni, quasi ogni
settimana nei miei luoghi, ma sempre riaffiora l’amaro che mi tormenterà fino
alla morte: cammino per le mie strade, e mi sento un escluso, la casa dei miei
padri è abitata forse da bosniaci, forse da montenegrini, ch’io non odio, ma
vedo che anche loro sono degli estranei, che non possono impastarsi con la mia
terra, con il mio mare. (…)».
Ho atteso questo dieci febbraio nella trepidazione della notte insonne, fuori il vento ha fischiato sinistro, un lampione tremava e gettava la sua povera luce fredda nella mia finestra vuota; poi con la grande valigia ho camminato sulle strade della mia città quando il cielo era ancora buio, gli alberi dei Giardini erano scossi dal vento. Lungo il Corso strettomi seguiva il vento, che veniva gelido dal mare, molti negozi erano senza vetrine, strappati anche i vetri e le saracinesche, come volti senza occhi, i portoni dei palazzi erano aperti, le imposte lasciate libere si aprivano e si chiudevano nelle case abbandonate, come tombe scoperchiate.
Un vecchio, prima di salire sulla nave, si inchinò fino a terra e la baciò, poi si
[1] Addio a Guido Miglia: raccontò la tragedia
dell'Istria senza odio - Il Piccolo (gelocal.it)
giovedì 21 gennaio 2021
" Scivolare e fluire attraverso la giornata, attraverso il mondo intero, attraverso la vita"
La frase assunta a titolo è tratta dal diario di Etty Hillesum, una ragazza nata a Middelburg, il 15 gennaio 1914 e morta ad Auschwitz il 30 novembre 1943 a soli 29 anni. La giovane, laureata in giurisprudenza all’Università di Amsterdam, lavora come dattilografa presso una sezione del Consiglio ebraico e quando le si offre l’opportunità di salvarsi dalla persecuzione che i nazisti stavano mettendo in atto nei confronti degli ebrei lei decide di non avvantaggiarsene e sceglie di condividere la sorte del suo popolo. Prima di essere deportata, Etty Hillesum scrive un diario, tra il 1941 e il 1942, che viene pubblicato solo nel 1981. Sono pagine nelle quali, sulla cronaca prevale la dimensione interiore, e dalle stesse si eleva un vero e proprio inno alla vita; la lettura del diario ci mostra la tenace volontà di Etty a ricercare la felicità: una felicità che deve diventare contaminante perché la vita “è difficile, ma non è grave”.
Scrive
sempre nel diario:
«Trovo bella la vita, e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore.”
La sua è
una voce che arriva limpida, pacata e colta; una voce profonda che arriva al
cuore delle situazioni e delle cose
" Ho letto ancora un po' Rilke
ieri sera. Quando lo leggi, non ricordi sempre i dettagli, ma è come se
diventassi interiormente sempre più attenta. È come se tutto quello che ti
giunge dall'esterno dovesse essere guardato e affrontato con molta più attenzione,
come non hai mai fatto prima; ma anche tutto quello che s'innalza da dentro
dev'essere ascoltato con maggiore attenzione, sempre più attentamente e
seriamente. "
"
Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da
ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’ odio contro il
prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà
trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere
troppo. E’ l’unica soluzione possibile."
Etty
, affidando al diario e alle lettere ci lascia una delle testimonianze umane e spirituali più
alte del nostro tempo e ci permette
di ricostruire il dramma del popolo ebraico attraverso una visione mistica dove la testimonianza è volta a trasformare e non solo a nominare.
"Mi sento proprio simile a una pioggerellina. E perché no, per una
volta? Cambierà pure il tempo prima o poi. Il mio errore adesso è pensare che
continuerà a piovere per tutta la vita"
Quando decide di lavorare come assistente sociale
22 luglio 1942
Accettata la mia domanda di partire come volontaria per il campo di Westerbork. Il mio cuore oggi è morto molte volte, ma è anche resuscitato. E se Dio non mi aiuterà più, allora sarò io ad aiutare Dio. L'unica cosa che possiamo salvare in questi tempi è il piccolo pezzo di Te in ognuno di noi, mio Dio.
Un villaggio
di legno tra il ciclo e la brughiera, e tutt'intorno filo spinato. In un
rettangolo di 500 metri per 600 viviamo in 10 mila. Baracche piene di spifferi
e gremite di uomini, dove le cuccette di ferro a tre piani si ammassano sotto
un cielo incombente di panni stesi ad asciugare. Di notte non si riesce a
dormire perché i bambini piangono — e perché ci si continua a chiedere come mai
non arrivino notizie dalle molte migliaia già partite dal campo.
Fuori dalle
baracche, borghesi con logori abiti confezionati e marchiati si siedono a
mangiare cavoli - rapa da scodelle smaltate. C'è fango, talmente tanto fango
che si deve possedere proprio un gran sole interiore, per non esserne sommersi.
Si sente parlare con una molteplicità di accenti, come se la torre di Babele
fosse stata innalzata in mezzo a noi. Fiammingo, olandese, tedesco. Accenti
russi o polacchi.
I bambini giocano ad acchiapparsi in
mezzo alla folla degli adulti, o cadono addormentati sull'assito polveroso
delle baracche. L'altro giorno due bambinetti svolazzavano smarriti attorno al
corpo pesante della madre, che giaceva svenuta in un angolo. I rapati a zero, i
picchiati e maltrattati, incespicano, e si muovono incerti all'ora della cena, le
mani tese verso il pane che non basta.
Un altro treno per la Polonia è pronto.
La gente è stipata nei carri merci, le porte stanno per chiudersi.
Dall'ospedale hanno portato molti malati in barella. Una madre ha caricato il
suo bambino, che deve partire da solo. Mi sono arrampicata su una cassa, li ho
contati, sono 35 vagoni
pieni.
La locomotiva manda un fischio terribile,
il campo trattiene il fiato: partono altri 3000 ebrei.
Dalle aperture delle assi spuntano le
mani a salutare, sembrano le mani di chi affoga. Un ufficiale tedesco, nell'attesa,
lungo i binari ha messo insieme un mazzetto di fiori di brughiera. Lo darà a
qualche contadinella dei dintorni.
Mio Dio, è proprio vero che tutte quelle
porte si chiudono? Attraverso le strette aperture in alto si vedono teste e
mani. Il comandante fa un breve gesto con la mano, come un principe d'operetta.
Un fischio acuto e stridente, altri 1020 ebrei lasciano l'Olanda. Di chi è
partito, non sappiamo più nulla. Lo sapremo presto, è il nostro stesso destino,
non ne ho dubitato per un istante.
7 settembre 1943.
Sono seduta sul mio zaino nel mezzo di un
affollato vagone merci. Papa, la mamma e Mischa sono alcuni vagoni più avanti.
L'ordine di partenza è giunto inaspettato. Ordine mandato appositamente
dall'Aia per noi. Viaggeremo per tre giorni. Grazie, amici, per tutte le vostre
cure.
Ho aperto a caso la Bibbia, ho trovato
queste parole: "II Signore è il mio baluardo".
Abbiamo lasciato il campo cantando.
Il diario si chiude il 13 ottobre 1942 , Hetty morirà il 30 novembre.
Loretta Buda
martedì 5 gennaio 2021
"La luce brillò nelle tenebre ed esse non
furono
capaci di sopprimerla"
Nella foto, il cielo pomeridiano di oggi 5
Gennaio, perturbante anticipo di quello che rivestirà questa particolarissima
notte . Una notte magica che ci
indica un cammino, un volo e una stella.
Il
cammino nel suo significato, di procedere e andare oltre, orientati da una
stella e inclusi
nella dimensione del sogno.
Quindi
l’augurio che dovremmo insieme accogliere, a conclusione delle festività, è quello di trovare la volontà di metterci in
cammino, sollecitati dalla visione di una "stella" che ci
convoca e che
ci invita ad alzare lo sguardo al cielo.
Premetto
che ora la notte è tornata serena , il
freddo irrora le stelle che, in un buio di
cristallo, scenderanno ancora una volta “dall’alto del cielo”.
Mi
sto convincendo che, avendo la pazienza di aspettare, potrei vedere passare la
Befana, che esonerata da ogni protocollo anti Covid, attraversa
questo scenario diventato benaugurante.
giovedì 31 dicembre 2020
Indovina, indovinello
Un
anno incancellabile ha termine e un altro sta per iniziare. E’ questo il periodo in cui si formulano, a
gloriosa distanza, auguri per se stessi, per la propria famiglia, per gli
amici, per tutti. Fino allo scorso anno era consuetudine incontrarsi,
scambiarsi baci e inviti, sperando che il nuovo anno portasse, a ciascuno e a
tutti, salute e benessere; quest’anno festeggeremo a distanza e con il
coprifuoco. Le celebrazioni, laiche e religiose, si sono adeguate ai tempi: la
messa della vigilia è stata anticipata, i pranzi continuano ad essere
“a base di soli congiunti “ e per la tombola ci si incontrerà su Zoom o Meet e non più seduti a tavola
dopo la tradizionale cena con i parenti
e amici. Come sarà il 2021 non ci è dato
di sapere, non possiamo confidare neppure nella lettura dell’oroscopo, il Covid
ha svilito anche la fiducia nell’astrologia; una diffidenza che ritengo
legittima, in quanto è molto strano che di questo annus horribilis , nessun
astro , seppur immerso in un silenzio siderale,
non abbia sussurrato un piccolo avvertimento! Quindi , in questa notte algida, senza il
clamore della festa, con le luminarie silenziose e ammiccanti da filo a filo, l’augurio che ci possiamo reciprocamente fare
è che il 2000ventuno sia un anno nuovo e buono... e... che buono lo sia davvero
perché ne abbiamo tanto bisogno .
l.b
Come ogni anno non può mancare l' augurio in poesia,
“Indovinami, Indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?”.
“Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un Carnevale e un Ferragosto
e il giorno dopo del lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno!”.
martedì 22 dicembre 2020
Natale 2020
I caplètt e basta.
Dove sei?
Hai il ceppo sul vecchio focolare?
Quando vieni?
Anno buono: ma come?"
scrive Manara Valgimigli a Marino Moretti
nel dicembre '55:
"Natale in solitudine anche il nostro:
i caplètt e basta.
Piove."












